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Anche in Turchia bandito Babbo Natale

In Turchia sotto i pochi alberi piantati nei centri commerciali il partito islamico ha seminato messaggi che respingono Santa Claus come padre dei cristiani

Anche in Turchia bandito Babbo Natale

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6 Gennaio 2016 - 02.26


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La Turchia di oggi e quella di trent’anni fa sono fondamentalmente diverse, un tempo questo Paese era considerato un punto di collegamento fra est e ovest rispetto della diversità religiosa e culturale in tutto il Medio Oriente. Religione e laicità hanno a lungo convissuto pacificamente dando il meglio di sé.

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Gli alberi di Natale erano rari, ma durante le festività cristiane strade e negozi erano decorate da lampade elettriche, ed anche i turchi presumibilmente conservatori trovavano un motivo per festeggiare quella notte. Oggi invece la religione è diventata molto forte e questo senso della diversità si è sempre più perso, il Paese è effettivamente diviso in zone culturali che si escludono a vicenda.

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A Istanbul, questo è diventato chiaramente visibile come ci si è avvicinati al nuovo anno, dal momento che le diverse parti della città sono rimaste divise anche nello spirito di festa . In altre parole, passando in auto passa attraverso la città e osservando i colori sarà chiaro se il comune vede prevalere il principale partito di opposizione Repubblicano del Popolo (CHP) o se a guidarlo è il Partito Giustizia e Sviluppo (AKP). Quest’ultimo generalmente fa ricorso ad ornamenti lucidi.

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L’unica eccezione sono i centri commerciali di Istanbul, dove si possono vedere enormi alberi di Natale decorati ma sotto di essi, la scorsa settimana, invece di regali, c’erano i messaggi di molti che hanno protestato contro la celebrazione del Natale e il suo personaggio principale , ossia Babbo Natale. Il personaggio in credono i bambini in tutto il mondo in precedenza in Turchia è stato dichiarato “peccatore” nonché figura che rappresenta “gli sforzi del colonialismo occidentale per compiere un’invasione culturale e non militare”, e questa volta le bandiere islamiche si sono radunate per definivare Santa Claus come “un distributore di giocattoli”, che i manifestanti non accettano perché sono seguaci del profeta Maometto.

In Turchia Babbo Natale quest’anno è stato messo in ridicolo attraverso fumetti e testi dei giornali islamici, specialmente ironici su tutto questo succede in un paese che è praticamente la casa di San Nicola. Il vescovo e benefattore infatti era nato a Patara, in Turchia, ed era soprattutto amante dei bambini. Poi San Nicola si è trasformato in Santa Claus all’inizio del 19 ° secolo, quando l’ allora New Amsterdam, oggi New York, lo scelse come santo patrono.Infine, come sappiamo, con una lunga barba bianca e un vestito rosso, è diventato anche testimonial della Coca-Cola.

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Mentre per la maggior parte del mondo Babbo Natale rimane simbolo dell’idillio di Capodanno, per i manifestanti in Turchia è solo un “ciarlatano”, anzi un post su Twitter, “un simbolo della cultura che ai propri figli getta una pioggia di regali e sui bambini in Siria lancia bombe”. La situazione è tutt’altro che comica e, dicono gli esperti, è diretta conseguenza delle politiche religiose conservatrici di Recep Tayyip Erdogan, che quando era primo ministro turco si era vantato del fatto che durante il suo mandato l’iscrizione giovane in scuole religiose è salita da 63.000 a ben un milione di studenti.

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Grazie a lui e il suo partito, il numero di studenti in queste scuole è aumentato del 73 per cento 2010-2014 e in questo momento il 13 per cento dei ragazzi turchi ha tredici ore settimanali per lo studio del Corano, così come lezioni di la vita del Profeta Maometto e di apprendimento della lingua araba.
Migliaia di genitori, sgomento per la politica dell’istruzione di Erdogan hanno formato un gruppo chiamato “Giù le mani la mia scuola”. Quando nel giugno 2014 il governo ha cercato di trasformare la scuola superiore questo gruppo ha lanciato una petizione firmata da 13.000 genitori, dopodichè i funzionari di governo hanno finalmente rinunciato a cambiare l’istruzione, ma la vittoria è stata di breve durata, perché la scuola ha cessato di accettare nuovi studenti dopo l’attuale generazione e sarà trasformata in “centro per attività extrascolastiche”. Con questa mossa, i genitori sono praticamente costretti a iscrivere i propri figli in un altro liceo, e molti di loro credono che questa sia una punizione del governo per contrastare l’apertura degli istituti religiosi.

In uno Stato laico si sta lentamente perdendo la battaglia contro l’istruzione religiosa ,e questo viene evidenziato da una ricerca dell’Agenzia turca per l’opinione pubblica “Metropol”. Secondo un sondaggio condotto dall’ agenzia, il 20 per cento dei turchi ritiene che a chi insulta l’Islam si deve reagire con la violenza. Un altro istituto di ricerca, il “Pew Research Center”, ha detto il mese scorso che l’otto per cento dei turchi sono dalla parte dell’ ISIL, mentre il 19 per cento di dicono “indecisi” sull’argomento.

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Preoccupante è anche il fatto che il radicalismo e l’estremismo stanno diventando temi sempre più attuali in Turchia. Più di 1.000 cittadini turchi si sono uniti all’esercito dello Stato Islamico dell’Iraq e il Levante (molti di loro sono giovani che hanno avuto limitate opportunità di istruzione), e le cellule estremiste di reclutamento nelle provincie meridionali della Turchia sono molto attive. In questo quadro non c’è da meravigliarsi del fatto che Babbo Natale sia stato chiamato “padre dei cristiani”, e dunque sia diventato indesiderabile.

Che la situazione in Turchia non sono sia delle peggiori, è però dimostrato dal fatto che una decina di giorni fa il sultano del Brunei, Bolkiah Hasakanal ha legalmente vietato la celebrazione del Natale, con la minaccia di cinque anni di reclusione per coloro che avessero ignorato tale decisione.

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