Il presidente russo, Vladimir Putin, ormai è sicuro: in Siria sono state usate sì armi chimiche, ma non dal regime di Assad. “Non c’è alcun dubbio che il gas è stato usato – ha detto in una intervista rilasciata al “New York Times” -, ma ci sono ragioni per ritenere che non sia stato l’esercito ma le forze di opposizione al regime, i ribelli, per provocare un intervento di forza straniere”.
Il presidente russo lancia quindi un appello alla cautela, invitando a porsi dei dubbi su come stiano realmente le cose in Siria, e lo fa utilizzando il liberal “New York Times” per rivolgersi a Washington e agli americani e presentare la sua versione dei fatti sulla Siria.
Il presidente russo puntualizza che il suo Paese “non sta proteggendo il governo siriano ma la normativa internazionale”.
E mette in guardia sulle conseguenze di un potenziale attacco americano contro Damasco, che sarebbe, senza l’appoggio dell’Onu, un “atto di aggressione” che causerebbe “una nuova ondata di terrorismo. Metterebbe in pericolo gli sforzi multilaterali per risolvere il problema del nucleare iraniano e il conflitto israelo-palestinese”.
Il piano russo contro l’arsenale chimico – Dopo l’accordo tra Usa e Russia sul piano già elaborato da Mosca, il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon presenterà un rapporto a sostegno dello stesso piano, cui seguirà una risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’Onu dove Mosca vuole evitare ogni ultimatum e la minaccia del ricorso alla forza.
Damasco dovrà aderire all’organizzazione per il divieto delle armi chimiche, come ha già promesso di voler fare, e dovrà dichiarare tutti i luoghi di produzione e stoccaggio delle proprie armi chimiche. Quindi dovrà garantire libero accesso agli ispettori dell’organizzazione per il divieto delle armi chimiche che, sotto mandato Onu, verificheranno sul campo le dichiarazioni del governo siriano.
Damasco dovrà accordarsi poi sul luogo in cui verranno distrutte tali armi coordinandosi con chi verrà incaricato della delicata operazione. Lo smantellamento dell’arsenale chimico siriano potrebbe essere effettuato congiuntamente da Usa e Russia nell’ambito dell’accordo sul disarmo Nunn-Lugar del 1991, rinnovato nel giugno 2013 da Obama e Putin a margine dell’ultimo G8, anche se in versione ridotta.
Israele, se proposta russa funziona è fine minaccia – “Non posso dire che abbiamo piena fiducia, ma se questa proposta russa rimuoverà prima di tutto le armi chimiche da Siria e poi le smantellerà, allora è una maniera per mettere fine a questa tragedia e anche alla minaccia”. Lo ha detto alla Radio Militare il ministro degli affari strategici Yuval Steinitz.
La Cia ha iniziato a consegnare armi ai ribelli – Secondo alcune fonti americane e siriane, citate dai media statunitensi, la Cia avrebbe cominciato a consegnare armi ai ribelli siriani. Le spedizioni – si legge sul “Washington Post” – sono cominciate nel corso delle ultime due settimane, insieme a quelle effettuate dal Dipartimento di Stato di veicoli e altre attrezzature. Le spedizioni organizzate dalla Cia al momento riguarderebbero solo armi leggere e munizioni. Mentre quelle che fanno capo al Dipartimento di Stato riguardano materiale “non letale”, come veicoli, sofisticate attrezzature per le comunicazioni e modernissimi kit sanitari da combattimento.
Gli ispettori dell’Onu hanno raccolto prove dell’attacco – La ricostruzione dei fatti portata da Putin pare in controtendenza da quanto riportato da altri media statunitensi. Una fonte occidentale anonima avrebbe infatti riferito a “Foreign Policy” che gli ispettori dell’Onu hanno raccolto una “abbondanza” di informazioni sull’uso di gas nervini da parte del regime di Damasco.
Il team di ispettori, che lunedì prossimo dovrebbero fare rapporto al segretario generale delle Nazioni unite Ban Ki-moon, non metterebbe direttamente sul banco degli imputati il presidente siriano Bashar al Assad, ma sarebbe in grado di offrire “forti” prove circostanziali basate sull’esame di campioni di terreno, sangue e urina che tirerebbero in ballo la responsabilità di Damasco. La fonte ha aggiunto che “dal tipo delle prove puoi arrivare alla fonte dell’attacco del 21 agosto”.
Fabius: l’impegno della Siria sia rapido e credibile – Il ministro degli Esteri francese, Laurent Fabius, ha avvertito che l’impegno del regime siriano per la consegna dell’arsenale chimico deve essere “rapido, credibile e verificabile”.
In un’intervista all’emittente radio Rtl, il titolare del Quai d’Orsay ha aggiunto che i russi hanno ammorbidito la posizione perche’ Usa e Francia hanno mostrato “grande fermezza”.
“Dobbiamo approfittare delle aperture, se esistono, senza essere ingenui”, ha aggiunto Fabius rispondendo alla domanda se il presidente russo, Vladimir Putin, sia in buona fede. Quanto all’affermazione di Mosca che siano i ribelli gli autori dell’attacco chimico dello scorso 21 agosto, il ministro la ritiene poco credibile: “La realtà è chiara: c’è stato un massacro con armi chimiche ed era Assad che aveva le armi, lui che ha dato l’ordine e che ha compiuto l’attacco”.
189 paesi nel trattato sulle armi chimiche, ma non la Siria – La Siria è solo uno dei cinque Paesi riconosciuti dall’Onu a non aver firmato la Convenzione sulla Proibizione delle armi chimiche. Gli altri sono Corea del Nord, Egitto, Angola, Sudan del Sud e Libano. Dei 189 Paesi che l’hanno firmata, due non l’hanno ratificata: Birmania e Israele. La Convenzione sulla Proibizione dello sviluppo, produzione, stoccaggio e uso delle armi chimiche e sulla loro distruzione fu firmata nel 1993 ed entrò in vigore cinque anni più tardi, fondendosi con il Protocollo di Ginevra del 1925 (per la proibizione dell’uso di gas asfissianti, avvelenanti e altri gas, e dei metodi di guerra batteriologica).
