Orrore nel cielo di Ucraina: diplomazie impotenti

Un evento sconvolgente per il numero di vittime (298 di cui 80 bambini) e per l’improvvisa riemersione di una guerra latente che si trascinava da tempo. [Nuccio Fava]

Orrore nel cielo di Ucraina: diplomazie impotenti
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19 Luglio 2014 - 16.15


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di Nuccio Fava

La clamorosa sentenza di assoluzione di Berlusconi inesorabilmente prende il sopravvento. Giornali e telegiornali dedicano spazio molto ampio. Anche i mass media dovrebbero fare un bell’esame di coscienza e una riflessione approfondita intorno alla cosiddetta vicenda del bunga-bunga ed anche sul rapporto tra certi magistrati e certi giornalisti che hanno cavalcato indagini e intercettazioni con grande disinvoltura. È comunque un piacere sentire dichiarare da Berlusconi, con toni sobri e pacati, che la gran parte dei giudici sono onesti e laboriosi. Chi è senza peccato scagli la prima pietra, mentre molte in questi anni ne sono state lanciate solo per colpire l’avversario, per ragioni non sempre limpide e di strumentalizzazione politica e di lotta di potere senza quartiere.

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Non riesco però a superare l’angoscia per quell’aereo malese abbattuto con un missile, sofisticato e potente, che ha distrutto in un colpo 298 vite umane. Tra loro 80 bambini che in compagnia delle famiglie si recavano in vacanza a Bali. Eravamo alle prese col timore crescente di una possibile invasione israeliana del territorio di Gaza. La decisione era nell’aria, favorita dalla totale rigidità degli estremisti di Hamas: giunti a dire che auspicavano l’invasione di terra per potere infliggere un duro colpo ad Israele e far capire con chiarezza al mondo intero le ragioni e le ingiustizie subite dai palestinesi.

Proprio mentre eravamo sempre più preoccupati per l’aggravarsi della crisi medio-orientale, le agenzie di tutto il mondo battevano le prime righe sul boeing abbattuto vicino alla frontiera tra Ucraina e Russia. Un evento sconvolgente per il numero di vittime e per l’improvvisa riemersione di una guerra latente che si trascinava da tempo. L’avevamo dimenticata, nonostante la gravità e i rischi per gli equilibri europei e gli stessi rapporti tra Obama e Putin in crisi da tempo. Il missile non era un proiettile qualunque, ma uno strumento di morte sofisticato e potente, in grado di raggiungere un aereo a 10.000 metri di altitudine.

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Le cancellerie e le diplomazie di tutti i Paesi si sono messe in moto unanimi sul cordoglio e il dolore per le vittime, ma sostanzialmente caute nel valutare politicamente la tragedia. Inevitabile la richiesta di commissioni d’inchiesta imparziali, sotto l’egida dell’Onu con scarsa capacità e forse con poca volontà di capire che quel missile non si trova nel cortile di casa ma è fabbricato con tecnologie avanzatissime di matrice russa. Il territorio dal quale è stato sparato è controllato da parecchie settimane dai separatisti ucraini filo russi.

Già in passato non hanno accolto l’invito alla moderazione e a periodi di tregua per tentare di intavolare trattative con Kiev. In particolare avevano già abbattuto elicotteri ed un cargo militare ucraino. L’Europa viene a trovarsi in una situazione molto delicata e non a caso lo stesso Obama ne ha sollecitato un ruolo più attivo ed efficace. Serve iniziativa politica e capacità di dialogo persuasivo nei confronti di Mosca non accontentandosi di rapporti bilaterali e personali con Putin.

La composizione complessa dell’Ue, il numero di Paesi che la compongono, un sistema istituzionale inadeguato a decisioni rapide e condivise, rendono evidente l’insufficienza di restrizioni ed embarghi. Non hanno dato in genere grandi risultati e si prestano a ritorsioni e contrapposizioni ancora maggiori e che non aiutano la promozione di progressi significativi. In questo ambito la stessa posizione del nostro presidente del Consiglio rischia di essere depotenziata e di vedere accresciute le sue difficoltà già all’inizio della presidenza dell’Italia del semestre europeo.

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L’orrore per la sciagura dell’aereo abbattuto potrebbe per tragico paradosso costituire una sollecitazione insopprimibile per l’impostazione di nuove relazioni e di nuove prospettive per un migliore equilibrio geopolitico. Finita la guerra fredda, caduto il muro di Berlino paradossalmente sono man mano cresciute crisi in aree apparentemente limitate e periferiche che però aggravano lo stato di precarietà generale. Serve una forte iniziativa politica e l’Europa non può stare alla finestra. Si tratta di un grande sforzo e di un difficile impegno che è carente da troppo tempo e di cui lo stesso Renzi dovrebbe farsi carico con drammatica urgenza.

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