L' Isis uccide il pilota giordano in ostaggio

Secondo una tv siro-iraniana Muaz Kassasbeh è stato giustiziato dopo un fallito blitz delle forze speciali americane per liberarlo.

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2 Gennaio 2015 - 19.35


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Mancano ancora conferme ufficiali o manca ancora la prova fornita dallo Stato Islamico. Ma Muaz Kassasbeh, il pilota giordano catturato nei giorni scorsi dai miliziani dello Stato islamico (Isis) a nord della Siria, sembra proprio che sia stato ucciso, come preannunciato tre giorni fa dagli islamisti. Le forze speciali americane, appoggiate da massicci raid aerei, non sono riuscite a raggiungere la casa, a 20 chilometri da Raqqa, dove era tenuto prigioniero. Per due volte gli elicotteri hanno provato a superare il fuoco di sbarramento delle anti-aeree dei miliziani. Senza successo.

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La tv satellitare siro-iraniana Al Mayadin ha raccontato i retroscena: il pilota, 26 anni, catturato alla vigilia di Natale dopo che il suo jet F-16 era precipitato nei dintorni di Raqqa, la capitale dello Stato islamico è stato giustiziato proprio per evitare la sua liberazione.

Solo lo scorso martedì la rivista degli Islamisti, «Dabiq», aveva pubblicato una sua foto con la tuta arancione dei prigionieri e una lunga «intervista» . Il pilota confermava di essere stato abbattuto con un missile terra-aria, come sostenuto dagli islamisti. Stati Uniti e Giordania avevano smentito che l’aereo fosse stato colpito.

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Subito dopo la cattura gli islamisti avevano dato molto risalto sul Web all’abbattimento, il primo di un aereo della coalizione anti-Isis e postato le foto del pilota appena catturato, che con aria spaventata mentre veniva spinto verso la sua prigione da un gruppo di jihadisti. Sempre sul Web gli jihadisti avevano chiesto ai loro seguaci «suggerimenti» su come giustiziarlo.

Secondo fonti israeliane e statunitensi, gli elicotteri che hanno tentato i blitz si sono trovati di fronte a un fuoco di sbarramento «spaventoso» e il rischio di vedere un velivolo abbattuto era troppo alto. Uno scenario che ricordava «Black Hawk Down», il film di Ridley Scott sulle forze speciali americani intrappolate nell’inferno di Mogadiscio. E la conferma che le difese attorno Raqqa sono state rafforzate: in città è probabilmente tornato il califfo Abu Bakr al Baghdadi, dopo un periodo trascorso a Mosul, in Iraq.

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