Dopo Cuba, l'Iran: ecco la leadership di Obama

Obama è il vincitore politico dell'accordo sull'uranio iraniano: un vero leader che ha coraggio e prospettiva storica. [Nuccio Fava]

Nuccio Fava
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16 Luglio 2015 - 09.10


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di Nuccio Fava

Siamo stati assorbiti a seguire le vicende travagliate tra Atene e Bruxelles – tutt’altro che concluse – e abbiamo colpevolmente trascurato la trattativa di Vienna sull’uranio iraniano. La ricerca delle garanzie circa la sospensione da parte di Teheran della produzione di uranio arricchito, rappresentava l’ostacolo principale connesso al rischio di produzione di nuovi armamenti nucleari.

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Anche l’ONU, Cina Russia e Francia, oltre USA e U.E. sono stati impegnati in una meticolosa e estenuante, arenata spesso per preoccupazioni e sfiducia reciproca. Ad un certo punto sembrava che si fosse giunti alla conclusione, e veniva annunciato un messaggio Tv da Teheran, smentito e rinviato all’ultimo minuto.

Ci sono stati forse problemi di chiarimenti ed ulteriori verifiche all’interno della complessa macchina istituzionale alla guida dell’Iran, ma nulla è stato rimesso in discussione.

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Dopo 35 anni gli scontri e incidenti militari, anche gravi, finalmente si raggiungeva un accordo storico, soprattutto tra USA ed Iran, i due maggiori contendenti.

Tutti ricorderanno la dolorosa vicenda dei 52 diplomatici USA trattenuti come ostaggi dai giovani estremisti “guardiani della rivoluzione”, dopo la fuga dello Scià e l’insediamento di Khomeini già esule a Parigi. Altro singolare paradosso il sostegno militare degli USA a Saddam Hussein in feroce conflitto contro l’Iran, quello stesso Saddam contro cui il Presidente Bush avrebbe scatenato la guerra e l’invasione, sperando nella pacificazione e in un processo di democratizzazione che non sarebbe mai giunto. Se si considera questo lungo e travagliatissimo contrasto, non è difficile comprendere quante difficoltà e diffidenze reciproche si sono dovute superare per raggiungere l’accordo. Ma anche la sua fondamentale importanza in una regione geo-politicamente così delicata e cruciale, in presenza del terrorismo dell’Isis, delle sue mire espansionistiche, della sua strategia di paura e minaccia globale.

Significativamente anche la U.E. con la super ministra Mogherini, ha avuto un ruolo rilevante, con un lavoro di raccordo e di ricucitura risultato positivo.

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Come sempre, dinnanzi ad eventi storici come questo, si può essere tentati di distribuire medaglie e diplomi su chi è stato il più bravo, di chi ha avuto i meriti maggiori. Forse i nuovi dirigenti iraniani che, oltre agli aspetti politici e strategici in gioco in gioco, hanno saputo interpretare le istanze di rinnovamento anche culturale e di costume delle nuove generazioni: bastava osservare i loro visi, i canti e i balli di esultanza per le strade e le piazze di Teheran, il significato positivo per l’accordo appena concluso.

E’ però soprattutto Obama il maggiore vincitore politico. Ha saputo proseguire nonostante le contrarietà di Israele e dell’Arabia Saudita, nonostante l’annunciata contrarietà di buona parte del Congresso, in una stagione prossima alla fine del mandato. In molti avevano immaginato un Presidente in calo di prestigio e di consensi. Eppure in pochi mesi ha chiuso la storica rottura con Cuba e raggiunto un accordo fondamentale con l’Iran: un vero leader non può mancare né di coraggio né di prospettiva storica.

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