Disaster Front

Il difensore civico blocca il progetto della “Belgrado sull’acqua” e ricorda al governo che non si può far ricorso a leggi speciali per rendere possibile una speculazione edilizia<br><br>

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13 Marzo 2015 - 09.07


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Quella del nuovo “water front” della capitale serba, ovvero il faraonico progetto della “Belgrado sull’acqua” che finanziato dagli Emirati arabi al costo di 3 miliardi di euro dovrebbe rivoluzionare il centro città per fare spazio ad ipermercati, appartamenti di lusso e ad una torre in stile Dubai, ogni giorno che passa sta mostrando la sua approssimazione e le sue gravissime carenze.

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Pochi giorni fa gli architetti dell’Accademia delle Scienze avevano definito quel progetto “la più grande costruzione abusiva della storia moderna”[b/], adesso è il difensore civico a chiedere al governo ed al sindaco di chiarire ogni aspetto della vicenda imponento un duro “stop” alle procedure accelerate volute dal governo.

[b] Sasa Jankovic è l’ “ombudsman” che negli ultimi mesi è già entrato più volte in conflitto con con il primo ministro Aleksandar Vucic senza farsi spaventare dai suoi modi spicci: adesso ingiunge formalmente al potere politico di rinunciare alla “lex specialis” per far passare il progetto poiché in casi come questo una procedura d’urgenza violerebbe la Costituzione. In questo modo. obietta, si opererebbe una pesante interferenza nel diritto di ogni cittadino a vedere rispettata la sua proprietà.

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Contro la follia del “Belgrade on water” insomma gli argomenti locici, pratici e legali continuano ad infittirsi mentre dall’altra parte rimangono soltanto l’ostinazione di un premier che di questo sogno ha fatto la sua bandiera elettorale egli interessi dei presunti investitori di Abu Dhabi, che al momento però a parte l’operazione “Air Serbia” (che peraltro si compie a carico del governo di Belgrado) ha sventolato il miraggio di miliardi che ancora non si sono visti.

Il Parlamento a maggioranza SNS (il partito di Vucic) ha fatto passare la proposta di una “lex specialis” il 18 marzo scorso ma adesso il garante del pubblico interesse obietta che questo non poteva essere fatto. “Proponendo una legge speciale sulla determinazione di un pubblico interesse nelle procedure di esproprio il governo cerca di creare per le sue azioni una base legale che non esiste nella legge, dove invece i termini per gli espropri sono già fissati con precisione – scrive Jankovic – il ricorso a norme eccezionali è previsto soltanto in caso di disastri naturali, mentre in questo caso lo si vorrebbe applicare anche alla concessione dei permessi edilizi alla scopo di costruire un complesso residenziale”.

Il progetto insomma appare a tutti sempre più fumoso, e soprattutto spinto con sistemi sempre meno chiari: fino a questo momento, per giunta, non esiste un vero e proprio piano della “Belgrado sull’acqua” né sono stati coinvolti architetti, urbanisti o esperti della pianificazione territoriale. Tutto quello che il pubblico serbo ha potuto vedere fino adesso è stato un plastico di cui non si è scoperto nemmeno l’autore, e che mostra un complesso avveniristico piantato là dove oggi si trovano la storica stazione ferroviaria di Belgrado, fermate di pullmann ed una serie di grandi palazzi residenziali.

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Per dare vita a questo falansterio ( ed appartamenti di gran lusso che non si capisce chi potrà mai acquistare) la società degli Emirati “Aquila Hills” senza alcun bando pubblico e senza rispettare alcuna legge urbanistica dovrebbe entrare il possesso di oltre 90 ettari di terreno in pieno centro che si affacciano sulle rive del fiume Sava: dopo gli espropri forzati lì dovrebbero sorgere 1,8 milioni di metri quadri di cemento per dare vita ad un’area commerciale e residenziale sormontata dalla famosa torre. Per giunta, gli accordi personali fra Vucic egli emiri dicono che i lavori dovrebbero cominciare entro l’estate prossima, e dunque per procedere agli espropri forzati il governo ha pochi mesi. Architetti ed esperti di pianificazione hanno fatto notare inoltre come al momento i palazzi e la torre della “Belgrado sull’acqua” sembrano destinati a nascere èrivi di rete fognari e di allacci idrici ed elettrici, poiché non esistono progetti in tal senso, ma Vucic non intende ragioni e sempre deciso a realizzare il progetto ad ogni costo.
La cosa , insomma, fa sorgere sospetti sempre più numerosi e adesso anche “Transparency Serbia” (TS) , organizzazione non governativa dice che “non è chiaro quali siano i diritti che gli investitori nel progetto avrebbero sui terreni ed a quali condizioni verrebbe concluso in contratto”. Insomma , sembra stia per venire fuori un gigantesco pateracchio.

Fonte: Agenzie

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