Siria: liberato un giornalista americano rapito 2 anni fa

Era ostaggio di un gruppo islamista da 22 mesi: Peter Theo Curtis (45 anni) è stato oggi consegnato ad un rappresentante dell'Onu.

Siria: liberato un giornalista americano rapito 2 anni fa
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25 Agosto 2014 - 10.21


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Un ostaggio americano, rimasto per 22 mesi nelle mani di un gruppo islamista in Siria, è stato liberato. “Finalmente sta tornando a casa”, ha dichiarato il Segretario di stato americano, John Kerry, confermando il rilascio di Peter Theo Curtis, giornalista freelance di 45 anni, la cui scomparsa non era stata resa nota in precedenza. Curtis è stato consegnato nelle mani di peacekeeper dell’Onu nel villagio di Al Rafid, Quneitra, nelle alture del Golan.

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“Una settimana dopo l’indicibile tragedia (di James Foley, ndr) siamo particolarmente sollevati e lieti di sapere che Theo Curtis sta tornando a casa dopo così tanto tempo nelle grinfie di Jabhat Al-Nusrah,” ha detto Kerry facendo riferimento al Fronte Al-Nusra, il gruppo quaedista operativo in Siria.

Il Consigliere alla sicurezza americano, Susan Rice, ha detto che Curtis si ricongiungerà molto presto con i suoi familiari. La famiglia di Curtis ha ringraziato il governo degli Stati Uniti e quello del Qatar, che ha aiutato nei negoziati con i terroristi.

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Secondo un comunicato della famiglia, Curtis era stato catturato poco dopo aver attraversato il confine siriano nell’ottobre 2012 dai militanti del gruppo Jabhat al-Nusra o da altri uomini alleati con Jabhat al-Nusra.” i dettagli del rilascio di Curtis non sono stati rivelati, ma la madre ha più volte fatto riferimento all’intervento del governo del Qatar nella mediazione.

Secondo quanto scrive il Nyt, ci sono ancora almeno tre cittadini americani detenuti dagli jihadisti in Siria, due uomini e una donna. Uno di loro, Steven Sotloff, compare in ginocchio nel video della decapitazione di Foley, mentre il boia incappucciato di nero in piedi accanto a lui, rivolgendosi direttamente al presidente americano, afferma: “La vita di questo cittadino Usa, Obama, dipende dalle tue prossime decisioni”.

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