Migranti, anche la Slovenia compra filo spinato

Anche la piccola repubblica alpina si prepara a erigere barriere contro i rifugiati, poiché Germania e Austria chiuderanno i confini non vi sarà altra scelta.<br><br>

Migranti, anche la Slovenia compra filo spinato
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redazione Modifica articolo

6 Novembre 2015 - 19.00


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Il governo sloveno ha appena ordinato grandi quantità di filo spinato per la “possibile protezione” dei suoi confini meridionali con la Croazia meridionale se continuerà l’ingresso incontrollato di immigrati e rifugiati: la notizia appare su tutti i media del Paese, ma il governo di rifiuta di commentarla. Chilometri di filo spinato che dovrebbero ostacolare i migranti nelle parti più sensibili del confine croato sono stati acquistati in Polonia e ne è previsto l’arrivo nel giro di pochi giorni.

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Altre indiscrezioni vogliono che Germania ed Austria si preparano presto a chiudere le frontiere agli immigrati. Il primo ministro Miro Cerar ieri ha risposto in maniera vaga a domande su questo tema piuttosto indefinito, pur aggiungendo che la Slovenia presto dovrà agire in modo indipendente pe controllare l’ ondata di rifugiati, che rimane ancora grande, anche se lui dice di opporsi a misure speciali al confine con la Croazia.

“Se dovremo continuare a confrontarci con un gran numero di migranti che arrivano senza alcun controllo, soprattutto se Germania ed Austria inizieranni a limitare la loro accoglienza, saremo pronti a frapporre ostacoli”, ha dichiarato Cerar, aggiungendo però che questo non significherebbe la chiusura completa a renderebbe i controlli più efficienti di prima.

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Un altro giornale segnala che pochi giorni fa vicino al valico di Sentilj / Spielfeld ,l’Austria ha impedito l’ingresso incontrollato di profughi provenienti dalla Slovenia, alcuni dei quali sono stati presumibilmente stipulati per il controllo d’Austria. Altri dettagli raccontano che l‘acquisto del filo spinato è stato compiuto, presumibilmente senza gare d’appalto, dal ministro dell’Economia e del Turismo, Zdravko Pocivalsek. Altri chilometri di recinto sono stati acquistati dall’ Ungheria, come materiale rimasto dopo la costruzione delle barriere lungo la frontiera con la Serbia.
Alle domande sul presunto piano per la creazione della recinzione al confine il ministro degli Esteri ,Karl Erjavec che ribadisce la sua posizione, e dice che la Slovenia dovrà rispondere come Germania e Austria: “Se l’Austria rafforzerà le misure di controllo saremo costretti a farlo anche in Slovenia. Siamo pronti per tutti gli scenari …”,

 
Non ci sono ancora indicazioni sul fatto che Germania o Austria potrebbero cominciare chiudere le frontiere, ma il gran numero di migranti al confine sloveno-austriaco e austro-tedesco dimostra che il trasferimento di rifugiati “non è più semplicemente libero”. Un più severo controllo delle frontiere esterne dell’Unione europea è stato uno degli impegni assunti in occasione del recente vertice Ue-Balcani sulle migrazioni, ma Cerar nota che non è stato ancora sufficientemente attuato:”Il passo fondamentale per la risoluzione di questa crisi – aggiunge- è quello di creare tale controllo sul confine turco-greco impegnandosi in un dialogo costruttivo con la Turchia”.

In questo modo la domanda di migrazione dovrebbe essere ridotta e rifugiati potrebbero rimanere “più vicino ai loro Paesi di origine, per poi tornarvi” . Un altro argomento a favore del controllo delle frontiere è che la Slovenia non ha capacità sufficiente per prendersi cura di un gran numero di rifugiati, specie d’inverno, anche se transitano semplicemente per il Paese.

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A Cerar è stato anche chiesto di commentare la dichiarazione della cancelliera tedesca Angela Merkel, secondo la quale esiste il rischio di un conflitto armato nei Balcani a causa della crisi dei rifugiati .”Non so esattamente cosa volesse dire … suppongo sia preoccupata per l’escalation della crisi dei rifugiati, ma situazioni di conflitto tra i singoli Paesi potrebbero verificarsi se la crisi dei rifugiati non viene affrontata in modo adeguato, e per questo è importante affrontare questo problema insieme e d’accordo”.
Fonti: Delo, Dnevnik

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