La clamorosa sentenza di assoluzione di Berlusconi inesorabilmente prende il sopravvento. Giornali e telegiornali dedicano spazio molto ampio. Anche i mass media dovrebbero fare un bell’esame di coscienza e una riflessione approfondita intorno alla cosiddetta vicenda del bunga-bunga ed anche sul rapporto tra certi magistrati e certi giornalisti che hanno cavalcato indagini e intercettazioni con grande disinvoltura. È comunque un piacere sentire dichiarare da Berlusconi, con toni sobri e pacati, che la gran parte dei giudici sono onesti e laboriosi. Chi è senza peccato scagli la prima pietra, mentre molte in questi anni ne sono state lanciate solo per colpire l’avversario, per ragioni non sempre limpide e di strumentalizzazione politica e di lotta di potere senza quartiere.
Non riesco però a superare l’angoscia per quell’aereo malese abbattuto con un missile, sofisticato e potente, che ha distrutto in un colpo 298 vite umane. Tra loro 80 bambini che in compagnia delle famiglie si recavano in vacanza a Bali. Eravamo alle prese col timore crescente di una possibile invasione israeliana del territorio di Gaza. La decisione era nell’aria, favorita dalla totale rigidità degli estremisti di Hamas: giunti a dire che auspicavano l’invasione di terra per potere infliggere un duro colpo ad Israele e far capire con chiarezza al mondo intero le ragioni e le ingiustizie subite dai palestinesi.
Proprio mentre eravamo sempre più preoccupati per l’aggravarsi della crisi medio-orientale, le agenzie di tutto il mondo battevano le prime righe sul boeing abbattuto vicino alla frontiera tra Ucraina e Russia. Un evento sconvolgente per il numero di vittime e per l’improvvisa riemersione di una guerra latente che si trascinava da tempo. L’avevamo dimenticata, nonostante la gravità e i rischi per gli equilibri europei e gli stessi rapporti tra Obama e Putin in crisi da tempo. Il missile non era un proiettile qualunque, ma uno strumento di morte sofisticato e potente, in grado di raggiungere un aereo a 10.000 metri di altitudine.
Le cancellerie e le diplomazie di tutti i Paesi si sono messe in moto unanimi sul cordoglio e il dolore per le vittime, ma sostanzialmente caute nel valutare politicamente la tragedia. Inevitabile la richiesta di commissioni d’inchiesta imparziali, sotto l’egida dell’Onu con scarsa capacità e forse con poca volontà di capire che quel missile non si trova nel cortile di casa ma è fabbricato con tecnologie avanzatissime di matrice russa. Il territorio dal quale è stato sparato è controllato da parecchie settimane dai separatisti ucraini filo russi.
Già in passato non hanno accolto l’invito alla moderazione e a periodi di tregua per tentare di intavolare trattative con Kiev. In particolare avevano già abbattuto elicotteri ed un cargo militare ucraino. L’Europa viene a trovarsi in una situazione molto delicata e non a caso lo stesso Obama ne ha sollecitato un ruolo più attivo ed efficace. Serve iniziativa politica e capacità di dialogo persuasivo nei confronti di Mosca non accontentandosi di rapporti bilaterali e personali con Putin.
La composizione complessa dell’Ue, il numero di Paesi che la compongono, un sistema istituzionale inadeguato a decisioni rapide e condivise, rendono evidente l’insufficienza di restrizioni ed embarghi. Non hanno dato in genere grandi risultati e si prestano a ritorsioni e contrapposizioni ancora maggiori e che non aiutano la promozione di progressi significativi. In questo ambito la stessa posizione del nostro presidente del Consiglio rischia di essere depotenziata e di vedere accresciute le sue difficoltà già all’inizio della presidenza dell’Italia del semestre europeo.
L’orrore per la sciagura dell’aereo abbattuto potrebbe per tragico paradosso costituire una sollecitazione insopprimibile per l’impostazione di nuove relazioni e di nuove prospettive per un migliore equilibrio geopolitico. Finita la guerra fredda, caduto il muro di Berlino paradossalmente sono man mano cresciute crisi in aree apparentemente limitate e periferiche che però aggravano lo stato di precarietà generale. Serve una forte iniziativa politica e l’Europa non può stare alla finestra. Si tratta di un grande sforzo e di un difficile impegno che è carente da troppo tempo e di cui lo stesso Renzi dovrebbe farsi carico con drammatica urgenza.
