L'Est europeo contro le sanzioni

Repubblica Ceca e Slovacchia esprimono la loro opposizione a nuove misure restrittive contro la Russia, anche Ungheria e Bulgaria dicono che i danni sono superiori agli effetti<br>

L'Est europeo contro le sanzioni
Preroll AMP

redazione Modifica articolo

8 Settembre 2014 - 11.00


ATF AMP

Più di venti anni dopo il loro pacifico divorzio, cechi e slovacchi ritornano uniti per chiedere alla UE di non andare troppo lontano nelle sanzioni contro la Russia, che rischiano di assestare un duro colpo per le loro economie. Assieme con ungheresi e bulgari, i governi di sinistra che sono al governo a Praga e Bratislava temono per le loro esportazioni verso il grande vicino orientale. Il presidente ceco Milos Zemanè andato anche oltre, in un’intervista trasmessa ieri dall’emittente di Stato nella quale ha detto chein Ucraina” non c’é stata alcuna invasione russa ma una guerra civile tra i due gruppi . Ecco perché le sanzioni contro la Russia sono assolutamente inutili e inefficaci”.

Top Right AMP

L’Unione europea si sta preparando in coordinamento con Washington ad adottare una nuova serie di sanzioni, in seguito alle informazioni circa il coinvolgimento diretto delle truppe russe nei combattimenti in Ucraina. I provvedimenti mirano a limitare ulteriormente l’accesso della Russia ai mercati finanziari europei e ad inaspriere le condizioni di vendita di apparecchiature che potrebbero avere uso militare, così come di tecnologie per l’industria petrolifera.

Nell’opporsi a tutto questo il presidente Zeman è in linea con il premier socialdemocratico Bohuslav Sobotka, il quale ha espresso “obiezioni” anche contro i limiti imposti alle esportazioni di beni ad uso civile e militare. I datori di lavoro cechi sono sulla stessa lunghezza d’onda: se le sanzioni colpiscono le esportazioni di macchine utensili, computer, elettronica ed apparecchiature collegate, “la situazione di alcune aziende ceche può peggiorare notevolmente”, ha fatto sapere la Confindustria di Praga.

Dynamic 1 AMP

Dall’inizio dell’anno, secondo dati del ministero dell’Industria la Repubblica Ceca ha compiuto verso la Russia esportazioni civili e militari per un valore di 61,5 milioni di euro, in crescita del 13% rispetto all’anno precedente. In totale, la Russia assorbe il 5% delle esportazioni del paese la cui economia, incentrata sull’ automobile, è appena uscit da una lunga crisi.

Alcuni commentatori locali hanno definito le dichiarazioni dei leader come” un alibi per far piacere all’ elettorato”. In Slovacchia, che è membro della NATO e dell’Unione come la Repubblica Ceca, dove l’ economia sta migliorando e le esportazioni verso la Russia hanno raggiunto i 2,5 miliardi di euro nel 2013, la paura per possibili sanzioni finanziarie é ancora più forte. “Il nostro ambasciatore presso la UE è stato incaricato di esprimere il nostro dissenso verso le indicazioni di Bruxelles che espongono la nostra banca centrale e l’intero sistema finanziario a notevoli rischi per la presenza della di un ramo (la grande banca russa) “berbank Slovacchia”, ramo della grande banca russa”, dichiara il primo ministro Robert Fico che aggiunge di aver consultato consultando il suo omologo ceco e di concordare con lui nel ritenere “scorretto” il divieto di esportare merci per uso civile e militare sul mercato russo. “Francamente, queste sanzioni mi fanno ridere un po ‘, perché sappiamo che tutte queste merci entrano massicciamente in Russia attraverso la Bielorussia e la Turchia, che è il secondo membro della NATO” continua Fico.

I toni della protesta sono più moderati in Bulgaria, ma il senso rimane lo stesso. “Siamo preoccupati per via di una spirale di sanzioni che si rivelano dannose non solo per la Russia ma per tutti i paesi europei”, dichiara il capo della diplomazia di Sofia, Daniel Mitov, mentre il suo collega dell’agricoltura, Vassil Groudev, lamenta l’afflusso di verdure polacche e greche vendute a prezzi bassi.

Dynamic 1 AMP

Anche il primo ministro ungherese Viktor Orban si unisce al “gruppo dei quattro” per criticare le misure restrittive: parlando a Budapest, Orban ha recentemente stimato che “l’Unione europea ad ogni giorno che passa si sta allontanando dalla Russia, e questo è un male non solo per l’Ungheria, ma per in tutta l’ Europa “. Secondo il suo ministro dell’Economia, Mihaly Varga, la risposta di Mosca all’embargo costa l’agricoltura ungherese più di duecentomila euro al giorno.

FloorAD AMP
Exit mobile version