Sotto il sole del Texas un giovane uomo dalla lunga barba in saio marcia per fermare il boia. Si tratta del reverendo Jeff Hood, un pastore battista del sud, che cammina da giorni nel deserto per fermare la macchina della morte nello stato capitale delle esecuzioni.
Hood protesta contro un sistema che ha fatto del Texas lo stato più letale di tutti gli Stati Uniti: con 515 esecuzioni dal 1976, quando la Corte Suprema ha dato luce verde alla pena capitale, contro le 111 dell’Oklahoma, lo stato della stella solitaria è responsabile del 37 per cento di tutte le esecuzioni negli Usa.
Jeff è stato a lungo membro del consiglio di amministrazione della Texas Coalition che combatte per far abolire la pena di morte, un movimento che sta guadagnando un grande slancio in questi giorni.
Per Hood la scelta della marcia è dettata dalla fede: «La pena di morte ci rende assieme carnefici e vittime. Solo l’amore ci può guarire». Il pastore battista ha cominciato il suo viaggio incontrando uomini nel braccio della morte di cui è consigliere spirituale. Lasciando la prigione ha detto: «Il vento di Dio è alle mie spalle», e si è imbarcato in un cammino di 350 chilometri sotto il sole e in mezzo al niente.
Hood è ossessionato dal modo con cui la cristianità ha distorto i suoi valori in fatto di esecuzioni: «C’è un crocifisso nella camera della morte di Huntsville», commenta mestamente. È una contraddizione, a suo avviso, che non abbastanza cristiani riconoscono: «Gesù è stato vittima della pena di morte, non un suo sostenitore».
