Domenica scorsa in Germania si è votato per il rinnovo della città-Stato Berlino. Se la riconferma di Klaus Wowereit, lo stimato sindaco socialista per il quale Berlino è “arm aber sexy” (“povera ma sexy”), era nell’aria, nessuno si sarebbe immaginato il trionfo del Piratenpertei, il Partito pirata, che ha ottenuto un vistoso 8,9%, e 15 dei 141 seggi in palio. Se i Pirati ridono, il Cdu della cancelliera Angela Merkel è costretta ad incassare la settima sconfitta consecutiva nell’ ambito di elezioni locali. Ancora peggio è andata al Fdp, partito liberale che è anche il nuovo partner del governo Merkel, e che domenica ha registrato un umiliante 1,8%. Molto bene i verdi, che probabilmente diventeranno i maggiori alleati di Wowereit.
Leader a 30 anni
Chi sono dunque i pirati? A giudicare dal loro condottiero nella capitale tedesca, sono ragazzi molto giovani. Andreas Baum, infatti, ha trent’anni ed è un ingegnere elettronico. La lista da lui guidata ha ottenuta addirittura il 15% dei consensi. Cosa vogliono? Libero accesso all’educazione e alla conoscenza, totale trasparenza delle procedure amministrative, abbassamento a 14 anni del diritto di voto, metropolitana gratis, depenalizzazione della cannabis, creazione di una rete wireless gratis per tutta la città.
Un elettorato “creativo”
A giudicare dalle loro proposte e dalla loro quasi ostentata matrice “geek”, i pirati somigliano molto ai creativi che popolano i quartieri est della capitale: Prenzlauer Berg, Friedrichshain, Ostkreuz. Politici, quindi, senza giacca e cravatta, gli occhiali neri e l’ipad sottobraccio. Forse sono stati proprio i giovani dell’est la maggiore fetta di elettori a premiare i pirati. Anche se negli ultimi tempi, quartieri simbolo della Berlino ovest come Charlottenburg e Wilmersdorf, da sempre etichettati come borghesi e più tradizionalisti, sembrano accogliere con maggiore entusiasmo il circolare di idee progressiste.
Un po’ come i nostri “grillini”
Felicissimo per la vittoria del Piratenpertei si è mostrato Rick Falkvinge, creatore del Piratpartiet svedese, al quale i “fratelli” tedeschi e più di una dozzina di movimenti analoghi in Europa si sono ispirati (in un certo qual modo lo hanno fatto anche i “nostri” grillini e gli indignados spagnoli).
“La vittoria di uno è la vittoria di tutti. Noi siamo là dove erano i partiti verdi negli Settanta e Ottanta”, ha dichiarato Falkivinge al periodico di Stoccolma The Local.
La Berlino di domani
E fa bene ad accogliere con entusiasmo la vittoria del Partenpartei, poiché se c’è una città dove un partito giovane può nutrire speranze di crescere, questa è proprio Berlino. Una città vivace culturalmente, multietnica (dopo la riunificazione ha ospitato una variegata gamma di cittadini stranieri), una piattaforma elettrificata dal numero altissimo d’avvio di nuove imprese, ma anche il land dove un quinto della popolazione vive di sussidi pubblici. Contraddittoria, dunque. E forse proprio nella contraddizione risiede la sua forza.
