di Salvatore Lucente
Poco prima che la polizia di Istanbul partisse alla carica senza nessuna forma di preavviso, ieri, un manifestante mostrava un cartello con una eloquente fotografia, Erdogan che cade da cavallo, ed un altrettanto eloquente commento: Un cavallo lo ha fatto cadere, Turchia ora tocca a noi.
Nel frattempo una giovane, coraggiosa avvocatessa, leggeva ad alta voce davanti ai poliziotti schierati le motivazioni della corte di Istanbul che ha dichiarato illegale l’intervento nel parco. Poi la carica. La resistenza non era mai finita, ad essersi fermate per qualche giorno erano le violenze della polizia, riprese come se nulla fosse in questo sabato ancora una volta infuocato.
L’appello della Taksim Solidariety Platform a riunirsi alle 19 vicino alla piazza per tentare l’ingresso al parco era stato accolto da una folla di qualche migliaio di manıfestanti, accorsi più di un’ora prima. Tutti insieme per riappropriarsi di uno spazio comune come il parco di Gezi, che una sentenza del tribunale di İstanbul dovrebbe aver “restituito” almeno per il momento ai cittadini.
Invece i manifestanti sono stati aggrediti dalla polizia, che prima li ha scacciati dalla piazzetta che divide Istiklal da Taksim, e poi ha scatenato, ancora una volta, le violenze.
Gli scontri sono proseguiti per tutta la notte, con un bilancio incerto: dovrebbero essere 59 i fermi tra cui 2 giornalisti, uno é l’italiano Mattia Cacciatori, mentre i feriti sono imprecisati. Quel che é certo é che sono riprese le violenze indiscriminate della polizia: antisommossa affiancati dai corpi speciali dei cevik kuvvetler hanno ampiamente inondato le vie del centro con acqua addizionata con qualche agente chimico: varie testimonianze di bruciori ben prima del lancio dei gas, alle quali posso aggiungere la mia. İmpossibile però mettere a tacere una folla tanto grande e tanto convinta di essere, come é, nel giusto e nella piena e democratica rivendicazione dei propri diritti.
E cosi é iniziato un utilizzo massiccio di gas lacrimogeni nuovo modello, la polizia deve aver cambiato rifornitore dopo aver esaurito in un mese le scorte per un anno, seguito dai consueti inseguimenti con le mitragliette a proiettili di gomma. Gli agenti hanno tentato una prima volta di inseguire i manifestanti nella zona di Tunnel, ricca di ristoranti e bar, dove sono stati bloccati dai clienti dei locali, infuriati per tanta noncuranza. Episodio a metà tra sostegno resistente e schizofrenia cittadina. Preoccupante é stato vedere moltissimi poliziotti con l’identificativo coperto, o con caschi senza numero, e costatare l’età degli uomini in divisa. La maggior parte erano ragazzini, a giudicare dalle facce chissà quanti di loro si stanno chiedendo se stanno dalla parte giusta. A guidarli, esperti superiori, molti in abiti civili ma con trasmittenti e spesso maschere e fucili in mano, sempre pronti a fermare chiunque avesse una macchina fotografica in mano, chiedere di vedere la tessera e porre tante, estenuanti domande.
Il fermo di Mattia, giovane e appassionato reporter da prima linea, testimonia di quanto sia difficile raccontare quello che succede qui. Mentre nelle vie del centro infuriava la guerriglia, e come riportato da molti filmati la polizia faceva irruzione in appartamenti privati, sfondava la porta di locali, arrestava manifestanti pacifici per strada, nella zona tra Osmanbay e Tarlabaş uomini armati di machete e bastoni, sostenitori dell’Akp, aggredivano la gente e mettevano in fuga. Quattro di loro sono stati fermati, ed oggi già rilasciati. Sintomi preoccupanti.
Oggi il parco di Gezi era ancora chiuso. La riapertura annunciata, é stato solo uno dei tanti proclami e promesse disattese di questo partito, l’AKP che é a capo sia del governo che della città. Poco male, la gente si é spostata al Gazdan Adam Festivali (Festival dell’uomo del gas).
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