La Libia sprofonda nel caos. Il governo ha chiesto al Parlamento di sospendere i lavori e l’ambasciata d’Italia ha invitato tutti i connazionali a valutare il rientro in patria. Washington segue “minuto per minuto” l’evolversi della situazione “estremente fluida” in Libia.
Da venerdì è scoppiata la guerra da Bengasi a Tripoli, con sanguinosi bombardamenti aerei e “pause strategiche” nella città dell’est da parte del generale Khalifa Haftar e con i carri armati dei guerriglieri di Zintan (di fatto i meglio armati e addestrati) a circondare il Parlamento e a sparare nell’aeroporto della capitale fino a “ritirarsi”, dopo aver fatto due morti e 55 feriti.
A nome loro ha parlato nella notte il colonnelllo Mokhtar Fernana, che ha di fatto “ufficializzato” il collegamento con Haftar, annunciando “la sospensione del Cng” (il Congresso nazionale generale, ovvero il Parlamento). Il giorno prima la stessa cosa era stata detta dal generale, che si era visto accusare dalle inerti autorità di Tripoli di voler attuare un colpo di stato. A questo punto il filo diretto tra i combattenti laici é apparso più che evidente.
Oggi anche il governo libico ne ha preso atto. E dopo aver negato problemi fino al primo pomeriggio (“è tutto sotto controllo”), in serata ha disposto la sospensione del Parlamento e di qualunque sua attività fino a nuove elezioni, compresa quella di un nuovo premier. L’ultimo nominato, l’imprenditore miliardario Ahmed Miitig, improvvisamente entrato in politica lo scorso 4 maggio con l’appoggio dei fondamentalisti islamici, non è di fatto riuscito a portare alcuna soluzione alla crisi libica. Trasformando, anzi, in un baratro i contrasti tra islamisti e laici.
Egitto, evitare interferenze esterne – L’Egitto ha espresso il suo rifiuto per ogni intervento straniero in Libia, rivolgendo un appello alle parti attive nel paese e in quelli vicini a “mettere fine alle divisioni e fermare lo spargimento di sangue”.
In un comunicato del ministero degli Esteri del Cairo, si condannano “i tentativi dall’interno e dall’esterno” della Libia di trascinare l’Egitto nel conflitto, che e’ invece una questione del tutto interna, ma si esprime al contempo la disponibilita’ ad aiutare il paese a “evitare la frammentazione e lo spargimento di sangue”.
Tutto pronto per l’evacuazione – Nell’eventualità di dover ordinare un’evacuazione d’emergenza degli americani nel Paese, gli Stati Uniti hanno inviato altri 4 aerei da trasporto militari V-22 Osprey nella base siciliana di Sigonella (a 530 km da Tripoli) dove da mesi ne stazionano altri 4 con 200 marines. È quanto riferisce la Cnn citando fonti del Pentagono.
I Bell-Boeing V-22 Osprey (convertiplani, velivoli che decollano come elicotteri e poi effettuano una transizione dei due motori ad elica per volare come aerei con una velocita’ massima di 510 km/h con un’autonomia di 1.650 km) possono trasportare fino 24 passeggeri e possono decollare con un preavviso di 6 ore. In totale la flotta di Osprey con i marines di scorta sarà in grado di evacuare oltre 200 persone dall’ambasciata Usa a Tripoli. La squadra dei marines Sigonella è stata rafforzata dall’11 settembre del 2012.
L’Europa sta a guardare – Da Bruxelles per ora non sono però venute iniziative concrete. “Profonda preoccupazione”, certamente e appelli “a tutte le parti a fermare il bagno di sangue e a evitare ulteriori violenze”. Oltre che “a lavorare insieme” per “una democrazia stabile”.
Intanto anche l’Arabia Saudita ha chiuso la sua ambasciata, mentre agli italiani è stato chiesto dalla sede diplomatica di valutare l’ipotesi di un rientro “temporaneo” in attesa di un chiarimento della situazione sul terreno
