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Frati e vescovi slavi bersagli del diavolo

Finita l'avventura del frate playboy Sime Nimac, arrestato a Zagabria senza i soldi del convento e della bionda. Il vescovo di Lubiana, mancato padre, chiede i danni.

Frati e vescovi slavi bersagli del diavolo

Desk

18 Ottobre 2012 - 16.34


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Fine avventura del frate play-boy. La fuga del francescano Sime Nimac con il danari della sua congregazione si è conclusa ieri sera in un albergo di Zagabria: l’agenzia “Hina” riferisce che dopo qualche settimana di vita spericolata il giovane frate fuggito dal convento con un milione e 300 mila euro (facendosi poi notare sulla costa dalmata in compagnia di una donna su un’auto sportiva ) è stato individuato nella capitale in un albergo di seconda categoria, dove pare si fosse fermato a riposare dopo la denuncia del Capitolo francescano che, con ogni evidenza, preludeva all’arresto. Gli investigatori dicono di avere seguito i suo cellulare, che però finora era rimasto misteriosamente irrintracciabile.

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Nonostante il riserbo della polizia – che in una nazione profondamente cattolica equivale al silenzio quasi assoluto – pare che al momento dell’arresto fratello Nimac fosse solo e con poco danaro addosso, e secondo indiscrezioni si sarebbe rifiutato di fornire ogni indicazione sia riguardo alla donna misteriosa sia sulla destinazione del danaro. Alla vigilia dell’estate, Nimac era stato incaricato di mettere in vendita alcuni terreni appartenenti all’ Ordine, incassando poi in due rate un corrispettivo che immediatamente dopo aveva trasferito su un altro conto: poi in agosto era sparito, lasciando smarriti i fratelli almeno fino alla scoperta della truffa.

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Per molte settimane il frate ha potuto contare sull’imbarazzo del Capitolo francescano, che per timore dello scandalo si era ben guardato dal denunciare sia la fuga che il furto, ma l’altro ieri dopo una serie di articoli apparsi sui giornali, l’Ordine si è deciso ad ammettere il fatto, rammaricandosi “per la fiducia concessa ad una persona dall’avidità eccessiva” e chiedendo scusa ai fedeli. A quel punto, il frate play boy ha capito che sua avventura stava per concludersi: nell’albergo non c’era traccia né del danaro restante né della donna che se l’è goduto con lui. Al momento non si conoscono altri particolari tranne la frase che viene attribuita all’arrestato. prima di entrare in carcere fratello Nimac avrebbe detto: ” Non rimpiango nulla”.

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Lubiana, il vescovo chiede i danni. Monsignor Rode vuole 30 mila euro dal giornale che lo indicava come padre di un figlio illegittimo: la prova del Dna lo ha scagionato. Dopo essere stato messo alla berlina per mesi come padre di un figlio illegittimo emigrato in Germania il vescovo di Lubiana, Franc Rode ha deciso di rivalersi sul giornale che aveva lanciato la campagna di diffamazione, e chiede 30 mila euro di danni da destinare in beneficenza. Il vescovo era stato tirato in ballo prima dell’estate da alcuni articoli del quotidiano “Rode”, che parlavano di una sua relazione amorosa con una certa Tanja, risalente a trent’anni prima, da cui sarebbe nato un bambino chiamato Petar.

La storia proseguiva raccontando che per evitare lo scandalo la madre era stata costretta a emigrare e che adesso il frutto della colpa era un prestante giovane che portava un cognome diverso e nulla sapeva delle sue origini. Il prelato era intervenuto una prima volta per ammettere che quando era un giovane prete aveva conosciuto Tanja, cui l’aveva legato un’amicizia affettuosa “che avrebbe potuto trasformarsi in amore, ma non lo fece nel rispetto di valori più alti”. Il quotidiano però non se n’era dato per inteso proseguendo la campagna di insinuazioni.

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Aveva perfino spedito un inviato in Germania per farsi raccontare da Petar di anni giovanili trascorsi in un villaggio sloveno e di un padre che non aveva mai saputo chi fosse. Di fronte al procedere della campagna monsignor Rode -a quanto se ne sa, primo nella storia della Chiesa- aveva ottenuto dal Vaticano l’assenso a sottoporsi alla prova del Dna, che ha accertato che il padre non è lui. Adesso parte la richiesta di risarcimento, certo elevata per gli standard della Slovenia ma forse non troppo, se si considera il disagio di un vescovo indicato pubblicamente come padre snaturato.

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