Un gruppo di uomini vestiti di nero e armati di coltello hanno assaltato la stazione di Kunming: il bilancio è di 29 morti e 109 feriti a colpi di coltello. La strage è avvenuta a Kunming, capoluogo della provincia dello Yunnan, nel sud-ovest del Paese. Tra le vittime si contano anche 5 assalitori. Pechino accusa i “terroristi uighuri” per il massacro e il presidente Xi Jinping ha già chiesto alle forze di sicurezza di “indagare e risolvere il caso” e di sradicare “tutte le forme di terrorismo” dal Paese.
Secondo le autorità cinesi, infatti, si tratta di un “violento attacco terroristico premeditato”. E sotto accusa finisce la minoranza turcofona musulmana degli uighuri, originaria dello Xinjiang, regione del nord-ovest della Cina. La situazione nella regione è estremamente tesa dal 2009, quando quasi 200 persone persero la vita in scontri etnici tra uighuri e cinesi a Urumqi, la capitale della Regione Autonoma del Xinjiang.
“Ho visto una persona venire verso di me con un lungo coltello e sono corso via insieme agli altri”. È il racconto di Yang Haifei, residente della provincia cinese dello Yunnan, che all’agenzia di stampa cinese Xinhua ha raccontato di essere stato attaccato mentre stava comprando un biglietto. Un massacro. Il commando di almeno 10 uomini, vestiti di nero, intorno alle 21, ora locale, ha aggredito la folla che si trovava nei pressi della stazione, prima dell’arrivo della polizia che ha aperto il fuoco contro la banda di assalitori, uccidendo cinque di loro. La stazione ferroviaria è stata subito isolata dagli agenti, le ambulanze hanno fatto la spola con l’ospedale.
