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Come potrà essere l'Europa del 2030

Il Consiglio di sicurezza Usa pubblica un'analisi che disegna tre scenari. In ogni caso conviene che l'Unione sopravviva e rafforzi i legami interni

Come potrà essere l'Europa del 2030

Desk

19 Dicembre 2012 - 09.50


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L’Unione europea non sta per cadere a pezzi ma continuerà a giocare un ruolo importante nel mondo. La questione chiave è se da qui al 2030 sarà in grado di sfruttare tutta la forza collettiva che contiene. Lo afferma un rapporto del Consiglio nazionale americano di sicurezza dal titolo “Global Trends 2030, mondi alternativi” che cerca di immaginare gli sviluppi del prossimo ventennio, quando il peso politico ed economico dell’Europa sarà “molto incerto”. A riportare le previsioni del rapporto è il portale “EurActiv”.

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“Anche se non vi è consenso sulla forma e sul ruolo futuro della regione, gli esperti concordano sul fatto che non c’è alternativa al progetto di Europa la cui economia, nonostante la crisi della zona euro, sta affrontando con efficacia i problemi strutturali”, afferma la relazione fitta di 160 pagine,
resa pubblica questo dicembre. La questione principale che l’Unione europea si trova ad affrontare è quella del calo della produttività registrato negli ultimi quindici anni rispetto ad altre economie sviluppate, gli investimenti insufficienti per lo sviluppo, i governi europei in forte crescita in relazione alle economie, e la tendenza crescente alla decrescita della forza lavoro rispetto ai cittadini disoccupati.

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Gli autori del rapporto sottolineano che si sarà probabilmente bisogno di una maggiore integrazione fra i Paesi dell’Unione per uscire dalla crisi e risolvere i problemi strutturali. Un autentico “passo avanti” nel processo di integrazione, secondo il parere degli autori, comporta un trasferimento di sovranità al governo centrale ma la perdita di autonomia è accettata sempre meglio dalle popolazioni europee. Dei tre scenari per l’Europa e del suo ruolo internazionale nel 2030 menzionati nella relazione, il collasso della UE viene ritenuto il meno probabile.

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In questo scenario, le imprese nazionali e domestiche falliscono assieme con gli indicatori di ogni cambio di valuta e provocano il ritiro accelerato di fondi in euro da parte degli istituti finanziari nazionali. Questa sindrome si trasferirebbe presto anche agli Stati Uniti ma l’euro sarebbe la “prima vittima”, con conseguente messa a rischio del mercato unico e della libera circolazione in Europa.”Se si verificasse un crollo improvviso questo sarebbe causa di una recessione globale e di una nuova Grande Depressione”, afferma il rapporto.

Il secondo scenario prevede un lieve indebolimento della Ue, in base a questa prospettiva l’Europa è riuscita a evitare le conseguenze più difficili della crisi attuale ma non ha adottato le necessarie riforme strutturali. “In una situazione del genere ogni stato membro afflitto da la bassa crescita economica resterebbe assieme agli altri per evitare conseguenze peggiori , quindi l’istituzione europea rimarrebbe in piedi, ma il malcontento pubblico sarebbe ancora grande e l’euro sopravviverebbe senta piu’ essere competitivo con il dollaro e lo yen”. Visto che la crescita economica continuerebbe ad essere debole, la presenza internazionale dell’Ue verrebbe ridotta e spesso relegata al ruolo di osservatore esterno.

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Nel il terzo scenario, i leader europei hanno deciso invece di fare “un passo verso il federalismo”, dice il rapporto, aggiungendo che alcuni Paesi della zona euro potrebbero decidere di non aderire al progetto che, mentre alcuni soltanto di attendere per vedere i risultati. Il risultato di un simile scenario non sarebbe solo il mercato unico, ma piuttosto un piu’ alto grado di unità della politica estera e della sicurezza e piu’ forti elementi di democrazia, che potrebbero anche contribuire a rafforzare l’influenza dell’Europa e il suo ruolo sulla scena mondiale. Il rapporto sottolinea che in futuro non vi sarà alcuna potenza mondiale egemone.

L’ Asia, secondo gli autori entro il 2030 potrebbe superare Nord America ed Europa insieme in termini di prodotto nazionale lordo, popolazione, forza militare e investimenti in tecnologia. La Cina diventerà la più grande attore economico pochi anni prima del 2030, e un ruoli importante avranno India, Brasile, Colombia, Indonesia, Nigeria, Turchia e Africa meridionale. Esperti statunitensi stimano che entro il 2030 il problema maggiore a livello globale sarà il cibo per almeno il 35 per cento della popolazione entro il 2030, e l’acqua del 40 per cento, e che quasi la metà del mondo vivrà in zone colpite da scarsità d’acqua.

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