L’India ha sospeso le operazioni di ricerca dell’aereo della Malaysian Airline scomparso otto giorni fa con 239 persone a bordo, su richiesta del governo malaysiano. Lo riferisce Zee Tv. Citando un portavoce della Marina indiana, la tv ha spiegato che «si tratta di sospensione e non di abbandono delle ricerche perchè Kuala Lumpur vuole mettere a punto una nuova strategia».
Da alcuni giorni navi e aerei indiani stavano cercando tracce dell’aereo scomparso nella zona delle isole Andamane e nella Baia del Bengala.
In una conferenza stampa ieri a Kuala Lumpur, il premier malaysiano Najib Razak ha sostenuto che l’ipotesi su cui gli investigatori stavano lavorando era una deviazione «deliberata» della rotta del velivolo da parte dei piloti o di qualcun altro a bordo.
Due possibili traiettorie per il dirottamento
Sulla base dell’ultimo segnale emesso, le autorità malaysiane hanno ipotizzato l’esistenza di due corridoi di volo per il Boeing 777: uno meridionale sull’oceano Indiano ed uno settentrionale sull’India ed il Pakistan. Ieri le autorità indiane hanno escluso che un qualsiasi velivolo possa attraversare il territorio dell’India senza essere localizzato dai radar nazionali.
Fra le mille ipotesi che si fanno su quanto sia accaduto sull’aereo, ieri l’ex vice segretario di Stato americano Strobe Talbott ha ipotizzato in un tweet che possa trattarsi di un dirottamento mirato ad un attentato contro l’India. «La direzione, il carico di combustibile e la traiettoria – ha sostenuto Talbott – portano alcuni a sospettare che dirottatori abbiano pianificato un attacco del tipo 11 settembre (contro le Torri gemelle di New York) in una città indiana».
Aiuti internazionali
La Malaysia si è rivolta ad altri 15 paesi per coinvolgerli nelle ricerche dell’aereo, a seguito delle rivelazioni secondo cui il velivolo avrebbe volato altre sette ore circa dopo essere sparito dai radar. Il ministero dei Trasporti malese ha reso noto di aver interpellato e chiesto assistenza alle autorità di Kazakhstan, Uzbekistan, Kyrgyzstan, Turkmenistan, Pakistan, Bangladesh, India, Cina, Myanmar, Laos, Vietnam, Thailandia, Indonesia, Australia e Francia. Le autorità di Kuala Lumpur hanno anche chiesto un’intensificazione delle operazioni e di poter aver accesso, tra l’altro, ai dati dei satelliti e dei radar.
La rabbia della Cina
L’opinione pubblica in Cina torna a criticare le autorità malesi per «il tempo sprecato». Dall’agenzia ufficiale Nuova Cina ai social network, tutti sottolineano che «le informazioni sono arrivate troppo tardi e le ricerche svolte finora sono state totalmente inutili». Intanto le indagini della polizia si stanno concentrando su pilota e co-pilota. La polizia malese, in particolare, sta analizzando il simulatore di volo trovato a casa del comandante.
Indagato anche il personale di terra
Oltre a pilota, co-pilota e passeggeri, le indagini sulla scomparsa dell’aereo della Malaysian Airlines si stanno concentrando sul personale di terra, tecnici e ingegneri in contatto con il velivolo. Lo ha riferito il ministro dei Trasporti malese a Kuala Lumpur, precisando che pilota e co-pilota non avevano chiesto di viaggiare insieme.
La preghiera del Papa
«Vi invito – ha detto Papa Francesco dopo l’Angelus di oggi – a ricordare nella preghiera i passeggeri e l’equipaggio dell’aereo della Malaysia e i loro familiari, siamo vicini a loro in questo difficile momento», ha concluso a proposito dell’aereo scomparso.
