Francia, allerta per le scuole ebraiche

10000 agenti a proteggere le scuole ebraiche, dopo la pubblicazione di un video postumo in cui Coulibaly si diceva pronto a compiere una carneficina.

Francia, allerta per le scuole ebraiche
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12 Gennaio 2015 - 10.00


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Il prossimo numero di Charlie Hebdo che uscirà mercoledì includerà “ovviamente” nuove vignette su Maometto, sulla politica e le religioni. Lo ha detto a France Info il legale del magazine francese Richard Malka ricordando che “lo spirito di ‘io sono Charlie'” significa anche “diritto alla blasfemia”.

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Diecimila militari saranno dispiegati da domani per sorvegliare i siti sensibili in tutta la Francia. Lo ha annunciato il ministro della Difesa francese Jean-Yves Le Drian in una dichiarazione. I militari si aggiungono ai “4100 gendarmi e Crs già dispiegati”, ha poi spiegato a Bfm-tv.

La “tragica strage avvenuta a Parigi alcuni giorni fa”, ha detto il Papa al Corpo diplomatico, nasce da “una cultura che rigetta l’altro, recide i legami più intimi e veri, finendo per sciogliere e disgregare tutta quanta la società e per generare violenza e morte”.

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Il segretario di stato americano John Kerry ha annunciato una visita a Parigi giovedì per colloqui su come contrastare la violenza terroristica. L’amministrazione Obama è stata oggetto di forti critiche per non aver partecipato ieri a Parigi alla marcia contro il terrorismo. Ed è di oggi l’annuncio che le 717 scuole ebraiche di Francia saranno da oggi protette da 4.700 poliziotti e gendarmi.

Il terrorista 32enne, ucciso in un blitz delle teste di cuoio, in un video ha sostenuto di essere membro di Isis. 48 ore sono già passate dall’epilogo dell’offensiva jihadista che ha fatto 17 morti.

Il ministro dell’Interno Bernard Cazeneuve ha spiegato che i 5.000, tra agenti e soldati, proteggeranno le 700 scuole abraiche in tutto il Paese, non solo a Parigi. Restano nella memoria della Francia i 4 ebrei, tra cui 3 bambini, uccisi a Tolosa proprio davanti una scuola ebraica elementare il 19 marzo 2012, dal 23enne franco-algerino Mohammed Merah.

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Un fiume di persone in piazza – Il giorno dopo della grande marcia si tirano le somme. Il corteo, aperto da Francois Hollande e da una cinquantina di leader mondiali che si tenevano a braccetto, verrà ricordato come la più imponente mobilitazione nella storia della Francia con 3,7 milioni di persone in piazza, come ha riferito il ministro dell’Interno. I dati parlano chiaro: almeno due milioni soltanto nella capitale.. E poi 300.000 a Lione, 110.000 a Grenoble, 50.000 a Nancy, 45.000 a Metz e Strasburgo. La lunga giornata del “non” composto ma fermo alla violenza e al terrorismo si è conclusa poco dopo le 21. Lo slogan “Je suis Charlie”, dal nome del settimanale teatro della strage di mercoledì scorso, è risuonato anche a Londra, Berlino, Roma, Madrid, Venezia, Bruxelles, Stoccolma, Atene, Beirut, Gerusalemme, Ramallah, Gaza, Montreal, Buenos Aires, Caracas, Sydney, Tokyo e New York.

Valls: Coulibaly aveva un complice – Amedy Coulibaly, l’autore del massacro di 4 ebrei nel negozio kosher di Vincennes e prima di una poliziotta, “aveva senza alcun dubbio un complice”. Ne è convinto il premier francese Manule Valls che ha annunciato come “la caccia continua”: nel giorno del massacro, il 9 gennaio, si era sospettato della compagna, Hayat Boumeddiene, che però si è poi accertato aver lasciato la Francia una settimana prima, il 2 ed essere dall’8 in Siria.

Il primo ministro ha poi annunciato l’isolamento per i detenuti estremisti islamici nelle carceri francesi. “Separeremo questi detenuti dagli altri” nelle prigioni, “bisogna rendere generale” questa misura ma, ha affermato Valls, “bisogna farlo con “giudizio e intelligenza”.

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Renzi: “je suis Charlie”, ma anche ebreo ed europeo – “Je suis Charlie”: lo ha ribadito il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, lasciando l’Eliseo dopo la sua partecipazione al corteo. Ma, ha aggiunto rispondendo in francese ai giornalisti, “sono anche ebreo ed europeo”. “Il messaggio che dobbiamo dare – ha detto ancora Renzi, spiegando l’estensione dello slogan anche alla solidarieta’ con la comunita’ ebraica e con la categoria dei giornalisti, garante della liberta’ di stampa – e’ che la lotta al terrorismo si fa tutti insieme, e non riguarda soltanto il popolo di Parigi e della Francia”. Renzi ha raccontato di aver ricevuto molti messaggi prima di partire, “personali e tramite i network sociali: mi chiedevano di portare qui a Parigi il messaggio che l’Europa non si fara’ bloccare dall’orrore”.

Orlando: l’Italia è pronta per una super Procura anti-terrorismo – Di una super procura anti-terrorismo “si parla da molto tempo. Ma ora, un coordinamento unico nazionale è divenuta un’esigenza riconosciuta da tutti”. Lo ha detto il ministro della Giustizia Andrea Orlando, secondo il quale “non è più questione di discutere del se, del quanto, del come. Il punto di partenza è un ddl presentato alla Camera dall’onorevole Stefano Dambruoso, che allarga alla procura nazionale antimafia le competenze antiterrorismo”.

“Prima di prendere decisioni, è necessario un confronto, quindi – ha aggiunto Orlando – ci incontreremo con i magistrati che si occupano di terrorismo per poi procedere in tempi rapidi. È troppo pericoloso ricadere negli errori che si sono fatti in passato; a lasciare discrasie tra le legislazioni europee, si rischia di creare delle maglie nelle quali il terrorismo può agire”.

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“Nel corso del semestre a guida italiana siamo riusciti a portare il tema del terrorismo internazionale al tavolo dei ministro della Giustizia, essendo stato finora un tema trattato esclusivamente dai ministri dell’Interno nella consapevolezza che non può essere sufficiente la dimensione di polizia, ma è necessario uniformare le legislazioni”, ha concluso Orlando.

Berlusconi: schierare anche truppe di terra contro Isis – La manifestazione di Parigi “ha un significato importante”, basta che “non si trasformi in una melassa buonista. L’Occidente in questi ultimi anni ha sbagliato tutto e gli estremisti islamici si sono convinti che il nostro è un mondo debole e conquistabile. Occorre quindi reagire e quindi subito un intervento di terra contro il califfato” e l’Italia partecipi con proprie truppe. Lo ha detto Silvio Berlusconi, che contesta la politica estera del governo e di tutto l’Occidente e chiede all’Europa di non negoziare con chi “minaccia i valori della nostra civiltà”.

“Oggi – ha aggiunto il leader di Forza Italia – abbiamo il dovere di dire la verità: abbiamo combattuto guerre che non avremmo dovuto combattere e non ne abbiamo combattute altre che sarebbero state doverose, come quella contro l’Isis e il suo progetto di costruire un Califfato. La cosiddetta ‘primavera araba’ invece di portare libertà e benessere in Nord Africa lo ha completamente destabilizzato. Il ritiro delle truppe dall’Iraq ha lasciato campo libero al terrorismo islamista, che oggi ha addirittura uno Stato”.

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L’Occidente “deve reagire con determinazione e, se serve, tutti gli Stati devono essere pronti a dare il proprio contributo, anche con truppe di terra”, insiste Berlusconi, che inserisce nell’elenco anche l’Italia: “chi governa deve saper prendere decisioni difficili e coraggiose. Quando eravamo al governo non abbiamo esitato, perché, oggi più che mai, esitare può significare condannare a morte il nostro modello di civiltà”, ha spiegato il leader di Fi.

Kadyrov, forze anti-islamiche dietro attentato – Il controverso leader ceceno Ramzan Kadyrov sposa le tesi complottiste sull’attentato al giornale satirico francese Charlie Hebdo. Sul suo popolare account Instagram, scrive che dietro la strage di Parigi potrebbero esserci certe “forze influenti”, che con questa azioni volevano “fomentare sentimenti anti-islamici o tentare di distogliere l’attenzione da qualche altro imminente problema di carattere mondiale”. Poi giura di non permettere a nessuno di offendere Maometto, anche a costo della vita. Kadyrov ha accolto “con favore” la condanna unanime del terrorismo da parte dei leader internazionali riuniti nella marcia di ieri, ma allo stesso tempo ha lanciato una provocazione: “Quale terrorismo con precisione hanno condannato? Quello in tutto il mondo o solo quello in Francia?”.

“Perche’ i presidenti, i reali, i premier non hanno mai guidato un corteo di protesta contro l’uccisione di centinaia di migliaia di afghani, siriani, egiziani, libici, yemeniti, iracheni?”, ha poi aggiunto. Ribadendo la denuncia del “doppio standard” dell’Occidente nel condannare il terrorismo, tesi sostenuta anche da Mosca, il leader ceceno si e’ chiesto, rivolgendosi ai capi di governo mondiali, “perche’ sono rimasti in silenzio” davanti agli attentati in Russia, condotti dagli estremisti islamici del Caucaso: a Grozny, a Beslan o al teatro Dubrovka. Nonostante le polemiche suscitate dalle sue recenti, aggressive dichiarazioni contro la radio Eco di Mosca, colpevole di aver lanciato un sondaggio sul fatto che fosse giusto o meno pubblicare vignette sull’islam, Kadyrov ha ricordato che “non permetteremo a nessuno di offendere il Profeta, anche a costo della vita”. Il leader ceceno aveva auspicato una punizione del Cremlino per l’emittente radiofonica, avvertendo che “i musulmani russi non avranno una pazienza infinita”.

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