Il quotidiano Le Monde ha consegnato al ministero francese della Difesa i campioni prelevati da medici siriani su presunte vittime di armi chimiche. Lo riferisce il sito del quotidiano francese, dopo che ieri si era appreso che i campioni erano stati portati in Francia da due dei suoi giornalisti.
Il quotidiano spiega di aver voluto far esaminare i campioni e che l’unico centro scientifico in grado di farlo dipende dal ministero della Difesa, che si è impegnato a consegnare l’intero risultato degli esami. Perché una sostanza rientri nella categoria delle armi chimiche, nota il giornale, bisogna che sia chiaramente identifica come uno degli agenti vietati dalla Convenzione sul bando alle armi chimiche del 1993.
Jean-Philippe Rémy, il giornalista del quotidiano, e Laurent Van der Stock, il fotografo, sono rimasti in Siria, nella regione di Damasco, tra aprile e maggio. Lo scorso 13 aprile, il fotografo ha visto i combattenti anti-regime “iniziare a tossire, poi infilarsi delle maschere a gas. Ma in realtà si erano già esposti alle armi tossiche. Molti di loro cadevano a terra, si sentivano soffocati, vomitavano”.
Le Monde ha quindi pubblicato una lunga inchiesta che dimostrerebbe che il regime di Bashar al-Assad sta utilizzando armi chimiche negli scontri contro i ribelli.
«Non siamo andati in Siria per indagare sulla questione delle armi chimiche – ha raccontato il giornalista – ma molto più semplicemente per renderci conto della situazione nella regione di Damasco, alla quale possono accedere pochi giornalisti. Ci siamo trovati davanti al grande utilizzo di composti tossici, che hanno effetti gravissimi sull’ambiente di Damasco».
All’inizio si sono ritrovati sul fronte di Jobar, area alle porte della capitale siriana, occupata dai ribelli dal gennaio scorso. Da allora nella zona sono in corso combattimenti con le truppe ufficiali di Assad, che stanno progressivamente tentando di accerchiare i rivali. Questi si spostano da una casa all’altra, abitazioni quasi tutte semidistrutte. Si tratta spesso di combattimenti corpo a corpo.
«In Siria – scrive Rémy – l’esercito non ricorre sistematicamente ai gas, ma in maniera puntuale, evitando usi più massicci, che costituerebbero prove inconfutabili». I medici incontrati dai due inviati di Le Monde parlano di diverse vittime fra i guerriglieri ribelli ma anche tra la popolazione civile. D’altra parte le riprese disponibili sul sito francese non lasciano molti dubbi sulle reazioni fisiche di chi è stato colpito dai gas. Rémy racconta anche delle difficoltà di soccorrere i combattenti e i civili colpiti dagli attacchi chimici: oltre all’impreparazione di molti ospedali siriani nel far fronte a questo tipo di sintomi, le ambulanze e i mezzi di trasporto improvvisati devono spesso attraversare la città evitando posti di blocco, cecchini, proiettili e granate.
Il fotografo Van der Stock ha raccontato: “Se i combattenti non vengono curati immediatamente, è morte sicura”. I guerriglieri sembrano non rendersi conto di nulla, perché il gas è inodore e non c’è fumo. I medici intervistati dai due inviati di Le Monde hanno raccontato che dai primi sintomi (difficoltà respiratorie, mal di testa, pupille contratte, nausea) si capisce che si è stati colpiti.
Molti già parlano dell’utilizzo del Sarin, inventato nel 1939 da uno scienziato tedesco come pesticida (o forse in preparazione della Seconda guerra mondiale). L’ultima volta fu utilizzato nell’attentato in Giappone del 1995, nella metropolitana di Tokyo, attaccata dalla setta religiosa di Aum Shinrikyo.
