L'Egitto tra costituente e presidenziali

Martedì scorso incontro tra funzionari della Casa Bianca e i Fratelli Musulmani. Obiettivo degli Usa è agganciarsi al vero potere emergente al Cairo.

Khairat al Shater
Khairat al Shater
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5 Aprile 2012 - 14.56


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di Paolo Gonzaga

In Egitto si sta vivendo un momento di fortissima tensione politica. È il momento della composizione dell’Assemblea Costituente e, mancando gli strumenti giuridici precisi per definire come formare questa Costituente, i partiti islamisti Freedom and Justice Party (FJP – il braccio politico dei Fratelli Musulmani) e Hizb en-Nur (il partito maggiore della galassia salafita) hanno prevaricato tutti ed egemonizzato totalmente l’Assemblea Costituente.

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La nuova costituente. I due partiti maggiori hanno infatti deciso di designare 50 parlamentari sui 100 componenti che si é stabilito dovranno comporre l’assemblea, arrivando a 35 membri solo tra parlamentari appartenenti ai loro partiti (34 tra Freedom and Justice Party e Hizb an-Nur, più uno dell’ex-jama’a islamiyya, ora “Building and Development”) su 50. In più – accusano tutte le opposizioni- per la restante metà dell’Assemblea hanno scelto solo scienziati, medici, avvocati, personalità vicine o organiche all’area islamista, invece di personalità che rappresentassero la società egiziana in tutte le sue varie sfaccettature, tra cui le donne (che invece nell’Assemblea Costituente disegnata dagli islamisti sarebbero state solo 4 su 100, di cui una di Hizb an-Nur e una di FJP), le minoranze copte, le professioni, i pensatori che hanno reso famoso l’Egitto per le loro capacità e invenzioni nella medicina, nella chimica ecc.


Boicottaggio.
Tutta l’opposizione laica, circa 1/5 del Parlamento, non ha riconosciuto l’Assemblea e la sta boicottando. La stessa Università di El Azhar, la più antica e famosa del mondo islamico, poiché non gradita all’area islamista ha ricevuto un solo posto, cosa che li ha spinti ad unirsi al resto dell’opposizione laica e a boicottare l’Assemblea: una forma estrema di protesta di fronte a quello che rischia di essere un furto per tutte le generazioni future egiziane. Così ha fatto anche la Chiesa Copta. Le defezioni di massa hanno per il momento provocato una sospensione nei lavori. E ci si trova nuovamente in una situazione di stallo, in cui non si capisce bene se l’Assemblea sarà riformata e modificata, cancellata e rifatta, o invece all’opposto se gli islamisti andranno avanti come nulla fosse. Le opposizioni insistono giustamente sul fatto che la parte che ha vinto le elezioni non possa scrivere la Costituzione praticamente da sola, contraddicendo, tra l’altro, ogni impegno preso in precedenza. La Costituzione deve essere una carta in cui si ritrovano tutti i cittadini e le cittadine egiziane. Le forze laiche stanno lanciando l’idea di una contro- Commissione, ma ogni evoluzione è possibile.

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A ciò si aggiunge la crisi parlamentare che ha visto il movimento intero dei Fratelli Musulmani mobilitarsi, appoggiati dai salafiti, per una sfiducia al governo attuale presieduto dal Primo Ministro Al Ganzuri, vecchio arnese di Mubarak riciclatosi con l’appoggio della Fratellanza stessa che non ebbe obiezioni quando fu nominato primo ministro. Ciò ha provocato una dura reazione del Consiglio Supremo delle Forze Armate (SCAF) che in un suo comunicato ha minacciosamente ricordato il 1954 e la storia che si ripete[1].

È reale tensione o un gioco delle parti in vista delle elezioni presidenziali?


Il candidato della fratellanza.
La tensione é montata notevolmente nella campagna per le elezioni presidenziali dal momento dell’annuncio, il primo di Aprile, della candidatura alla Presidenza dell’esponente di primo piano dei Fratelli Musulmani, il ricco business-man Khayrat el Shater[2], con il supporto del partito Freedom and Justice e di tutta l’organizzazione dei Fratelli Musulmani. La candidatura di un membro della Fratellanza, secondo una chiave di lettura, infrange il proprio dichiarato intento di non esprimere candidati diretti ed è il segno di una rottura dell’asse Fratelli Musulmani e Scaf.

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La scelta. Fino ad ora si era parlato di un “candidato di consenso”, cioè un candidato su cui avrebbero potuto/dovuto convergere i Fratelli Musulmani e i vertici dell’Esercito. Ma dopo una lunga ricerca non si era ancora giunti a un figura condivisa. In più, i Fratelli Musulmani si sono accorti di essere rimasti vittime delle loro macchinazioni politiche: con tre candidati islamici in campo[3] sarebbe stato difficile convincere l’elettorato religioso che ha votato il loro partito politico a votare un candidato non islamico proposto paradossalmente proprio dai Fratelli Musulmani e su cui sicuramente non sarebbero mai potuti convergere i salafiti. Perciò i Fratelli Musulmani si sono sentiti messi all’angolo: essendo la nuova Costituzione lontanissima, il nuovo Presidente godrà delle prerogative affidategli dalla vecchia Costituzione ed avrà quindi fortissimi poteri.


La mossa dello scaf.
I Fratelli hanno deciso di rompere con lo Scaf attaccando il governo Al Ganzuri, monopolizzando senza ritegno l’Assemblea Costituente e provocando il famoso durissimo comunicato dello Scaf in cui si ricorda la repressione del 1954 e si minaccia di riattualizzarla. La candidatura ufficiale dell’ex-capo dei Servizi Segreti, Omar Suleyman da parte dello Scaf ha provocato la conseguente contromossa dei Fratelli Musulmani, che timorosi di essere lasciati fuori dal potere avendo rotto con lo Scaf, hanno risposto con la candidatura di Khayrat El Shater per assicurarsi finalmente il controllo completo del campo politico dal Parlamento alla Presidenza della Repubblica.


Il depistaggio.
Secondo altri, invece, la candidatura di Khayrat el Shater è stata fatta apposta perché è lui il candidato di consenso e l’attuale scontro con lo Scaf non sarebbe che fumo negli occhi per la pubblica opinione per coprire un’operazione tanto sporca quanto ben congegnata. In ogni caso non c’è alcun dubbio che Khayrat el Shater – proveniente dell’ alta borghesia e business-man dagli interessi in numerosi campi, a lungo rivale economico della famiglia Mubarak e del suo circolo di uomini d’affari – esprima l’ala più culturalmente conservatrice ma più pragmatica dal punto di vista delle relazioni internazionali ed è noto per le sue idee ultra-liberiste in economia, per cui potrebbe piacere molto anche oltreoceano. Alcuni teorizzano addirittura che la candidatura di Al Shater sia stata fatta apposta invece per disperdere ulteriormente il campo islamista e far vincere uno di quelli che ormai sembrano essere i candidati ufficiali dei militari, Omar Suleyman o ‘Amr Mussa.

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Il candidato dei laici.
In campo laico, dopo l’abbandono di El Baradei in moltissimi appoggiano il Dr. Abdel Moneym Abul Futtuh, ex simbolo dell’ala più riformista, moderna e liberale dei Fratelli Musulmani[4]. Il Dr. Abul Futtuh ha già parecchie frecce al suo arco e sebbene la dirigenza della Fratellanza gli sia fortemente contraria, così come anche quella salafita, probabilmente sarà il candidato che prenderà più voti nella vasta area degli elettori che vogliono un presidente “islamico”. Infatti, avendo militato per quasi tutta la vita nei Fratelli Musulmani, essendo ancora amatissimo da buona parte della base e dalla popolazione e avendo avuto l’investitura dal famosissimo ed influente telepredicatore Sheykh Al Qaradawi si posiziona tra i favoriti presso quella maggioranza di elettori che ha votato per uno dei partiti islamisti. L’appoggio dichiarato di Sheykh al Qaradawi potrebbe rivelarsi fondamentale per vincere in quest’area del voto islamico.

Molti elettori della Fratellanza voteranno per lui e sicuramente voteranno per lui tutti i settori, soprattutto giovanili, fuoriusciti dai Fratelli Musulmani dopo la rivoluzione. E lo stesso faranno anche moltissimi dei giovani laici dei movimenti rivoluzionari e di piazza Tahrir. Infatti, il Dr. Abul Futtuh ha messo in piedi la sua macchina elettorale da lungo tempo ed é stimato sia dai laici che dagli islamisti, avendo sempre fatto da ponte tra queste due culture e fondando con marxisti e laici il movimento “Kifeya” (Ora Basta)[5], assieme al cristiano George Ishaaq, al grande scrittore Abu Alaa el Aswani, al nasseriano Hamdeen Sebbahi, (anch’egli candidato alla Presidenza) e altre personalità, in quello che fu il primo “cartello” organizzato di opposizione a Mubarak.

Il punto di forza del Dr. Abu Futtuh é che, oltre ad essere probabilmente il più quotato in campo islamico come abbiamo visto, é anche tra i più popolari in campo laico. Questo per i motivi suddetti, per il suo appoggio e partecipazione pieni, sin dall’inizio, alla rivoluzione egiziana, dalla prima manifestazione il 25 gennaio 2011 ai 18 giorni di sit-in Piazza Tahrir. Perciò il Dr. Abul Futtuh é considerato uno dei pochissimi candidati sicuramente anti-Scaf, e questo oggi é quello che più interessa alla piazza, sia islamica che laica. A riprova dell’apertura mentale di Abul Futtuh, il suo consulente per la campagna elettorale é un noto marxista. Ha una piattaforma con forti sfumature progressiste, punta molto sulla giustizia sociale, é tra i candidati che più stanno usando i social network ed é anche tra i più amati dai giovani di Piazza Tahrir, laici o islamisti.

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Il candidato salafita.
Un altro candidato già molto forte, per ora il secondo nei sondaggi – per quello che possono valere in Egitto oggi – é il candidato salafita Hazem Abu Ismail, soprattutto perché, proprio come il Dr. Abdel Moneym Abul Futtuh, ha iniziato la sua campagna da tempo. Nonostante per il momento non abbia partiti che lo sostengano, Abu Ismail ha creato da tempo dei comitati elettorali e con il suo linguaggio semplice e diretto, basato su citazioni coraniche e detti del Profeta Muhammad, si é già conquistato buona parte del voto salafita, indipendentemente dalle indicazioni che daranno i vertici di Hizb an-Nur[6]. Abu Ismail sta facendo dei bagni di folla in ogni città o villaggio che attraversa nella sua lunga e intensissima campagna elettorale e ha ricevuto l’appoggio dei due famosissimi telepredicatori salafiti egiziani, Mohammad Hassan (quello che durante la rivolta invitava i “giovani musulmani” a stare in casa per evitare la sedizione contro il potere costituito) e di Mohammed Husseyn Yaqoob.


I due candidati della sinistra.
La sinistra rivoluzionaria invece si divide su due personaggi validissimi ma semi-sconosciuti e certo privi i mezzi per poter competere seriamente: Abu Ezz El Hariri, leader del nuovo partito di sinistra “Socialist Popular Alliance Party” ed ex-dirigente del “Tagammu” e Khaled Ali, un noto attivista per i diritti umani. In ogni caso a sinistra si é consapevoli della scarsa organizzazione e diffusione delle proprie idee sul piano nazionale: le presidenziali sono viste solo come momento di un cammino molto lungo. Invece, si sta lavorando in modo intelligente per le elezioni municipali, non molto considerate in generale (perché in precedenza controllate totalmente dal partito di Mubarak) ma fondamentali per il controllo del paese e per l’applicazione di modi diversi di fare politica. Si é creata un rete per i Municipi, che si propone di praticare vie alternative e di sinistra, partendo dalle comunità locali, a livello di auto-governo di base.


Altri candidati.
Infine in campo laico, tra coloro che possono correre sperando in qualche risultato[7], abbiamo l’ex-giudice anti-Mubarak Al Bastawisi, il leader nasseriano Hamdeen Sebbahi, ma soprattutto il famosissimo e fino ad ora al top nei sondaggi ‘Amr Mussa, il candidato favorito in campo laico. In molti inoltre indicano in ‘Amr Mussa, oltre che in Omar Soleyman, una eccessiva vicinanza all’Esercito.

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Siamo perciò a un punto decisivo della transizione egiziana alla democrazia: se vincesse il candidato dei Fratelli Musulmani o quello dello Scaf, sarebbe un punto perso per arrivare il più rapidamente possibile ad un Egitto democratico, emancipato dal controllo militare. E per l’Egitto non si prospetterebbe, nell’immediato e per almeno qualche anno, alcuna possibilità di reale democratizzazione.

Per questo motivo ci auguriamo soprattutto che non vincano alcuni candidati, e ci auguriamo invece la vittoria di chi si é dimostrato davvero indipendente dal sistema dello Scaf e dai militari.

[1] Nel 1954 i Fratelli Musulmani subirono una dura repressione da parte di Gamal Abdel-Nasser e degli Ufficiali Liberi che i Fratelli Musulmani avevano inizialmente appoggiato. Fu l’inizio di un rapporto delle periodiche ondate di repressione cui fu soggetta la Fratellanza fino alla Rivoluzione del 2011, interrotte solo da rari momenti di tolleranza.

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[2] Khayrat al Shater appartiene a quella generazione dei Fratelli Musulmani che si é dimostrata la più conservatrice religiosamente, l’ala strettamente legata al concetto della “da’wa” come missione principale della Fratellanza che si opponeva al Dr. Abul Futtuh che invece vedeva nell’azione politica il campo d’intervento principale e che chiedeva una vera separazione tra il partito politico e l’organizzazione. Al Shater é di quella generazione/gruppo ideologico interno ai Fratelli Musulmani che più ha subito la repressione e che come reazione sviluppò un’ideologia ancor più conservatrice e radicale islamica: fu arrestato la prima volta nel 1968 con Nasser. L’ultimo arresto risale al 2006 quando rimase in cella fino al 2011, per uscire solo a rivoluzione compiuta.

[3] I summenzionati Dr. Abdelmoneym Abul Futtuh, il salafita Hazem Abu Ismail e infine Selim El Awa, un “outsider” che vorrebbe presentarsi come moderato ma in realtà richiede l’applicazione della shari’ah. Il Dr.Abul Futtuh era indigeribile per i Fratelli Musulmani in quanto espulso per non aver rispettato una decisione del Consiglio Supremo dei Fratelli Musulmani e avendo “attentato all’unità della Confraternita”, fatto gravissimo per un’organizzazione che si é data una struttura rigidissima e con una concezione “leninista” del partito da sempre. Abul Futtuh oltretutto é ormai lontanissimo dalle posizioni attuali della Fratellanza, governata con pugno di ferro dalla corrente conservatrice contro cui aveva combattuto per decenni all’interno dei Fratelli Musulmani. Con la sua uscita, la stragrande maggioranza degli aderenti alla sua area sono anche usciti dalla Fratellanza, creando nuovi partiti come “Tayyar Masri” con i giovani più progressisti e a lui vicini, o “Nahda” che si é unito al moderato “El Wasat” (Il Centro) e che rappresentano anch’essi la tendenza politica di Abul Futtuh. il salafita Abu Ismail é invece troppo salafita ed esplicito nelle sue rivendicazioni di applicazione integrale della shari’ah per poter essere appoggiato dai Fratelli Musulmani e El Awa é troppo poco popolare e per nulla organico alla Fratellanza. Probabilmente la scelta di candidare El Shater, l’unico leader ancora dotato di una certa popolarità fra i più giovani può anche far parte di una strategia di recupero e egemonizzazione del voto islamista, tanto più che i vertici salafiti hanno già annunciato da tempo che avrebbero appoggiato chi sceglievano i Fratelli Musulmani.

[4] Vedi Paolo Gonzaga in “Islam e democrazia- i Fratelli Musulmani in Egitto”, pp. 100-111, Maggio 2011, Ananke, Torino.

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[5] Vedi Paola Caridi in “Arabi Invisibili”, pp. 139-156, Gennaio 2007, Feltrinelli, Milano

[6] Il salafita Hizb an-Nur si é spaccato e tendenzialmente l’area di Alessandria si é schierata per il candidato dei Fratelli Musulmani Khayrat el Shater e l’area cairota invece per Hazem Abu Ismail.

[7] Le elezioni sono a doppio turno, inizieranno il 23-24 Maggio, ma se nessuno avrà raggiunto il 50% più uno, ci sarà un ballottaggio tra i primi due il 16-17 Giugno. Il 21 Giugno sarà proclamato il vincitore.

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