Il centro per la solidarietà alimentare di Ampelokipoi si trova nei locali di un ex bar dell’omonimo quartiere residenziale di Atene, sede dello stadio e di due importanti ospedali della città, dove vivono gran parte dei circa 15mila lavoratori statali – vigili, sorveglianti delle scuole, poliziotti, dipendenti dell’ente per la prestazione di servizi sanitari – licenziati dal 2013 ad oggi. Il luogo dove 120 famiglie in difficoltà nel quartiere vengono ogni mese a prendere una sporta di cibo donato gratuitamente dai commercianti locali ha sede in un locale-bar, elegantemente ristrutturato prima di chiudere di recente a causa della crisi. Parquet, tavolo e banconi in legno, controsoffitto e pareti decorate sono la cornice che rende meno pesante il lavoro di assistenza alimentare di cui molti dei beneficiari qualche anno fa, non avrebbero pensato di aver mai bisogno. L’affitto del locale, insieme a un sostegno di circa 10mila euro in 2 anni, viene pagato dal fondo che il partito Syriza ha destinato alla rete di comitati di quartiere “Solidarity for All”. Il resto, e’ dovuto alla capacità d’iniziativa e organizzativa dei volontari che ne fanno parte.
I volontari arrivano al centro poco prima delle 11, discutono brevemente dell’organizzazione della giornata, s’infilano la pettorina arancione che li rende riconoscibili come attivisti di “Solidarity for All” e allo scoccare dell’ora sono in strada. Ciascuno dei tre addetti alla raccolta porta un carrellino per la spesa: sono diretti al vicino mercato alimentare di quartiere. Le bancarelle, con cibo fresco disposto ordinatamente, si estendono su una singola lunga strada in pendenza: la raccolta parte dal punto più alto per scendere via via con carichi più pesanti. All’avvicinarsi dei volontari in pettorina i commercianti sorridono, scambiano con loro due parole e con un sorriso donano della merce: non sono avanzi o frutta ammaccata, ma lo stesso cibo che viene venduto sul banco. Un venditore imballa attentamente due scatole da 24 uova, un altro riempie due buste di arance, quello seguente riempie sacchi di verdura di stagione. Anche nell’area del pesce fresco, cartocci vengono preparati e consegnati volentieri, senza alcuna discussione o dubbio sulla destinazione del cibo.
“Non tutti donano, ma molti ci sostengono volentieri”, spiegano i volontari. Il mercato e’ diviso in 4 parti. Si passa in ciascuna di queste ogni 15 giorni per non gravare sempre sugli stessi commercianti. Se si chiede agli ambulanti perché lo fanno, le risposte esprimono un naturale senso di solidarietà: “Un giorno potrebbe capitare a me, e vorrei essere aiutato allo stesso modo” dice un ragazzo che vende frutta e verdura, con un sorriso un po’ imbarazzato dalla strana domanda. Vicino a lui un uomo spiega: “Non so perché lo faccio, ma sento che bisogna aiutare chi ha bisogno”. Tra chi lavora per lui un albanese. Accade in questi giorni che lavoratori migranti, insieme agli ambulanti, la maggiore parte dei quali sono coltivatori diretti, aiutino i greci cittadini in difficoltà.
Una volta riempiti i carrellini con le sporte, i volontari si fermano all’angolo di una strada, dove arrivano puntuali una macchina e una moto per caricare il cibo da portare al centro, così che il giro possa continuare. La raccolta del mercato dura circa un’ora. Tornati nella sede ci si può rilassare, fare pacchetti delle stesse dimensioni e chiamare le famiglie perché li vengano a prendere. “Preferiamo distribuire il cibo così, spiega Dimitri Chasapis, volontario del cento, “per non ferire l’orgoglio di persone che si trovano costrette a mangiare in una mensa pubblica”.
