Le mani sul leggendario Nilo con una manovra da 4,7 miliardi di dollari. Tanto vale la Grand Renaissance Dam in costruzione nella regione etiope del Benishangul-Gumuz, a 40 Km dal confine con il Sudan.
Si tratterebbe di quella che viene sponsorizzata come la più grande centrale idroelettrica dell’Africa la cui capacità di 6 mila megawatt, a lavori ultimati, equivarrebbe a quella di 6 centrali nucleari di medie dimensioni. Il progetto rientra nel piano di investimenti di 12 miliardi di dollari denominato Millennium Hydroelectric Project con cui l’Etiopia mira a diventare il maggiore produtttore di energia del continente e quindi il principale rivenditore ai Paesi confinanti.
Ad aggiudicarsi la commessa di oltre 3 miliardi di dollari una ditta italiana, la romana Salini Costruttori. Immissario del lago Tana noto come fiume Abay e in territorio sudanese come Baḥr al-Azraq, il Nilo Azzurro nasce in Etiopia dal monte Giesc per affluire poi nel Nilo intorno a Karthoum, in Sudan. Insieme al Nilo Bianco uno dei maggiori tributari del Nilo, ha cominciato a essere deviato tre giorni fa di “soltanto pochi metri” dice il direttore generale della governativa Ethiopian Electric Power Corporation – che ha commissionato i lavori – per ospitare la colata di calcestruzzo rullato compattato (RCC) oltre alle due centrali elettriche che saranno installate ai piedi della diga.
In attesa dei risultati dello studio di valutazione d’impatto ambientale che una commissione di esperti dell’Etiopia, dell’Egitto e del Sudan renderà noto nel giro delle prossime due settimane, c’è preoccupazione da parte di Egitto e Sudan che la diga possa ridurre il flusso del Nilo di almeno il 25% nei loro terrritori a valle. A inasprire le critiche inoltre un retaggio coloniale, un contratto del 1929 che concederebbe ad Egitto e Sudan il diritto al 90% delle acque del Nilo. Privilegio che il mostro idrooelettricco metterebbe de facto a rischio.
Mentre d’altra parte, lo stato etiope si sente forte del fatto di costituire la fonte di circa l’85% del leggendario fiume e ha più volte denunciato il Cairo di essersi reso responsabile di pressioni su eventuali donatori e finanziatori internazionali al fine di bloccarne gli investimenti sul Millennium Hydroelectric Project. Solo l’ultimo di una serie di progetti infrastrutturali lanciati da Addis Abeba dopo anni di solida crescita economica, il Millenium Project beneficerebbe di circa 277 milioni di dollari derivati dalla vendita di titoli di stato. Il resto verrebbe dalle tasche della popolazione e molto probabilmente dalla Cina che finanzierà di certo almeno la costruzione di una linea di trasmissione per il trasporto di energia elettrica del valore di 1000 milioni di dollari.
Un collegamento di circa 619 chilometri che unira’ la Grand Renaissance Dam sul Nilo Blu con Addis Abeba verrà costruito infatti nei prossimi tre anni dalla China Electric Power Equipment and Technology, come sostenuto appena un mese fa dal Vice Primo Ministro etiope dell’economia e delle finanze Debretsion Gebremichael. Comprensibile l’importanza di questi ultimi investimenti se si considera che la maggior parte dei finanziamenti è etiope vista la difficoltà di attrarre quelli stranieri a seguito, dice il governo etiope, dello storico rifiuto dell’Egittto di autorizzare progetti di sviluppo sul Nilo. Si consideri poi, che per raccogliere fondi, ad aprile 2011 il governo etiope ha introdotto un obbligo per le banche di acquistare titoli dalla National Bank of Ethiopia pari a circa il 27% di ciascun prestito erogato in modo da finanziare gli investimenti statali.
Manovre miliardarie e grandi opere che costituiscono forse il tentativo dell’Etiopia, quinto più grande produttore di caffè al mondo, di diversificare la propria economia per ridurre la dipendenza dal settore agricolo, non è ancora chiaro a quali costi ambientali e per le popolazioni locali, ma sicuramente a spese del grande Nilo. Nena News
