Quindici giorni di tempo per dichiarare e portare le armi chimiche “sotto il controllo internazionale”, il deferimento della Siria alla Corte penale internazionale affinché Bashar Assad sia giudicato per crimini contro l’umanità, la minaccia dell’uso della forza se Damasco non rispetterà gli impegni assunti. Sono questi i tre punti chiave della bozza di risoluzione che Parigi sta mettendo a punto per sottoporla alla prossima riunione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu.
Mosca e Pechino non hanno mai fatto mistero di volersi opporre sia al ricorso all’Aja sia alla semplice stesura di un calendario che imponga al presidente siriano delle scadenze. Ma soprattutto, memori del via libera dell’Onu alla guerra in Libia, hanno sempre rifiutato qualsiasi accenno all’uso della forza.
È, ancora una volta, il capitolo 7 della Carta dell’Onu (che prevede la possibilità di un intervento militare) a dividere i membri permanenti del Consiglio di Sicurezza e a rivelarsi la pietra al collo di una via d’uscita diplomatica alla crisi siriana.
