L'orrore delle spose bambine vendute in Siria

Le brutalità perpetrate anche dall'opposizione nel Paese, non lasciano sperare che un cambio di regime migliorerà le cose. [Francesca Marretta]

L'orrore delle spose bambine vendute in Siria
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26 Settembre 2012 - 23.29


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da Londra

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Francesca Marretta

A.a.a. sposa-bambina cercasi per 1000 ryal. A offrire meno di duecento euro per una ragazzina siriana, anche dodicenne, da sposare, può essere un saudita, come un giordano. Gli acquirenti di minorenni a scopo sessuale sanno di poter pescare tra la disperazione dei campi di accoglienza oltre il confine siriano. Qualche settimana fa Globalist si è occupato della vicenda di giovanissime fuggite dalla guerra civile in Siria date in moglie a uomini di altri paesi arabi per meno di duecento euro.

Il mercanteggiamento di ragazze a scopo sessuale in Siria non è però legato all’avvento dell’attuale guerra civile.

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La Siria di Assad è da anni l’epicentro mediorientale di traffici di donne e prostituzione.

Pima delle rivolte cui è seguito il conflitto civile, trafficking e prostituzione minorile in Siria interessavano soprattutto le profughe irachene, ragazzine anche di undici e dodici anni, vendute dalle mamme in locali notturni sulla strada tra Damasco e Saidnaya. Il traffico di donne sul territorio siriano riguarda anche somale, filippine e indonesiane, arrivate in questo paese col miraggio di un impiego come badanti e poi costrette a prostituirsi o lavorare forzatamente. Prima del 2005 le quotazioni di donne est europee erano alte sul mercato del sesso siriano.

Con la comparsa delle donne arabe fuggite dall’Iraq, questa dinamica cambia. La nuova offerta di “merce” è infinitamente più appetibile, perché prossima per il consumatore finale, dal punto di vista culturale e del costume. Brutalmente, la ragazzina araba attizza il saudita di turno di gran lunga di più dell’albanese con le labbra impregnate di rossetto rosa shocking e il capello platinato. Questo è, in sintesi, il racconto ascoltato da chi scrive tre anni fa a Damasco nella Hall di un albergo dai soffitti infiniti da cui pendeva un enorme lampadario di cristallo.

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A parlare era un’operatrice umanitaria, dipendente di un’organizzazione internazionale, che al telefono si esprimeva in codice. Il commercio di cui erano e sono protagoniste le donne in Siria era ed è il classico segreto di Pulcinella: tutti lo sanno, tutti ne parlano, ma a bassa voce, zitto-zitto in mezzo al mercato. Eppure nello shelter di Damasco aperto da una facoltosa signora siriana erano ospitate ragazzine violate nel corpo e nell’anima. Il 7 gennaio 2010 Iom ha finanziato l’apertura di un secondo centro di accoglienza per donne vittime di trafficking ad Aleppo. Gli uomini di Assad in borghese con registratori al posto delle orecchie a Damasco all’epoca erano un po’ dappertutto. Inevitabile chiedersi come fosse possibile che non vedessero o non sapessero della tratta a scopi sessuali di cui il loro paese era epicentro. La risposta è che lo sapevano benissimo.

Nel 2010, dopo numerose pressioni sul governo di Damasco, precedute da denunce e inchieste di Organizzazioni Internazionali come Iom (International Organization for Migration), è stata introdotta in Siria una legislazione volta a sanzionare il traffico internazionale di esseri umani. Ma a giugno del 2012 il Dipartimento di Stato Usa ha minacciato altre sanzioni contro la Siria per il mancato intervento sul traffico di esseri umani nel paese.

Le leggi speciali vigenti in Siria dal ’63 potevano tutto contro gli oppositori politici, ma erano evidentemente inadeguate a proteggere ragazzine dalla tratta del sesso. Questa era ed è la Siria di Assad. Purtroppo le brutalità perpetrate anche dall’opposizione nell’attuale conflitto non lasciano sperare che un cambio di regime possa assicurare alle siriane un paese migliore.

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