Kiev batte cassa: vuol legalizzare la prostituzione

Il governo ucraino sta seriamente prendendo in considerazione l’idea di “battere” cassa trasformando in legale l’attività delle prostitute.

Kiev batte cassa: vuol legalizzare la prostituzione
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23 Settembre 2015 - 18.48


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di Luigi Maria Rossiello

Servono soldi, che si fa? Legalizziamo la prostituzione.É questo il discorso, ancora ipotetico, sul quale la politica dell’Ucraina si sta confrontando in questo periodo. Al Parlamento di Kiev è stato, infatti, promosso un disegno di legge per la legalizzazione della prostituzione.

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“Il fenomeno della prostituzione richiede un approccio statale nellaregolamentazione, che garantisca il riconoscimento di diritti sociali delle prostitute ed anche una fonte supplementare di introiti per il bilancio dello Stato. L’assenza, ad oggi, di una legge in merito porta allo sviluppo del commercio illegale delle persone ed alla violenza e allo sfruttamento delle donne nell’industria del sesso”, è quanto contenuto nella proposta di legge.

Come è noto, in assenza di leggi l’esercizio della prostituzione avviene in forma illegale e lo Stato non riceve introiti sotto forma di tasse o altre imposizioni fiscali su chi la esercita. Proprio per questo motivo il partito promotore della legge “Samopomosh”, formazione di centro destra, propone di regolamentare l’attività dei centri massaggi e simili dove si esercita la prostituzione alla maniera di quanto avviene già in alcuni Paesi europei, dove anche le prostitute beneficiano delle tutele previdenziali.

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In tal senso è la Germania a fare da esempio. Nel Paese più ricco d’Europa, infatti, la prostituzione è perfettamente legale ed esistono anche apposite app per trovare le prostitute più vicine della zona, confrontare i prezzi e scegliere la migliore operatrice sessuale che rispecchi i propri gusti.

Inoltre molte teorie hanno dimostrato che l’approccio proibizionista non funziona. Secondo dei dati citati di recente da “The Economist”, negli Stati Uniti, nonostante sia illegale ovunque tranne che in Nevada, la prostituzione frutta quasi 13 miliardi di dollari all’anno. Nel Regno Unito, dove sono illegali sfruttamento e favoreggiamento, ne frutta circa 8.

Questi casi dimostrano che proibire la vendita di prestazioni sessuali non elimina il fenomeno e non ha alcuna funzione deterrente. Anche nei Paesi che hanno adottato il modello nordico infatti, la prostituzione si è semplicemente spostata su canali più nascosti ma il fenomeno non è stato debellato.

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Che Kiev abbia la necessità di fare cassa non è certo un mistero, soprattutto dopo che l’annessione russa della Crimea e il relativo conflitto in atto hanno portato ad una serie di problematiche evidenti. L’elevato tasso di disoccupazione, la deindustrializzazione, la caduta del commercio e la crisi dilagante che ha colpito ogni settore spingono d’altronde il governo di Kiev a cercare soluzioni alternative.

Non è escluso poi che la nuova proposta possa dare una spinta al turismo. È, infatti, noto che sono tantissime le persone che si spostano per motivi legati al sesso e in caso di necessità anche i mal visti turisti sessuali saranno i benvenuti in Ucraina. Attenzione quindi a non finire nella lista nera del governo di Kiev c’è il rischio di perdersene delle belle.

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