Sempre più vicina la tregua in Ucraina: la Nato è spaccata

Vertice dell'Alleanza a un bivio: andare avanti con l'esibizione di muscoli o prendere atto del cessate il fuoco rinviando decisioni pericolose. Italia e Francia mediano.<br>

Sempre più vicina la tregua in Ucraina: la Nato è spaccata
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5 Settembre 2014 - 11.45


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A partire dalle 15 di oggi,se tutto andrà come previsto, in Ucraina governo e separatisti filorussi dovrebbero firmare l’accordo per un “cessate il fuoco” che potrebbe diventare definitivo: più meno alla stessa ora nel vertice dei sessanta paesi della Nato che si aperto ieri a Newport, il Galles, si tireranno le fila di due giorni di contronto che non si stanno svolgendo in modo facile, e si potrà verificare se all’interno dell’Alleanza i “falchi” avranno perso o no qualche piuma.

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All’interno della Nato le posizioni paiono abbastanza chiare: da una parte Stati Uniti, Gran Bretagna e Paesi Baltici premono per il dispiegamento alle frontiere con la Russia di una “forza di intervento rapido” che Mosca può interpretare soltanto come una minaccia ed alla quale sarebbe dunque costretta a reagire. Sulla linea opposta sono schierati alcuni dei grandi paesi europei, soprattutto Francia e Italia che invece sono per una politica di “appeasement” e preferirebbero temporeggiare prima di assumere decisioni pericolose. La Francia appare più defilata rispetto agli altri alleati e si é limitata a far sapere di aver sospeso la consegna delle due navi militari ordinate dalla Russia ed anche l’Italia pensa che di fronte al cessate degli scontri armati innalzare di nuovo il livello del confronto avrebbe poco senso, visto che la Russia rimane un partner essenziale sul piano energetico come su quello militare (soprattutto sullo scacchiere mediorientale).

Il vertice di è aperto ieri mattina con un incontro ristretto dedicato all’Ucraina, a cui hanno partecipato Obama, Cameron, il premier italiano Renzi, la cancelliera tedesca Merkel, il presidente francese Hollande, e quello ucraino Poroshenko. Il leader di Kiev ha detto che già domani potrebbe firmare il cessate il fuoco, e quindi la discussione si è incentrata su quale strategia usare per favorire la soluzione politica della crisi, e quando far scattare le nuove sanzioni. Gli Usa premono affinché le misure più dure vengano imposte subito, durante lo stesso vertice Nato, perché altrimenti dubitano che Putin manterrebbe la promessa di siglare e rispettare la tregua. Alcuni paesi europei invece frenano, suggerendo di aspettare e vedere prima se Mosca firma e applica il cessate il fuoco. Secondo questa logica, le sanzioni più dure verrebbero usate come minaccia, che scatterebbe se la Russia non desse seguito alla tregua.  

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Il piano d’azione di cui si sta discutendo dovrebbe prevedere esercitazioni congiunte in territorio ucraino tra gli eserciti membri, una maggiore condivisione di informazioni tra apparati di “intelligence” e la pianificazione di interventi di risposta rapida alle crisi. Nell’operazione sarebbero coinvolti in prima linea Danimarca, Lettonia, Estonia, Lituania, Norvegia, Paesi Bassi e forse Canada. Oltre che dell’opportunità strategica di una scelta simile adesso però si tratta anche di parlare dei suoi costi.

iI bilancio militare 2014 pubblicato dalla Nato ammonta a 1,4 miliardi di euro, lo scorso agosto l’Alleanza ha sollecitato un nuovo sforzo ai Paesi membri chiedendo loro di impegnarsi ad aumentare le spese per la difesa fino al 2% del PIL nell’arco dei prossimi dieci anni (nel 2013 lo hanno fatto solo Stati Uniti, Gran Bretagna, Grecia ed Estonia). Il generale Jean-Paul Palomeros, comandante supremo alleato per la trasformazione (ACT), ha spiegato che per realizzare il piano servirebbero centinaia di milioni di euro l’anno. Chi è pronto a sopportare simili costi, e per quale obiettivo?

Non molti, pare, e neppure la Germania. “Riteniamo che il requisito del 2% del PIL non rappresenti un criterio adatto per determinare la fedeltà di uno Stato membro nei confronti dell’Alleanza – si è lasciato sfuggire un portavoce del ministero della Difesa tedesco citato da Russia Today -. Dovremmo parlare meno di percentuali e di bilanci della difesa e più delle strategie da adottare per ottenere risultati più concreti”.

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Questa esibizione di muscoli peraltro potrebbe arrivare fuori tempo massimo, fra poche ore si potrebbe compiere il passo cruciale nella risoluzione del conflitto. “Nelle prossime ore a Minsk, dev’essere firmato un documento che prevede le fasi di attuazione del piano di pace per l’Ucraina, la cui disposizione fondamentale è un cessate il fuoco – ribadisce il presidente Poroshenko – e se questo avviene darò istruzioni per un cessate il fuoco bilaterale”. Sul loro sito ufficiale anche i separatisti filo-russi si dichiarano pronti a cessare le ostilità. Nello stesso tempo però Poroshenko aggiunge di aspettarsi che nel vertice di Newport la Nato decida di fornire assistenza militare a Kiev, cosa che provocherebbe l’ira di Putin.

Poche ore fa peraltro a mettere indirettamente in rilievo le qualità della Russia come possibile partner militare dell’Occidente in Siria ed Iraq ha provveduto uno strano firmato diffuso in rete. I macellai del “Califfato islamico” se la prendono anche col presidente russo Vladimir Putin: l’ufficio del procuratore generale russo ha chiesto di limitare l’accesso a un video postato su YouTube dallo Stato islamico (EI) che minaccia di “detronizzare” Vladimir Putin a causa del sostegno fornito da Mosca al regime siriano, e minaccia di scatenare una “guerra “nel Caucaso russo al fine di liberarlo”.

A mosca un comunicato dei magistrati fa sapere che “la richiesta di limitare l’accesso a questo video contenente minacce terroristiche e la promessa di scatenare la guerra nel Caucaso del Nord” è stato inviata all’Agenzia russa per il controllo dei media (Roskomnadzor),Nei prossimi giorni si annuncia l’apertura di un’indagine contro quanti “hanno minacciato un atto terroristico annunciando pubblicamente di voler violare l’integrità territoriale della Russia “.

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Il filmato degli jihadisti dell’IS è stato diffuso in rete martedì scorso su YouTube e fra l’altro mostra un aereo da guerra “Mig” che si afferma essere stato sottratto dalla guerriglia al regime del presidente siriano Bashar al-Assad ed era stato fornito dalla Russia. “Questo è un messaggio per te, Vladimir Putin, gli aerei che hai inviato a Bashar noi li rimanderemo su di voi, se Dio vuole”, tuona la voce di un guerrigliero islamico nel video registrato in arabo e sottotitolato in russo.

La Russia non ha mai fatto mistero di essere il principale alleato del regime di Damasco, a cui fornisce armi. “Noi libereremo la Cecenia e il Caucaso, a Dio piacendo, da questo momento Vladimr Putin deve sentirsi minacciato ed egli cadrà quando arriveremo a casa sua”, continua la voce dell’attivista.
Dopo la prima guerra cecena (1994-1996) tra separatisti e forze federali russe, la ribellionenel Caucaso è stata progressivamente islamizzata , ed ha sempre perseguito l’idea di allargarsi oltre i confini di questa piccola repubblica, trasformandosi fino dalla metà degli anni 2000 un movimento islamista armato attiva in tutto il Caucaso settentrionale.
L’ Isis, che ha proclamato un “Califfato” sulle vaste regioni conquistate negli ultimi mesi in Iraq e in Siria, ha sostenuto la recente decapitazione di due giornalisti americani, James Foley e Steven Sotloff.

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