È un plebiscito annunciato per l’indipendenza da Kiev nell’Est dell’Ucraina: il referendum organizzato nelle regioni russofone e russofile della parte orientale del Paese ex sovietico ha portato ad una larghissima maggioranza di “sì” alla secessione. Secondo i dati diffusi dal Comitato elettorale allestito dai militanti separatisti, ieri ha votato a favore l’89,7%, il 10,9% è contrario, uno 0,74% delle schede è risultato nullo. L’affluenza è stata del 74,87% nella regione di Donetsk, dell’81% a Lugansk.
Si tratta di un risultato che minaccia concretamente l’ulteriore fase di instabilità sul fianco orientale dell’Ucraina e nell’intero Paese sconvolto da tensioni, disordini e violenze e dove nell’Est le autorità ad interim filo-occidentali hanno lanciato un’operazione militare per tentare di riprendere il controllo, per ora senza grandi risultati.
Il voto, previsto dalle 8 alle 22 locali di ieri, si è svolto in un clima di relativa calma in circa 3000 seggi per circa 5 milioni di elettori (3,2 nella regione di Donetsk, 1,8 in quella di Lugansk), a volte in seggi desolatamente semivuoti, a volte invece con lunghe code, come a Mariupol (dove però c’erano solo otto sedi per mezzo milione di abitanti) o tra le barricate di Sloviansk, roccaforte della rivolta circondata dall’esercito e nelle cui vicinanze si sono udite numerose e forti detonazioni nella mattinata e in serata.
Le reazioni – Il governo di Kiev ha definito il referendum di ieri una «farsa criminale», e Stati Uniti ed Unione Europea hanno detto che è «illegale». Vladimir Putin la scorsa settimana ha chiesto un rinvio del referendum, richiesta respinta dai separatisti ucraini. Una dinamica che ha alimentato i dubbi occidentali di un “gioco delle parti” tra il Cremlino e i russofili ucraini e che ha portato il governo di Kiev a puntare il dito contro “una farsa”. Né l’Ue né gli Stati Uniti riconoscono il referendum che chiede, de facto, lo smembramento dell’Ucraina, anche se la domanda posta era solo sull’indipendenza, evitando riferimenti ad una eventuale annessione alla Federazione russa.
Ashton: il voto è illegale – Il voto per l’Occidente è «illegale», come ha ribadito anche la portavoce del capo della diplomazia europea Catherine Ashton, che il presidente francese Francois Hollande ha bollato come «nullo e non valido» e che gli Usa hanno condannato fin dalla vigilia con parole durissime.
Giappone: il referendum non è accettabile – Il referendum nell’Est dell’Ucraina tenuto per decidere il distacco da Kiev «non è giustificabile»: dura la posizione del Giappone espressa dal portavoce del governo, Yoshihide Suga, che ha ribadito, come nel caso della Crimea, la contrarietà ad azioni che violano il diritto internazionale.
Il Cremlino: rispettiamo i risultati, ora dialogo con Kiev – La Russia dichiara di rispettare gli esiti dei referendum che si sono svolti nelle regioni dell’est dell’Ucraina e chiede al governo di Kiev di avviare un dialogo con i separatisti filorussi. È quanto ha reso noto il Cremlino con una dichiarazione. «Mosca rispetta la volontà delle popolazioni delle regioni di Donetsk e Sloviansk e si aspetta un’applicazione pratica dei risultati del referendum avvenga in un modo civile, senza nessun tipo di violenza, e sulla base di un dialogo tra i rappresentanti di Kiev, di Donetsk e Sloviansk», recita il comunicato.
Lagarde: nuovo rischio per l’economia mondiale – “La crisi ucraina è un nuovo rischio per l’economia mondiale”. Così la direttrice del Fmi Christine Lagarde, al giornale tedesco Handeslblatt. “Si tratta di un pericolo che difficilmente si può misurare – ha continuato – e rispetto al quale difficilmente si possono prevedere rischi di contagio per altri Paesi”.
Hague: l’Ue intensifica il lavoro per la fase 3 delle sanzioni – “Il consiglio Ue Affari esteri «continua e intensifica il lavoro preparatorio per la terza fase delle sanzioni e delle misure aggiuntive se le circostanze lo richiederanno, che in particolare saranno determinate dall’atteggiamento russo verso le elezioni del 25 maggio”. Lo ha detto il ministro degli Esteri del Regno Unito, William Hague, entrando al consiglio Ue Affari esteri in corso a Bruxelles. I referendum che si sono tenuti nelle regioni orientali dell’Ucraina hanno “credibilità zero, sono illegali e non rispettano alcuno standard di trasparenza”.
Polizia spara ad un seggio: un morto – Tensione alle stelle durante le operazioni di voto. La consultazione non era stata autorizzata dal governo centrale di Kiev e la polizia ha tentato di chiudere un seggio a Donetsk ma è finita in tragedia. Nel video che sta circolando sui social media si vede un poliziotto perdere la pazienza e sparare a terra e in aria per disperdere la folla. Un proiettile vagante però finisce nel collo di un civile uccidendolo.
