Obama restera’ alla Casa Bianca. La decisione e’ stata presa in seguito alla riunione delle agenzie dell’amministrazione coinvolte nella risposta del governo federale a Ebola.
Ebola spaventa sempre di più il mondo: in Africa il bilancio delle vittime dell’epidemia cresce sfiorando ormai i 4.500 morti, mentre in Europa e negli Usa la paura viaggia tra psicosi da contagio e casi accertati.
Tra questi ultimi c’è il secondo contagio in Texas, negli Stati Uniti: ad essere colpita dal virus è un’altra donna: una aiuto-infermiere entrata in contatto con il “paziente zero” morto la settimana scorsa. E altri casi di Ebola, secondo il giudice della contea, “sono una possibilità molto reale”.
Le autorità sanitarie stanno monitorando 75 persone entrate in contatto con il paziente liberiano. “La situazione peggiorerà prima di migliorare”, ha sottolineato il sindaco di Dallas, Mike Rawlings.
Gli sforzi internazionali contro l’Ebola, la lotta contro Isis/Isil, un punto sulla situazione in Libia e la crisi russo-ucraina sono stati oggetto della videoconferenza cui ha partecipato il Presidente del Consiglio Matteo Renzi, con il Presidente americano Barack Obama, la Cancelliera tedesca Angela Merkel, il Presidente francese Francois Hollande e il Premier britannico David Cameron.
Il presidente Obama ha esortato i leader dei Paesi europei a un maggiore impegno nella lotta contro l’epidemia. “Cose come queste non devono ripetersi piu'”, ha detto il presidente Usa, che ha comunque precisato: “Le probabilita’ di una diffusione del contagio negli Usa sono molto basse sono molto fiducioso. Ma l’epidemia deve essere attaccata in Africa”.
“La situazione è seria”, come dimostra la decisione del presidente Obama di annullare i suoi appuntamenti e presiedere una riunione di urgenze con le autorita’ federali che si occupano di Ebola: ha commentato il portavoce della Casa Bianca, Josh Earnest, sottolineando come per ora sia rinnovata la fiducia ai vertici delle autorita’ sanitarie.
Negli Usa la polemica cresce: il sindacato delle infermiere è sul piede di guerra. Non è stato adottato nessun protocollo nell’ospedale di Dallas per la prevenzione del virus dell’ebola. E’ l’accusa lanciata dal sindacato Usa che rappresenta tutte le infermiere del Paese contro il Texas Health Presbyterian Hospital dove un paziente liberiano e’ morto dopo aver contratto il virus e dove ora e’ ricoverata un’infermiera rimasta contagiata e c’è già il secondo caso di contagio.
Secondo la National Nurses United, diverse infermiere di quell’ospedale hanno raccontato che nei giorni del ricovero del paziente Eric Duncan regnava uno stato di confusione che ha messo in pericolo le operatrici e dove c’e’ stato poca formazione su cosa fare in questi casi.
“Non c’e’ stata una preparazione su cosa fare con il paziente, non c’e stato nessun protocollo, non c’era sistema”, ha riferito il gruppo. “I protocolli che avrebbero dovuto essere adottati a Dallas sono stati ignorati e, per quanto ne sappiamo, la cosa riguarda diversi ospedali in Usa”, ha detto il direttore esecutivo della National Nurses United, RoseAnn DeMoro.
Intanto si aggrava il bilancio dell’epidemia di Ebola: secondo gli ultimi dati forniti dall’Oms, il totale dei casi è salito a 8.914 e raggiungerà i 9mila entro la settimana. I decessi sono saliti a 4.447.
