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Il nostro concetto di città e di donne e uomini liberi

Per non essere consumatori o merce, ma cittadini che vivono e lottano nella polis e per la polis: vogliamo uno spazio urbano più equo e armonioso. [Sara Datturi]

Il nostro concetto di città e di donne e uomini liberi

redazione

19 Gennaio 2014 - 19.48


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di Sara Datturi

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Il diritto alla città, la nostra polis, un’assemblea di cittadini, individui responsabili pronti ad alzarsi, camminare insieme, pensarsi non come singolo, ma come attori attivi all’interno di una comunità.

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Tante definizioni, teorie, spiegazioni che cercano di attualizzare e rappresentare questo bisogno innato di rapportarsi con l’altro e con l’ambiente che ci circonda. Nella storia è un continuo temporale di lotte, conflitti, passioni che hanno portato alla trasformazione e alla creazione di un luogo in cui poter vivere insieme. La tendenza duplice dell’essere umano sempre al limite tra bisogni primari, tendenza all’odio e all’amore s’interseca e si intreccia con questo processo urbano. Inuguaglianza, potere, forza, conflitto.

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Il concetto di città continua a mutare e si connette con i processi storici socio-economici politici che caratterizzano ogni epoca. Adesso, in questo XXI secolo cosa vuol dire diritto alla città? Che cosa significa per noi cittadini di questo mondo cos’ interconnesso e specializzato questo concetto? Come vediamo, sogniamo e viviamo il rapporto tra noi e l’ambiente che ci circonda?

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Pianifichiamo, ci espandiamo, vogliamo sempre più servizi, vetrine, comprare ed essere comprati. Ci lasciamo immergere da questo sistema economico neoliberista di cui stiamo affrontandone anche le sue intrinseche imperfezioni, lo aduliamo inconsciamente e ci opponiamo a esso.

Che riflesso ha questa ragnatela di politiche economiche internazionali e nazionali sul nostro vivere e intendere la realtà? Vogliamo un città che ci offra solo beni? Desideriamo un lavoro che ci permetta di consumare e ottenere dei servizi?

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Non credo sia tutto solo bianco o nero. E’ un processo lento e graduale che vede l’incrociarsi di diversi processi. Educazione, innovazione, gestione dell’elettricità, acqua, infrastrutture e strade, cultura, musica, arte, poesia. L’uomo non sarà mai solo una marionetta. Mi piace pensarci come schegge impazzite. Siamo incorporati e immersi in questa bolla d’aria di pianeta, fratelli e sorelle, homo e domina in continua evoluzione e conflitto interiore.
Scontro, creatività che mescola, ricrea, distrugge e rimette in discussione.

Non siamo attori passivi, non vogliamo rimanere solo immersi in grovigli e strade già segnate. Ci hanno provato a renderci solo merce che consuma, ma lentamente la nostra natura contradditoria, noiosa, spavalda, passionale, incontentabile, ribelle sta uscendo, grida e insorge. Scendendo per le strade stiamo attualizzando che abbiamo una sfera d’azione in cui possiamo ripensare i nostri rapporti con l’altro e l’ambiente in cui vogliamo farlo. Tra contraddizioni ed innovazioni, sconforto e sorprese, in tutte le sfere sociali, tra panettieri e banchieri ci sono tante scintille pronte a bruciare, ricreare, diventare falegnami di un nuovo spazio urbano che sia più equo, armonioso, intelligentemente tecnologico. Insomma come dice il nostro caro David Harvey: un’umanità ribelle capace di trasformare e vedere la città come un sito storico di distruzione creativa.

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