“La Turchia sta tornando verso il buio degli agli anni ’90?”, si i chiede il giornalista della rete televisiva CNN Türk, Ahmet Hakan si riferiva al decennio che i turchi vorebbero dimenticare dal momento ogni giorno si contavano le vittime vittime dei combattimenti con il PKK, si susseguivano gli omicidi di intellettuali curdi da parte di organizzazioni paramilitari, eccetera.
Negli ultimi anni il presidente Recep Tayyip Erdogan ed il governo dell’AKP, erano riusciti a cambiare l’atmosfera che circonda il problema curdo, soprattutto da quando avevano raggiunto una tregua e parevani vicini alla soluzione finale.Ma adesso la domanda è: che cosa è successo nel giro di pochi mesi, com’è che e tutto è cambiato ? Soprattutto dopo le elezioni del 7 giugno, con la Turchia ha contato 110 soldati e agenti di polizia uccisi dagli attacchi del PKK, circa 100 aree sono state dichiarate zone militari e centinaia sono stati gli attacchi dei nazionalisti contro cittadini curdi ed il partito pro-curdo HDP.
I curdi non dimenticano che il 5 giugno qualcnuo fece esplodere una bomba durante un comizio elettorale di HDP a Diyarbakir con 3 morti e decine di feriti, seguita poi dall’attentato suicida da parte dello Stato Islamico il 20 luglio, nel distretto rurale di Suruc, in cui 34 curdi rimasero uccisi a pochi chilometri da Kobanê. Adesso il partito HDP accusa il presidente turco di aver appoggiato i jihadisti all’interno della Siria, minacciando l’esistenza stessa dei curdi in Siria e Turchia. Ed anche se quetso è tutto da dimostrare, appare evidente cheErdogan ha cambiato la sua opinione sulla questione curda.
Un altro giornalista di opposizione, Nazlı Ilıcak, i cui articoli analizzano attentamente tutto quel che riguarda Erdogan, dice che tutto è cambiato tra febbraio e marzo 2015.A quel tempo, i ministri del governo dell’AKP e dei parlamentari dell’ HDP pro-curdo avevano firmato una dichiarazione congiunta che esponeva il modo di continuare il processo di soluzione della questione curda, ed anche il leader in carcere del PKK, Abdullah Ocalan aveva mandato un messaggio inravvedendo la possibilità di una cessazione definitiva delle azioni militari dell’organizzazione.
“Erdogan aveva sperato sul sostegno dell’ HDP e di Ocalan per cambiare la Costituzione. Quando il 17 marzo, il presidente della HDP, Selahattin Demirtas ha detto : “io non permetterò Erdogan di diventare un presidente onnipotente”, Erdogan si è reso conto che non poteva raggiungere il suo obiettivo e per questo ha voltato le spalle alla sforzo di pace “, scrive Ilicak in un articolo sul giornale “Bugün.”
“Le elezioni del 7 giugno sono state una delusione per Erdogan: era apparso nelle piazze violando la Costituzione perèromuovere la propaganda del AKP, aveva chiesto 400 deputati, ma non è riuscito a ottenerli, e per di più, il governo dell’AKP ha perso la fiducia in se stesso visto anche che l’HDP ha superato la soglia di sbarramento del 10%. E’ stato allora che i piani sono cambiati e si è scelta una tattica diversa, quella di indicare l’HDP come responsabile dello spargimento di sangue, in modo da non fargli superare questa soglia elettorale, mentre allo stesso tempo l’AKP con retorica nazionalistica punta a rubare voti alla destra di MHP “, sottolinea. In Turchia, tutti sapevano che se il tavolo dei negoziati avesse “girato” il PKK avrebbe riavviato l’azione.
Allo stesso tempo, non è stato fatto alcuno sforzo per acquetare la guerriglia, ed anzi il movimento nazionalista si è rafforzato con la nomina come vice presidente nel governo ad interim del figlio del fondatore del movimento nazionalista (MIP) “Alparslan Türkeş”, nonostante l’opposizione del presidente di MHP, Devlet Bahceli. Questi fatti indicano i due modi in cui l’AKP sta cercando di aumentare la propria popolarità. Alcuni parlano anche dipreparativi per la revoca dell’immunità parlamentare del presidente della HDP, e ci sono timori per la messa al bando del movimento politico dei curdi in Turchia. Non è un caso che il pubblico ministero della città di Diyarbakir abbia ordinato un’inchiesta preliminare contro il presidente della HDP, Selahattin Demirtaş, chiedendo anche la revoca della sua immunità parlamentare.
Il procuratore sostiene che Demirtas con le sue dichiarazioni abbia fatto “propaganda terroristica insultando il presidente della Repubblica”. Nell’inchiesta penale il pubblico ministero chiede la revoca dell’immunità del presidente della HDP, cposa che se accadesse spingerebbe agli estremi la situazione politica turca. L’indagine penale preliminare del pubblico ministero ricorda un’altra epoca vissuta dalla Turchia, quando nel 1999 indagini simili avevano portato al divieto di azione politica per i partiti islamici e uomini politici, tra i quali lo stesso Erdogan.
Selahattin Demirtas nelle sue dichiarazioni aveva accusato Erdogan di aumentare la tensione nel paese per raggiungere l’obiettivo di cambiare la Costituzione e aveva sostenuto che “le bande dell’AKP e MIT hanno attaccato gli uffici della HDP in tutta la Turchia”. Il presidente dell’ HDP aveva sottolineato che “un giorno Erdogan ed i suoi dirigenti alcuni saranno processati per quello che stanno facendo oggi”.
L’onda nazionalista ha anche portato a veri e propri tentativi di “pogrom” contro i curdi, soprattutto nelle città dominate dai nazionalisti. Secondo l’HDP, 400 uffici del partito in tutta la Turchia sono stati bruciati e attaccati, mentre decine di curdi sono stati picchiati a causa della loro origine. Allo stesso tempo, decine di auto e bus con targhe delle città della Turchia sud-orientale sono stati attaccati.Gli attacchi si sono rivolti anche contro il giornale “Hürriyet”, che detiene una posizione relativamente neutra contro Erdogan mentre il filogovernativo “Press” indicava il proprietario del giornale, Aydin Dogan, addirittura come collaboratore del PKK.
“Se tutte le parti non faranno un passo indietro rischieremo una guerra civile,e forse se altri intervengono questo corso può essere evitato. In ogni altro caso, la Turchia diventerà una succursale della Siria “, dice l’analista politico Cengiz Candar, del sito “Radikal”, che viene considerato l’analista leader della questione curda.
Manolis Kostidis, Ibna
