In carcere dopo 50 anni

La Corte di cassazione rumena ha condannato un ex direttore di penitenziario in epoca comunista a una pena detentiva di 20 anni per crimini commessi dal 1956 al 1963<br><br>

In carcere dopo 50 anni
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12 Febbraio 2016 - 09.23


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Mercoledì, per la prima volta da quando il “conductator” Nicolae Ceaușescu venne processato sommariamente e giustiziato insieme alla moglie Elena (nel 1989), un alto militare del regime comunista rumeno ha subìto una condanna per gravi reati commessi durante la “dittatura rossa”. La Corte di cassazione rumena ha infatti confermato la pena detentiva di venti anni, disposta dalla Corte di appello, a carico di Alexandru Visinescu, ex comandante dell’infausta prigione di Râmnicu Sărat in epoca comunista (dal 1956 al 1963), che in quegli anni si è macchiato di atroci crimini nei confronti di prigionieri politici. Stando al contenuto del verdetto, Visinescu – ora novantenne – è responsabile della morte di almeno dodici dissidenti politici e oppositori al regime incarcerati a Râmnicu Sărat, regolarmente pestati dalle guardie, privati delle cure mediche necessarie ed esposti al freddo e al gelo. E benché siano trascorsi oltre cinquant’anni dagli omicidi, l’ex direttore carcerario resta comunque perseguibile poiché la legislazione rumena non contempla l’istituto della prescrizione quando ricorrono gravi reati. Da parte sua Visinescu, assente dall’aula alla lettura della sentenza, ha ribadito la sua totale innocenza, continuando a sostenere di aver soltanto eseguito degli ordini e che la maggior parte dei prigionieri erano deceduti per vecchiaia.

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La condanna dell’ex comandante militare rappresenta senz’altro un passo importante per la giustizia rumena, dato che Bucarest ha iniziato a fare luce sui crimini e le brutalità commesse durante il comunismo solo da qualche anno. In particolare, un’apposita commissione investigativa si sta concentrando sui reati commessi dal 1950 al 1964 (anno in cui venne promulgata un’amnistia generale), quando persero la vita quasi 120mila prigionieri politici su circa 617mila. “La decisione della Corte di cassazione arriva un po’ troppo in ritardo – spiega Dinu Zamfirescu, presidente dell’Istituto rumeno d’indagine sui crimini del comunismo (Iccmer), che nel 2014 ha stilato una lista di 35 persone presumibilmente responsabili di detenzione illegale e tortura nei confronti dei dissidenti politici -, ma rappresenta comunque un momento significativo per il nostro Paese. Anzitutto, questo verdetto riabilita le vittime del comunismo; in secondo luogo, spiana la strada per gli altri processi destinati a fare chiarezza sui crimini commessi durante il regime”.

(Fonte: Balkan Insight)

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