Undici Premi Nobel per la pace scrivono al presidente russo Vladimir Putin per chiedergli di far cadere l’accusa di pirateria nei confronti dei 28 attivisti di Greenpeace e i due giornalisti freelance in carcere dal 19 settembre scorso dalle autorità russe per la manifestazione contro la piattaforma petrolifera della Gazprom.
Nella lettera i premi Nobel hanno chiesto a Putin “di fare tutto il possibile», e che «ogni accusa contestata trovi riscontro nel diritto internazionale e nella legge russa”. “L’Artico – hanno scritto – è un tesoro prezioso dell’Umanità”, e occorre proteggere questa regione dallo sfruttamento petrolifero e dal cambiamento climatico.
Per i Nobel, “le trivellazioni petrolifere nell’Artico sono un’impresa ad alto rischio. Una fuoriuscita di petrolio in queste acque avrebbe un impatto catastrofico su uno degli ultimi ambienti integri del Pianeta, sulle comunità che vi abitano e su specie animali già minacciate d’estinzione. I rischi di simili incidenti ci sono sempre e i piani di risposta dell’industria petrolifera sono totalmente inadeguati.
I cambiamenti climatici ci minacciano tutti, ma sono i più vulnerabili del Pianeta che pagheranno i costi maggiori se i Paesi più sviluppati non agiscono ora”. Sono quasi 1,5 milioni le firme della petizione rivolta alle ambasciate russe per richiedere il rilascio degli attivisti. Tra loro, come si sa, anche l’italiano Cristian D’Alessandro.
Gli 11 premi Nobel che hanno scritto a Putin sono l’arcivescovo sudafricano Desmond Tutu, la guatelmateca Rigoberta Menchu, l’ex presidente del Costa Rica Oscar Arias Sanchez, le pacifiste nordirlandesi Betty Williams e Mairead Maguire, la pacifista statunitense Jody Williams, la liberiana Leymah Gbowee, la yemenita Tawakkol Karman, l’avvocato e pacifista iraniana Shirin Ebadi, l’ex presidente di Timor Est Jose Ramos Horta e l’argentino Adolpho Perez Esquivel.
