Un tribunale speciale indiano ha condannato a morte oggi a New Delhi i quattro imputati dello stupro di gruppo lo scorso 16 dicembre ai danni di una studentessa di 23 anni, poi deceduta 13 giorni dopo in un ospedale di Singapore per la gravità delle ferite riportate.
La violenza dell’attacco aveva provocato forte emozione in India portando alla ribalta l’emergenza stupri. La ragazza era stata stuprata da sei uomini a New Delhi mentre era a bordo di un autobus e poi picchiata a sangue con delle sbarre. La ragazza era statapoi gettata dall’autobus in corsa. La vicenda ha scandalizzato l’opinione pubblica indiana.
Tra gli aguzzini anche il conducente del bus. Gli aggressori avevano anche colpito ferocemente il fidanzato della giovane, un ingegnere informatico di 28 anni: i due erano saliti sull’autobus per tornare a casa dopo essere andati al cinema. I due furono poi abbandonati seminudi al margine di una strada.
La ragazza aveva subito lesioni intestinali gravissime, e per giorni è stata ricoverata da giorni in terapia intensiva prima di essere trasferita a spese del governo nell’ospedale di Singapore che ha un’unità specializzata nei trapianti di organo multipli.
I quattro condannati a morte per impiccagione sono Mukesh Singh, 26 anni, Vinay Sharma, 20 anni, Pawan Gupta, 19 anni, e Akshay Thakur, 28 anni. Si tratta del primo caso di condanna capitale per reati sessuali inflitta dopo l’inasprimento delle pene decisa in seguito all’ondata di brutali violenze nel paese. Un quinto imputato, minorenne al momento dei fatti, è sato condannato il 31 agosto a tre anni di riformatorio, pena massima prevista dal codice penale indiano per i minori di 18 anni. In marzo, infine, Ram Singh di 33 anni, l’autista dell’autobus, si è apparentemente suicidato nella sua cella del carcere.
