Sono 2,8 milioni le auto truccate in Germania

Lo ha dichiarato il ministro dei Trasporti tedesco Alexander Dobrindt, aggiungendo che le manomissioni sono senza dubbio 'illegali'.

Sono 2,8 milioni le auto truccate in Germania
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25 Settembre 2015 - 17.08


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Sono 2,8 milioni i veicoli circolanti in Germania coinvolti nello scandalo dei test truccati da parte del gruppo Volkswagen, e fra questi vi sarebbero anche vetture di cilindrata 1.200, inferiore a quanto finora pensato, nonché alcuni furgoni. Lo ha dichiarato il ministro dei Trasporti tedesco Alexander Dobrindt, aggiungendo che le manomissioni sono senza dubbio “illegali”.

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L’Epa, agenzia per la protezione ambientale americana, cambierà i test per le emissioni dei diesel dopo lo scandalo Volkswagen. Saranno aggiunti test su strada per verificare il rispetto delle norme antismog.

Il Ministro dei Trasporti tedesco, Alexander Dobrindt aveva spiegato ieri che Volkswagen ha manipolato i test sulle emissioni anche in Europa.. “Siamo stati informati che anche in Europa i veicoli con motori diesel 1.6 e 2.0 sono stati manipolati”, lo ha detto il ministro a Fox News, aggiungendo che non è ancora chiaro quanti veicoli siano coinvolti.

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Romano Prodi punta il dito contro la Germania dopo la bufera che ha coinvolto la Volkswagen: “Si tratta di un caso che ci obbliga a riflettere. Conosco bene che la forza e la grandezza spingono quasi naturalmente un’impresa a ritenere che le regole siano sottoposte al proprio potere e non viceversa, ma si tratta di una violazione esercitata in un settore particolarmente delicato, che è quello dell’inquinamento, nel quale l’Europa, sotto guida tedesca, ha imposto a tutti regole severe e ha preteso di essere un esempio di coerenza e rigore”.

Prodi scrive sulle pagine del Messagero e parla di “un danno di immagine quasi irreparabile anche perché le disposizioni sull’inquinamento delle autovetture erano state ammorbidite dopo una lunga battaglia proprio per tenere conto degli interessi dell’industria automobilistica tedesca che, producendo modelli in media più potenti di quelli degli altri Stati, necessitava di regole meno stringenti”. “Regole – sottolinea – che la Germania ha duramente imposto agli altri Paesi: il fatto che esse siano state pesantemente violate dalla più grande impresa germanica non può che lasciarci sorpresi e interdetti”.

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“Siamo di fronte ad una situazione del tutto particolare di una politica industriale europea che è (comprensibilmente) guidata dal Paese più forte a servizio dei propri interessi ma questa stessa politica non viene poi rispettata dalle maggiori imprese del Paese stesso”. “Se uno Stato – è la critica dell’ex premier – ha la forza di imporre le politiche a proprio vantaggio bisogna che almeno abbia la stessa forza nell’imporre comportamenti conseguenti alle proprie imprese”.

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