Gentiloni: nessuna verità di comodo su Regeni

In un'intervista il titolare della Farnesina: l'Italia pretende la verità. L'egitto è partner strategico ma i responsabili del delitto devono essere puniti.

Gentiloni: non ci accontenteremo di una verit
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8 Febbraio 2016 - 09.43


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Parla chiaro il ministro degli esteri Paolo gentiloni: “Non ci accontenteremo di verità presunte, come già abbiamo detto in occasione dei due arresti inizialmente collegati alla morte di Giulio Regeni. Vogliamo che si individuino i reali responsabili, e che siano puniti in base alla legge”. Così in un’intervista in apertura di prima pagina a Repubblica in cui sottolinea che pur essendo l’Egitto un nostro “partner strategico” con “un ruolo fondamentale per la stabilizzazione della regione”, l’Italia ha “il dovere di difendere i suoi cittadini”.

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L’intervista. Alla domanda se si arriverà alla verità il ministro risponde così: “Noi abbiamo chiesto e ottenuto che al Cairo funzionari investigativi del Ros e della polizia possano partecipare alle indagini egiziane. Non ci accontenteremo di verità presunte, come già abbiamo detto in occasione dei due arresti inizialmente collegati alla morte di Giulio Regeni. Vogliamo che si individuino i reali responsabili, e che siano puniti in base alla legge”.

Sulla questione delle denunce, sparizioni e abusi che sono all’ordine del giorno di un governo, quello di al Sisi che reprime ogni forma di dissenso Gentiloni risponde: “L’Egitto è un nostro partner strategico e ha un ruolo fondamentale per la stabilizzazione della regione. Questo non ci ha mai impedito di promuovere la nostra visione del pluralismo e dei diritti umani. Qui però ci troviamo di fronte a un problema diverso, cioè il dovere dell’Italia di difendere i suoi cittadini e pretendere che, quando essi sono vittima di crimini, i colpevoli vengano assicurati alla giustizia. Questo dovere vale tanto più nei rapporti con un Paese alleato come l’Egitto”.

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Libia e Isis. Ma la questione più delicata è e resta l’appoggio dell’Egitto sul terreno libico. L’Egitto sarà un alleato prezioso. A che punto è la preparazione dell’intervento? Il ministro degli esteri italiano risponde così:
“In Libia si sta lavorando, e credo che il lavoro andrà avanti tutta la settimana, per facilitare il tentativo del premier designato Al Serraj di presentare una lista di ministri e ottenere la fiducia di una maggioranza nella Camera dei rappresentanti. Questo tentativo incontra la difficoltà di mettere assieme gli interessi locali e delle milizie, molto frammentati, e di trovare un accordo sul ministro della Difesa. L’Italia insiste sulla necessità di scommettere sulla nascita di un nuovo governo, e lo faremo anche negli incontri con le parti libiche che stiamo organizzando con il segretario di Stato Usa John Kerry e con altri ministri degli Esteri a Monaco”. E ancora sulla presenza dell’Isis in Libia: “Siamo consapevoli che Daesh si sta consolidando a Sirte e da quella roccaforte può tentare incursioni contro le installazioni petrolifere dell’Est. Ma oggi dev’essere chiaro a tutti che si punta sulla nascita del nuovo governo. Se quest’impresa va in porto, anche il contrasto al terrorismo potrà essere molto più efficace e non affidato solo a sporadiche azioni di forza. Non sottovalutiamo la pericolosità di Daesh, ma rinunciare alla stabilizzazione della Libia per limitarsi ad azioni militari non richieste dal nuovo governo sarebbe un grave errore. Un governo unitario libico è indispensabile anche per collaborare nella gestione dei flussi migratori e per promuovere lo sviluppo del Paese”. E aggiunge sul ruolo dell’Italia: “L’Italia ha sempre detto e conferma che è pronta a coordinare l’azione degli altri Paesi, sulla base delle richieste che ci verranno rivolte dalla Libia”.

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