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Guerra tra miliziani: Tripoli è nel caos

La capitale libica è teatro di nuovi scontri tra milizie rivali con razzi anti-aerei e granate, che hanno causato un morto e decine di feriti.

Guerra tra miliziani: Tripoli è nel caos

Desk2

8 Novembre 2013 - 10.26


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È stata una notte di scontri nella capitale libica Tripoli, dove due milizie rivali si sono affrontate con razzi anti-aerei e granate causando la morte di una persona e decine di feriti. È la seconda volta in 48 ore che la città diventa un campo di battaglia tra i numerosi gruppi armati che ancora imperversano nel Paese. All’inizio della settimana, c’è stato un altro scontro armato nella capitale, in cui è morta una persona e altre sono rimaste ferite.

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I combattimenti sono scoppiati tra un gruppo di miliziani di Misurata e una formazione attiva nel distretto di Soug al-Jomaa, per vendicare la morte di un combattente, Nuri Friwan, ferito alcuni giorni fa in una sparatoria a un posto di blocco dei miliziani di Soug al-Jomaa. Testimoni hanno riferito che uomini armati con granate e razzi hanno assaltato la zona, bloccato le strade principali di Soug al-Jomaa ed è iniziata la battaglia, scatenando il panico tra la popolazione. “Non c’è un esercito che protegga la gente”.

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La presenza sul territorio di milizie formatesi durante la rivolta, sostenuta dall’intervento militare Nato, che due anni fa ha deposto il colonnello Muammar Gheddafi, è uno dei maggiori problemi di sicurezza della Libia, sotto pressione anche per la presenza di gruppi islamisti. Il governo non è riuscito a disarmare questi combattenti che controllano molte zone del Paese. La richiesta di deporre le armi e unirsi alle Forze armate libiche o alla polizia non è stata accolta dalla maggior parte dei miliziani, diventati incontrollabili. Ma è stato lo stesso governo a ricorrere talvolta a queste formazioni per garantire la sicurezza, come nel caso dei Comitati Supremi di Sicurezza, guidati dal salafita Hashim Bishr, o del Lybia Shield, gruppo considerato vicino alla Fratellanza musulmana.

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Queste milizie sono attorniate da gruppi religiosi minori che stanno giorno dopo giorno destabilizzando il Paese. Lo scorso ottobre è stato persino rapito e subito liberato il primo ministro, Ali Zeidan. Per contrastare lo strapotere di questi gruppi formatisi durante la rivolta contro il regime del colonnello, il governo ha deciso che nel 2014 non pagherà più gli stipendi ai miliziani. una decisione che certamente scatenerà altri scontri. L’instabilità sta mettendo anche in difficoltà economica la Libia che conta principalmente sulle sue risorse petrolifere. La presenza di gruppi armati che pretendono denaro e benefici ha bloccato le estrazioni per mesi. Di recente l’italiana Eni ha minacciato di chiudere i pozzi.


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