Il Tribunale costituzionale spagnolo, in una riunione lampo, ha ribadito con voto all’unanmità anche la sospensione della “consultazione alternativa” in chiave indipendentista programmata per il 9 novembre 2014 in Catalogna. I giudici dell’alta corte hanno quindi acolto il ricorso dell’esecutivo guidato dal premier Mariano Rajoy, così come avevano fatto un mese fa, dicendo già no al referendum secessionista, sostenuto da Artur Mas, presidente della Generalitat. Mas però questa volta non ha fatto marcia indietro, anzi ha già fatto sapere che la consultazione si svolgerà lo stesso, denunciando Madrid per “violazione dei diritti fondamentali” dei catalani e per “attentato contro la libertà di espressione e la libertà ideologica”.
La macchina della votazione è in moto, con 40mila volontari impegnati, centinaia di seggi in tutti i Comuni della regione, urne, schede, per quello che somiglia a un referendum ma non lo è: c’è chi lo definisce succedaneo, o simulacro, o semplicemente mega-sondaggio. Non ha le caratteristiche di una votazione normale, con i crismi dell’ufficialità che ne garantiscono la validità.
Il problema della Spagna unita dovrà comunque essere affrontato dall’esecutivo centrale. L’opposizione socialista rilancerà infatti l’idea di una riforma costituzionale in senso federale, che finora non ha raccolto grandi consensi ma che potrebbe essere una giusta soluzione per l’annoso problema. Secondo la stampa spagnola infatti la tecnica del presidente Rajoy è semplice: aspettare che gli animi si raffreddino oppure attendere, come si è sempre fatto finora, che gli indipendentisti si distruggano con le proprie mani.
Intanto Barcellona ha minacciato Madrid, con l’imminente convocazione di elezioni regionali anticipate, considerato come una vera consultazione referendaria soprattutto se a vincere dovessero essere i partiti schierati in modo chiaro a favore o contro la secessione dalla Spagna. Nel caso in cui i separatisti fossero maggioranza, il leader dei repubblicani Oriol Junqueras dichiarerebbe immediatamente l’indipendenza: insomma la macchina diplomatica dovrebbe mettersi in moto al più presto per evitare che si arrivi allo smembramento della Spagna.
