Kobane, la città curda al confine con la Turchia, “è sul punto di cadere” nelle mani degli jihadisti e “la comunità internazionale deve agire subito”. A lanciare l’allarme è l’Onu, tramite l’inviato in Siria Staffan de Mistura e il segretario generale Ban Ki-moon che si è dichiarato profondamente preoccupato per la situazione dei civili. Intanto da ieri le bandiere nere dell’esercito dell’Isis sono apparse sui tetti degli edifici nella periferie di Kobane, una città ormai sotto assedio: si contano oltre 400 morti, nei 20 giorni di combattimenti.
Erdogan: l’Isis si ferma con un’azione di terra. Intanto il presidente turco Recep Tayyp Erdogan, durante una visita in un campo di profughi di siriani nel sud del Paese, ha chiesto un’azione di terra contro i terroristi dello Stato Islamico: “Il terrorismo non sarà fermato dai raid aerei e fintanto che noi non collaboreremo in vista di un’operazione di terra d’intesa con coloro che già combattono sul terreno”, ha aggiunto il presidente turco sollecitando la comunità internazionale a cambiare strategia. “Sono passati mesi senza che alcun risultato sia stato ottenuto”, ha insistito il presidente turco.
Media Turchi: morti per le strade. Intanto il clima in Turchia è sempre più teso. 14 persone sono morte nel corso delle proteste dei manifestanti curdi avvenute in diverse località, soprattutto nelle province sud orientali a maggioranza curde. I dimostranti si sono scontrati con le forze dell’ordine turche per chiedere al governo di Ankara e alla comunità internazionale di intervenire. I manifestanti, oltre a denunciare la tragica situazione che stanno vivendo i curdi a Kobane, chiedono la creazione di una Stato Curdo e la liberazione del leader Ocalan. Manifestazioni simili si sono svolte anche in Europa, con alcuni dimostranti che sono riusciti ad entrare nel Parlamento dell’Uninione Europea, urlando: “Isis terroristi, turchi terroristi”.
