Erdogan senza freni e alleato solo con i sauditi

Critiche agli Stati Uniti, ricatto alla Ue, minacce di invasioni della Siria e adesso anche un attacco alle Nazioni Unite: la Turchia sembra infilarsi sempre più in un vicolo cieco

Erdogan senza freni e alleato solo con i sauditi
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13 Febbraio 2016 - 09.23


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Il presidente turco Rexhep Tayyip Erdogan con un linguaggio aspro denuncia le Nazioni Unite per la loro inerzia sulla questione dell’accoglienza dei rifugiati siriani e sostiene che l’organizzazione internazionale “si prende gioco della Turchia”. La dichiarazione suona come risposta all’appello dell’Onu ad Ankara ad aprire le sue frontiere ai circa 30.000 rifugiati che fuggono dai combattimenti ad Aleppo.

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“Per le Nazioni Unite è tutto facile, ma in Turchia abbiamo accolto tre milioni di persone provenienti da Iraq e la Siria, e dove sono gli aiuti? L’Onu si riferisce a 300 o 500mila persone, ma noi abbiamo sei volte tante “, ha detto in un discorso al palazzo presidenziale. Le Nazioni Unite, dice, hanno inviato un aiuto di soli 450 milioni di dollari, mentre, “la Turchia per i profughi ne ha spesi 10 miliardi , Vengono qui, i funzionari delle Nazioni Unite guardano, controllano, ispezionano ma continuano a chiedere a noi quali programmi abbiamo: ci stanno prendendo in giro? “, Nello stesso discorso il presidente turco ha affermato che i curdi siriani sono terroristi e ha denunciato gli Stati Uniti per il fatto di collaborare con loro.

Le violente sortite di Erdogan sono probabilmente correlate anche alle esigenze di Ankara di maggiore assistenza finanziaria da parte dell’UE, che si già impegnata a mandare 3 miliardi di euro per l’assistenza ai profughi. La Turchia attualmente ospita circa 2,5 milioni di rifugiati, mentre nel 2015 più di 800.000 persone hanno attraversato l’Egeo illegalmente passando in Grecia, e da lì raggiungendo i Paesi europei. Alle intemperanze delle presidente, per giunta, poche ore fa si è unito l’appello del premier Ahmet Davutoglouad “aiutarevi fratelli di Aleppo” ed il mezzo diktat rivolto a Washington, invitato a scegliere fra la Turchia e i curdi. Questa somma di reazioni e tensioni sta spingendo Ankara in un vicolo cieco e sta facendo peggiorare rapidamente i rapporti con i migliori alleati.

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“Hurriyet”, che è uno dei maggiori quotidiani turci, adesso scrive che l’ultimatum agli Stati Uniti è stato uno dei principali errori del gruppo, che “ha effettivamente ridotto la Turchia al livello di un gruppo che Ankara considera un’organizzazione terroristica “. Per Ankara questa è una strada senza uscita, continua il giornale, in quanto è realistico aspettarsi che Washington rafforzi i legami con il partito dei curdi siriani PYD, che Ankara considera organizzazione terroristicha insieme con il PKK che combatte nel sud-est della Turchia. Nello stesso tempo, l’ala militare di PYD ha dimostrato di essere la forza più efficace sul terreno nell’aiutare gli Stati Uniti e gli altri membri occidentali della coalizione contro lo Stato islamico , e gli Stati Uniti non scaricheranno questo gruppo per fare contenta la Turchia.

Anche “The Voice of America” afferma che gli Stati Uniti non ridurranno il loro sostegno ai gruppi curdi siriani che combattono sul terreno, ma aggiunge che “con i leader politici turchi che descrivono PYD e PKK come minacce maggiori rispetto al Daesh, gli analisti dicono che i rapporti tra Ankara e Washington, stanno diventando sempre più tese e possono portare ad una ridefinizione del rapporto”. “Washington vede Ankara come un amico, ma agli occhi degli americani si tratta di un amico imprevedibile e inaffidabile – aggiunge Kadri Gursel, editorialista politico per il sito web di “Al Monitor” – Ankara e Washington non sono sulla stessa pagina, in termini di Medio Oriente”.

Il sito rileva inoltre che un altro delle principali preoccupazioni di Washington è una possibile collaborazione tra Mosca e curdi siriani, se gli Stati Uniti smetteranno di supportarli: “Washington continua a definire la Turchia un partner chiave nella sua lotta contro lo Stato islamico. Ma gli osservatori dicono che con la priorità di Washington è la sconfitta di Daesh continando a combattere con i curdi siriani che sono una delle forze più efficaci in Siria, e dunque le relazioni turco-americane sembrano destinatie a restare tese”.
Fra l’altro, a giudizio di alcuni esperti in questa situazione colvulsa l’invasione turca della Siria potrebbe diventare un pericolo concreto: l’analista militare Aleksandar Radic dice
che la Turchia da qualche tempo agisce in modo indipendente come forza regionale e in questo momento si sente abbastanza forte ed è pronta a usare la propria forza militare per proteggere quelli che considera i propri interessi.

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In altre parole, la Turchia non ha intenzione di lasciare i territori controllati dai curdi nel nord della Siria si colleghino in un insieme compatto, e non si sente il bisogno di spiegare le sue azioni e l’eventuale uso della forza. “Di conseguenza, gli Stati Uniti e la NATO stanno cercando di trovare un linguaggio comune con Ankara per controllare i danni, ma è difficile trovare un modo per lavorare con la Turchia mantenendola nello stesso tempo sotto l’ombrello della NATO – continua Radic – bisogna abbandonare l’illusione che Ankara decida le sue azioni in accordo con gli alleati . Ormai funziona in modo indipendente anche nelle relazioni con l’Unione Europea, che sta quasi ricattando per soldi.

I turchi usano come forma di pressione verso l’Occidente i due milioni di profughi che si trovano sul suo territorio, e se si spostano in massa verso la Ue equivarrebbero ad una sorta di attaco. E questa è una delle ragioni per cui non dovremmo aspettarci che la NATO rinunci alla Turchia “.

“E’ realistico aspettarsi che stia cominciando una nuova storia,e questo provocherebbe uno spostamento tettonico tra le grandi potenze . Da un lato gli Stati Uniti dovrebbero riconoscere la posizione turca che tuttavia non li soddisfa, mentre dall’altra, la Russia diventerebbe il loro alleato silenzioso negli sforzi per combattere l’influenza di Ankara nella regione. La storia è piena di esempi in cui le cose vanno fuori controllo e una sequenza pianificata di eventi conduce a risultati disastrosi”.

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Fonti: Reuters, Birn

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