Obama ora vuole chiudere Guantanamo

Il presidente Usa intenzionato a mantenere la promessa fatta nel 2008 e mai realizzata: chiudere il super carcere. Trasferiti i detenuti.

Obama ora vuole chiudere Guantanamo
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23 Maggio 2013 - 09.14


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Per Guantanamo potrebbe essere il momento della svolta. Barack Obama stavolta sembra davvero deciso a realizzare una promessa fatta quando fu eletto per la prima volta, nel 2008: chiudere il supercarcere di Guantanamo, dove dopo gli attentati dell’11 settembre 2001 sono stati rinchiusi in totale isolamento un centinaio di sospetti terroristi legati ad al Qaida.

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L’annuncio dovrebbe arrivare nelle prossime ore, quando Obama terrà un attesissimo discorso alla National Defense University di Washington in cui ridisegnerà la sua strategia sul fronte della lotta al terrorismo, a partire dall’impiego dei droni. Secondo quanto anticipa il Wall Street Journal, il trasferimento di detenuti da “Gitmo” – come è stato ribattezzato il controverso carcere speciale nella baia cubana di Guantanamo – dovrebbe riprendere nelle prossime settimane.

Questo il probabile annuncio del presidente, che così aprirà di fatto la strada a una possibile imminente chiusura. Obama – scrive ancora il quotidiano – sottolineerà quindi come la chiusura di Guantanamo è centrale fra gli obiettivi anti-terrorismo americani. Il presidente non dovrebbe entrare nel dettaglio della velocità con cui i detenuti verranno trasferiti, ma dovrebbe invece annunciare la sua intenzione di rimuovere nelle prossime settimane il divieto di trasferire detenuti in Yemen.

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La svolta è in gran parte frutto di una protesta dei prigionieri contro le condizioni di vita a Guantanamo. Una protesta che dura da settimane, attraverso uno sciopero della fame a oltranza che sta mettendo a rischio la vita di molti. Uno sciopero che imbarazza la Casa Bianca.

“Nessuna dovrà morire”, ha detto tempo fa il presidente. E da Washington sono arrivati medici ed esperti in grado di alimentare in maniera forzata i detenuti. Per il presidente è comunque troppo. Anche perché – sempre in chiave antiterrorismo – l’immagine che ne deriva per gli Usa si fa sempre più devastante.

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