L’uso della forza per convertire chi non è di religione islamica è sbagliato: ed è il Corano a vietarla. Incredibile a credersi, ma ad affermarlo è Khalid Sheikh Mohammed, l’ideatore degli attentati del’11 settembre 2001.
Rinchiuso nel supercarcere di Guantanamo dal 2006 e al centro di un processo militare alla fine del quale potrebbe essere condannato alla pena di morte, Ksm (come è conosciuto negli ambienti dell’intelligence americana) ha deciso di dire la sua in una sorta di manifesto di 36 pagine presentato alla corte e ottenuto dall'”Huffington Post”. Manifesto in cui afferma di voler convertire alla religione islamica giudici, avvocati e carcerieri, ma ripudiando l’uso della violenza. Un gran cambiamento di vedute rispetto a qualche anno fa.
Appena arrivato a Guantanamo, infatti, nel corso dei primi interrogatori l’uomo affermò come “il più grande dovere religioso è combattere gli infedeli”. Oggi Ksm – 50 anni, nato in Kuwait ma che ha frequentato il college in North Dakota – spiega come la conversione può essere perseguita solo con la persuasione e con la riflessione teologica.
Ksm in anni di interrogatori è stato più volte torturato dalla Cia, in particolare con la tecnica del “waterbording” a cui sarebbe stato sottoposto centinaia di volte.
“La verità non può mai essere raggiunta con i muscoli e con l’uso della forza, ma ricorrendo alla ragione e alla saggezza”, ha scritto. Parole che arrivano dalla stessa persona che nel 2007 affermò di aver decapitato personalmente (con la mia “santa mano destra”, disse) il giornalista americano, Daniel Pearl.
