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La giustizia pari e dispari di Putin

Un blogger denuncia in rete i brogli. La versione ufficiale dice che è stato un tecnico a scrivere la frase per prova. Ma in Russia continuano le proteste. [Maria Magarik]

La giustizia pari e dispari di Putin

Maria Magarik

7 Dicembre 2011 - 18.52


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di Maria Magarik

“Partito dei ladri imbroglioni”. Un blogger si sfoga in rete denunciando brogli. Esprime così la sua indignazione. Lo fa senza ricorrere a pesanti insulti. Le parolacce, invece, e di inaudita pesantezza, volano on line dal blog del presidente Medvedev che definisce il povero blogger “un coglione totale…” Puntini, puntini, puntini. Perchè il commento contiene riferimenti sessuali in Russia punibili con 15 giorni di reclusione. Il Cremlino smentisce, ovviamente. Nella nota ufficiale, la versione racconta di un tecnico chiamato a riparare il pc del presidente. Sarebbe stato il tecnico a scrivere quella frase per prova.

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Il Cremlino ci ha provato, con scarso successo. A Mosca è difficile pensare che un tecnico di computer chiamato a mettere mano al pc del presidente possa usare quel linguaggio. Di solito (come pensare diversamente?) a fare questi lavori sono persone molto controllate (in ogni senso) oltre che educate, garbate e di un certo livello culturale. Certo, è una mia convinzione personale, suffragata da concreti elementi. Convinzione condivisa da chi conosce la Russia. E dai russi.

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Ma, per un attimo, proviamo a credere alla nota ufficiale. Quindici giorni di reclusione che dovrebbe fare il presunto maleducato tecnico di computer li farà invece l’opinionista del quotidiano “Kommersant”, Alexej Naval’nuy. Per oltraggio a pubblico ufficiale. Alexej era in piazza con i nesoglasnye, cioè quelli che non sono d’accordo con i risultati elettorali. Una sorta di indignados in salsa russa. Alexej Navalnyi non ha aggredito nessuno. L’intera sequenza di avvicinamento degli agenti al giornalista è stata ripresa da più telefonini. Alexej ha fornito i documenti ai poliziotti continuando a documentare la protesta. Ha fatto il suo lavoro. Ma è stato arrestato e giudicato per direttissima assieme ad altri oppositori. Discutibili i processi che si sono celebrati contro chi è sceso in piazza, indignato, contro i brogli. Si racconta che il giudice emetteva le sentenze di condanna giocando a pari e dispari. Ai numeri pari, mille rubli di multa; ai dispari, quindici giorni di reclusione. Questa la giustizia secondo Putin.

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Il pubblico presente all’udienza ha protestato, gridando “Vergogna!”, al momento della sentenza che ha condannato Alexej. E mentre quello spicchio di Russia s’indignava, il giudice continuava a giocare a pari e dispari. Zitto, taci anche se hai ragione.

Ecco perché quelle 5mila persone in piazza, a Mosca, una Mosca con le forze speciali schierate in ogni angolo di strada, presto potrebbero moltiplicarsi, diventare uno tzunami per Putin e per chi sta al suo gioco per mantenere piccoli e grandi privilegi. A Mosca è inverno, non solo in cielo e nelle ossa. E’ l’inverno delle istituzioni. E gli indignados di Mosca e Pietroburgo potrebbero anticipare la primavera, a tutti gli effetti. Un’ultima nota di cronaca: per ironia della sorte, la solidarietà agli arrestati è arrivata dal Partito Comunista, notoriamente non emblema del pluralismo democratico. Paradosso figlio di Putin.

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