Due Paesi avrebbero manifestato al presidente siriano la loro disponibilità ad ospitarlo, insieme ai suoi familiari, qualora ritenesse di abbandonare la Siria. Si tratta, guarda i casi della vita, dell’Iran e della Russia.
Ancor più sorprendente però è la voce che il buon Bashar preferirebbe Mosca a Tehran. Strano, ci tiene tanto all’antagonismo antiamericano. Forse è la moglie che ha avuto qualche dubbio al riguardo di un esilio militante a Tehran, sarebbe convinta che lo chador non le doni.
A conferma di questa supposizione viene citata la voce che il raìss siriano avrebbe già trasferito in banche russe i suoi sudati risparmi, sei miliardi di dollari. Quando Bashar e Asma, suo moglie, arriveranno nella loro dacia moscovita e con ogni probabilità si dedicheranno alla lettura del capolavoro di Pasternak, (il dottor Zivago) la Siria potrebbe andare verso elezioni parlamentari e presidenziali, redigere una nuova costituzione e cercare la via d’uscita dall’infermo cominciato cinquanta anni fa, quando il Baath è andato al potere. Questo penserebbe Kofi Annan. I siriani si limitano a sognarlo.
