Ankara non si arrende e prosegue nella violenta repressione delle proteste. In campo, contro i movimenti di Gezi Park, scende l’antiterrorismo. Ieri, dalle prime luci dell’alba, la polizia turca e il team del Direttorato Anti-Terrorismo di Istanbul hanno lanciato una vasta operazione nel Paese, nell’ambito delle inchieste contro le proteste del mese scorso.
Raid in oltre cento località ad Istanbul, tra cui dormitori degli studenti e case private, hanno portato all’arresto di 32 persone, accusate di reati come resistenza a pubblico ufficiale, lancio di Molotov o comportamento violento e sulle quali pare pendessero mandati d’arresto. Tra gli arrestati anche il capo provinciale della Turkish Youth Unione di Istanbul, Olgu Ozdemir, e altri membri dell’organizzazione.
Undici arrestati anche ad Izmir, accusati di essere membri di organizzazioni terroristiche coinvolte in violenze contro edifici pubblici e negozi. Pochi giorni prima erano finiti in manette 15 sospetti tra Izmir, Manisa e Bursa
Tutti gli arrestati sono stati portati al centro di detenzione di Vatan, specializzato in contro-terrorismo. Uno degli avvocati dei manifestanti, Mehmet Umit Erdem, ha detto alla stampa che non sono mancate irregolarità nel comportamento dei poliziotti durante i raid e le perquisizioni. E proprio durante le perquisizioni, la polizia ha confiscato oggetti di proprietà dei giovani, tra cui tutti i libri e i film che contenessero la parola “resistenza” o “sciopero”.
Le manifestazioni in Turchia, seppur meno radicali e partecipate, non sono terminate: sabato scorso centinaia di manifestanti avevano nuovamente marciato su Gezi Park, simbolo delle proteste contro il regime del premier Erdogan, accusato da vasti strati della popolazione di liberismo selvaggio e repressione della libertà d’espressione, oltre che del tentativo di “islamizzare” una società tradizionalmente laica.
La marcia di sabato era indirizzata contro una nuova normativa emessa dal governo con la quale si impedisce all’Unione Turca degli Ingegneri e degli Architetti di approvare i piani di progettazione urbana. Si tratta dell’Unione che presentò una petizione contro la trasformazione di Gezi da parco pubblico a centro commerciale. Una vendetta, quella di Ankara, secondo i manifestanti.
