Terremoto in Nepal, un volontario: disastro incalcolabile

Parla Antonio Caccini, segretario generale della ong Vispe, che si trovava nel paese fino al giorno prima del sisma: paese poverissimo,in una situazione di estrema fragilità.

Terremoto in Nepal, un volontario: disastro incalcolabile
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27 Aprile 2015 - 14.56


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“Il terremoto in Nepal è un disastro incalcolabile, perchè colpisce un paese poverissimo, che si trova in una situazione di estrema fragilità”. A parlare è Antonio Caccini, segretario generale del Vispe, ong aderente alla Focsiv che dal 2002 lavora nella città di Pokhara. “Ero in Nepal fino al giorno prima del terremoto”, racconta Caccini. “Appena rientrato in Italia sono riuscito a parlare con i nostri amici e sostenitori a Pokhara. Nonostante la vicinanza all’epicentro, la città non ha subìto danni”. “Il numero dei morti e dei feriti a Kathmandu aumenterà di ora in ora – spiega Caccini – man mano che tutte le zone colpite dal sisma saranno raggiunte dai soccorsi”.
“Le conseguenze del terremoto – continua – saranno estremamente lunghe e faticose. Ora il paese ha bisogno di tutto: servizi medici, primo soccorso. In prima linea ci sono le grandi organizzazioni internazionali, da Medici senza frontiere alla Caritas Nepal. Ma ci vorranno anni prima che il paese riesca a rialzarsi, e d’ora in avanti tutto sarà enormemente più difficile. La nostra ong non è in grado di portare aiuti umanitari consistenti, ma stiamo organizzando una raccolta fondi per amici e sostenitori”.

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Caccini descrive così le condizioni del paese: “Il Nepal è un paese a forte vocazione turistica grazie alle montagne, con potenzialità di sviluppo notevoli. Ma ci sono enormi difficoltà economiche, la povertà è dilagante. Politicamente il paese non riesce a dotarsi di una costituzione dopo la caduta della monarchia, c’è una miriade di partiti che non riescono a esprimere una forma di governo. In particolare nelle zone montane la popolazione vive in uno stato di povertà estrema. La città di Pokhara conta 200 mila abitanti, si trova a 800 metri di altezza, ci sono centinaia di strutture di accoglienza per gli escursionisti. La popolazione vive cavando sassi e sabbia dal fiume, a servizio dell’edilizia. I giovani fuggono dalle baraccopoli, vanno all’estero, e cercano lavoro in Malaysia, Singapore, Arabia Saudita. Dal 2002, la nostra ong ha costruito 27 scuole materne nei quartieri più poveri, si occupa di adozione a distanza, di microcredito per le famiglie, ha realizzato un ostello per bambini ciechi”.

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