Il missile fantasma

L’industria russa che produce missili per l’Armata presenza prove del fatto che ad abbattere il jet delle “Malaysian” può essere stato solo un vettore in dotazione all’Armata ucraina

Il missile fantasma
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redazione Modifica articolo

4 Giugno 2015 - 10.11


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L’interminabile inchiesta dell’autorità olandese per aviazione civile sull’abbattimento del “Boeing” della “Malaysian Airlines” sul territorio ucraino si arricchise di un altro elemento: il produttore russo del missile anti-aereo che inizialmente si pensava potesse aver provocato il disastro ha presentato una serie di prove in base alle quali le vere responsabili dell’attacco potrebbero essere state le forze armate di Kiev.

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L’azienda produttrice del vettore si chiama “Almaz-Antey” ed è fra i più grandi appaltatori nel sistema di difesa russo, ed ha presentato la sua indagine tecnica come parte di un ricorso legale presentato contro le sanzioni decise dalla UE lo scorso anno dopo il disastro che provocò immessi sul scorso anno fermo a seguito del disastro che causò la morte di 298 persone.

Con l’aiuto di una serie di diapositive un esperto della “Almaz-Antey”, Mikhail Malyshevsky spiegato martedì a Mosca ai giornalisti come l’azienda sia giunta alle conclusioni che se l’aereo è stato abbattuto da un missile questo poteva essere solo un “Buk-M1”, che è fuori produzione da anni.
Secondo Malyshevsky, a condurre a questa conclusione sono i “modelli di esplosione” rilevati sui rottami del jet e che riconducono appunto al tipo di missile che lui ha indicato ed il ministero della Difesa di Mosca dopo questa scoperta ha deciso di rendere pubblici i suoi “files” riservati sull’incidente proprio perché quel tipo di missile in Russia non è più in uso da tempo.

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Gli esperti di “Almaz-Antey” non hanno “teoricamente” escluso la possibilità che il Boeing è stato colpito da un altro tipo di arma come un missile aria-aria (ossia partito da un “jet” militare) ma aggiungono che si potranno trarre conclusioni finali solo dopo che tutti gli esami saranno stati completati dalla commissione ufficiale d’inchiesta.Intanto però, a giudizio dell’esperto se davvero a colpire l’areo malese fu un missile terra-aria questo può essere partito solo dall’area di Zaroshenskoe e non da quella di Snizhne, come gli investigatori occidentali avevano detto inizialmente,e questo è particolarmente importante poiché in quella zona erano dispiegati reparti di Kiev.

 
 Secondo Malyshevsky, poi, le schegge che hanno distrutto l’aereo sono entrate appena sopra la testa del pilota ed hanno attraversato l’aereo per tutta la sua lunghezza mentre altri frammenti anno colpito le superfici del motore e i comandi di controllo di sinistra e della coda. Data la rotta seguita dall’aereo, il missile dunque lo ha raggiunto arrivando dalla direzione di Zaroshenskoe non morto, come pure si è sostenuto ,da quella di Snizhne. Una volta stabilito questo, la “Almaz-Antey” ribadisce che la zona di Zaroshenskoe in quel momento era controllata dalle forze ucraine al momento.

Sulla base dei risultati di uno studio tecnico del relitto dell’ “MH17”, l’azienda ha concluso che quel tipo di missile non viene utilizzato in Russia da diversi anni ma invece fa parte dell’ arsenale dell’ Ucraina: si sarebbe trattato insomma di un missile obsoleto, non più usato in Russia ma ampiamente venduto all’estero. I fori presenti sulla fusoliera del volo “MH17” sono caratteristici di uno specifico tipo di missile, che è appunto il “Buk-M1”.

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“Se il volo MH17 è stato abbattuto da un missile terra-aria, non poteva che essere stato fatto da un missile 9M38-M1 sparato da un lanciatore Buk-M1”, ha precisato ancora l’esperto. Nella conferenza è inervenuto anche Yan Novikov , amministratore dell’azienda, per precisare che il missile “9M38-M1” uscì di produzione nel 1999 e tutti gli stock sono stati venduti all’estero. Sia Malyshevsky che Novikov non hanno risposto alle domande su chi controllava Zaroshchenskoye al momento della tragedia, ma in precedenza i comandi militari russi avevan dimostrato che quell’aera era sotto il controllo delle forze governative ucraine. La “Almaz-Antey” aggiunge di essere così sicura delle proprie conclusion da essere disposta a ripetere l’esperimento a sue spese con un “Boeing 777” teleguidato ed un “Buk-M1” armato con un missile “9M38-M1”.

A questi dati lo Stato maggiore di Kiev risponde nel solo modo possibile, ovvero sostiene che in quel 17 luglio non aveva il pieno controllo della zona di Zaroshchenskoye .
Novikov e Malyshevsk insistono sul fatto che i risultati presentati dalla società rappresentano “un tentativo di pulire l’aria da una delle cospirazioni più selvagge che hanno circondato lo schianto dell’ “ MH17” ed hanno giustificato le sanzioni imposte dalla UE lo scorso anno” . La “Almaz – Antey” è stata fondata nel 2002, e dunque non può essere ritenuta responsabile di un missile costruito nel 1999, specie se è fra quelli venduti all’estero, e sulla base di questi elementi un appello è stato depositato presso il segretariato dell’Unione europea e una querela è stata presentata al Tribunale dell’Unione perché annulli le sanzioni.

Novikov ha detto che gli affari di “Almaz-Antey” non sono stati colpiti da sanzioni, ma hanno costretto l’azienda a cercare altri fornitori di componenti “.

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In Olanda ,come ci si poteva atrendere, teoria di “Almaz-Antey” per il momento viene accolta con un certo scetticismo : gli investigatori finora hanno sostenuto che la distruzione dell’aereo da parte di un missile “Buk” lanciato da Buk territorio in mano ai ribelli “rappresenta lo scenario più realistico e importante” , mentre altre fonti mettono in dubbio l’autenticità delle immagini satellitari diffuse la scorsa estate dal ministero della Difesa russo r che avrebbero registrato una unità di lanciatori ucraina di “ Buk-M1” che lascia la propria base e si sposta seguendo da terra la rotta del volo “MH17”.
Le foto satellitari sono state manipolate, sostiene il gruppo di giornalisti “Bellingcat” e potrebbero essere state ricavate da immagini satellitari di “Google Earth”, riprese il mese prima sullo stesso del territorio .

Fonti: RIA Novosti, Wall Street Journal

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