Dopo oltre sei mesi di una guerra dichiarata e perduta sul campo, l’Ucraina adesso deve fare i conti con un ‘ altra triste e scottante questione, quella di almeno 1.500 dei suoi soldati che ufficialmente risultano “missing in action”, ovvero dispersi. E’ possibile che una parte dei coscritti di cui si sono perse le tracce si sia rifugiata in territorio russo, ma intanto bisogna cercare tracce di quelli che non si sono più ritrovati e identificare molti corpi recuperati sul terreno, dunque il ministero della Difesa ha invitato i parenti dei militari che non sono tornati a casa a offrire campioni di DNA per aiutare la ricerca.
La stima di circa 1.500 persone di cui scoprire il destino viene dal centro per l’assistenza nello scambio di prigionieri che fa parte dei servizi di sicurezza statali (SBU): il loro capo, Yury Tandit ha dichiarato ieri alla tv di Stato che la sua sezione “sta affrontando un lavoro duro, mentre io posso soltanto invitare i parenti in attesa ed il resto della nazione ad essere pazienti. La cosa più importante è che i parenti di sangue ci facciano arrivare campioni del loro DNA in modo da aiutarci davvero a identificare corpi e frammenti. In qualsiasi condizione è essenziale idenficare una persona , viva o morta, vogliano sapere chi si trova dove” .
La frase rivela quanto scarse siano le informazioni di Kiev non soltanto sui soldati finiti prigionieri delle fazioni filorusse, ma anche di quelli che hanno disertato e sono passati dall’altra parte. Lo scambio di prigionieri è in corso e dovrebbe concludersi entro il 5 marzo, continua Tandit, aggiungendo che le autorità di Kiev hanno finora rilasciato 52 prigionieri di guerra in cambio di 139 soldati ucraini, 103 dei quali catturati durante l’assedio di Debaltsevo. Tra i prigionieri ucraini “il morale è basso” , osserva il capo dei servizi di sicurezza secondo il quale i ribelli Donetsk hanno fornito assistenza medica ai prigionieri ucraini feriti , anche se secondo lui “i comandanti” non sono stati trattati in modo corretto.
Le forze ribelli hanno commentano la ricerca sostenendo che i soldati ucraini morti sparsi nell’area di Debaltsevo non potevano essere raccolti perché le truppe ucraine e guardie nazionali avevano “trappolato” alcuni cadaveri collegandoli a cariche esplosive, ma secondo il “Sunday Times” [/b]del 22 febbraio che le cause della morte di [b]almeno la metà dei militari ucraini uccisi nella cosiddetta operazione “anti-terrorismo” sono state [b]un comando incompetente, il fuoco amico, la mancanza di disciplina e la cattiva gestione delle armi[b] .
“Su ogni dieci vittime ucraine sei sono state raggiunte dal cosiddetto “fuoco amico” o sono cadute vittima dell’incapacità di gestire le armi”, racconta un [b]ucraino quarantenne naturalizzato inglese che si era dimesso dall’esercito britannico per addestrare le forze di Kiev a combattere i ribelli.L’esperto militare viene indicato con il nome di battaglia ‘Zafferano’, racconta di essere tornato dall’ Ucraina solo di recente e dice che il comando dell’esercito di Kiev è di un’incompetenza terribile: “Ci sono circa30 battaglioni di volontari nelle forze ucraine e ogni gruppo conduce una guerra propria senza comunicare le sue azioni ad altre unità. Non vi è alcun comando centrale, manca ogni coordinamento , e perfino non sono state fissate radiofrequenze standard per comunicare tra reparti. Invece di usare stazioni radio Motorola, i soldati usano i telefoni cellulari normali, apparentemente indifferenti al fatto che le loro comunicazioni resteranno tutt’altro che segrete – racconta il volontario l ‘intrappolamento di Debaltsevo poteva essere evitato, ma i comandanti ucraini erano semplicemente troppo lenti nelle osservazioni e nel reagire all’evoluzione del teatro di azione”.
Fonti: Sunday Times, Russia Today
