È stata una nuova giornata di tensione tra Ucraina, Russia e Unione Europea. Questa mattina il comando della Marina ucraina a Simferopoli, capitale della Crimea, è stato circondato da una cinquantina di soldati senza insegne, presumibilmente russi. Nonostante ciò sembra che il congelamento, almeno momentaneo, dell’intervento militare in Ucraina da parte di Vladimir Putin abbia lasciato spazio alla diplomazia internazionale di trovare una soluzione a questa crisi senza precedenti.
La cancelliera tedesca Angela Merkel ha cercato di mediare con Putin, con il quale ha avuto un colloquio telefonico in serata. I due hanno discusso di «scenari di cooperazione internazionale» per una «normalizzazione» della situazionane in Ucraina», come ha reso noto lo stesso Cremlino. Ieri la Merkel ha parlato anche con il presidente Barack Obama: secondo quanto riferito su Twitter dal portavoce del leader tedesco, i due si sono trovati d’accordo sulla valutazione degli sviluppi più recenti e hanno stabilito di continuare a muoversi in stretta intesa, come avvenuto negli ultimi giorni.
La soluzione, pero ora, sembra passare attraverso un ampio gruppo di contatto, voluto in particolare proprio da Germania e Francia, e il parziale recupero dell’accordo del 21 febbraio tra Viktor Ianukovich, opposizione e tre ministri degli esteri europei, preteso ora da Mosca. L’obiettivo sembra essere quello di formare un nuovo esecutivo a Kiev sciogliendo le milizie estremiste e facendo ritirare le truppe russe, secondo quanto riferito dal ministro degli esteri francese Laurent Fabius.
Oggi il segretario di Stato Usa John Kerry e il capo della diplomazia russa Serghiei Lavrov hanno incontraro i colleghi europei. In serata Lavrov ha riferito che Kerry ha concordato sulla necessità di aiutare gli ucraini ad attuare gli accordi del 21 febbraio, senza entrare nel dettaglio, mentre ha bocciato le iniziative promosse via Osce, Consiglio Nato-Russia (finito male stasera, con reciproche accuse e riduzione dei rapporti dell’Alleanza Atlantica con Mosca)ed altre organizzazioni internazionali, che a suo avviso »non contribuiscono a creare una atmosfera di dialogo e cooperazione costruttiva». Fonti diplomatiche Usa hanno più tardi frenato, precisando che nessuna intesa complessiva è stata ancora definita e che Washington non accetta lo scavalcamento dell’attuale governo ad interim di Kiev. In ogni caso, ha insistito Lavrov, un accordo c’è almeno sulla volontà di continuare le discussioni nei prossimi giorni per tentare di «stabilizzare la situazione».
I contatti tra la Russia e gli Stati Uniti sembrano essere stati più distesi rispetto ai giorni scorsi. «Credo che sia saggio non prendere in considerazione oggi strumenti che al momento non sono necessari, anche per contribuire all’abbassamento dei toni», ha sottolineato da Parigi il ministro degli Esteri Federica Mogherini. Resta da vedere se gli Usa procederanno con loro sanzioni autonome, come ventilato di nuovo oggi dal segretario al tesoro Jacob Lew.
Da registrare è anche l’ennesimo appello del segretario dell’Onu Ban Ki-Moon a tutte le parti per ridurre la tensione e iniziare un «dialogo costruttivo», anche se il suo inviato in Crimea, Robert Serry, ha deciso di mettere fine alla sua missione dopo essere stato minacciato da uomini armati a Sinferopoli.
In Ucraina, su richiesta di Kiev, sono arrivati nel frattempo 35 osservatori militari Osce (due sono italiani), mentre nella »guerra di posizione« spicca la presa da parte delle forze russe della base di lancio missilistica di Evpatoria e la riconquista ad opera dei filo russi della sede del governo a Donetsk, con una decina di feriti.
