Nel Corno d'Africa è vera emergenza

La più grave crisi degli ultimi 60 anni, in questa parte di mondo che soffre perennemente a causa delle scarse piogge, sta mettendo in ginocchio milioni di persone.

Nel Corno d'Africa è vera emergenza
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redazione Modifica articolo

1 Agosto 2011 - 17.18


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Siccità, speculazione sui prezzi dei beni alimentari, inflazione, conflitti regionali. Tutte concause della carestia e della crisi alimentare, – la più grave crisi degli ultimi 60 anni, in questa parte di mondo che soffre perennemente a causa delle scarse piogge -, che nel Corno d’Africa sta mettendo in ginocchio milioni di persone, aggravando una condizione di povertà già insostenibile.

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L’ultimo allarme (in ordine di tempo) e l’ultimo pressante appello alla comunità internazionale sono del direttore generale della FAO, Jacques Dijouf, al vertice ministeriale d’emergenza tenutosi il 25 luglio a Roma, con la convocazione di 191 Paesi membri, delle autorità dell’Onu e di numerose organizzazioni internazionali e Ong.

Alla riunione ha partecipato anche il vice premier e ministro degli Esteri somalo, Mohamed Ibrahim, che ha lanciato un drammatico appello al mondo, “molte vite fragili stanno via via scomparendo”, si tratta “della perdita di un’intera generazione del Corno d’Africa.”

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Sulla situazione attuale in Etiopia, Kenya, Somalia, Gibuti dove più di 11 milioni di persone stanno combattendo con la vita, abbiamo intervistato Italo Rizzi, direttore dell’Ong LVIA, presente da più di quarant’anni nel Corno d’Africa.


Witc. Direttore Rizzi, la crisi nel Corno d’Africa peggiora. Quali le vostre valutazioni, e quali informazioni vi giungono da parte dei vostri volontari in quelle aree?

I.R. L’ong LVIA opera da tempo nelle aree a cavallo tra Kenia, Somalia ed Etiopia; quello che sta succedendo nel triangolo tra questi Paesi è ormai di domino pubblico, ed è la combinazione di diversi fattori. Da una parte c’è stato il fallimento della stagione delle pioggie, sia quella breve che quella lunga: le condizioni delle riserve d’acqua sono degradate e con esse la condizione degli animali. Dall’altra, sono aumentati i prezzi dei beni alimentari, a causa della speculazione finanziaria e della situazione contingente che ha visto l’innalzamento della domanda rispetto all’offerta. Lo stesso vale per la benzina e per i trasporti. La situazione politica già instabile della Somalia va ad aggiungersi a tutto questo, i somali emigrano in Etiopia e in Kenia, riunendosi là dove ci sono punti di distribuzione delle risorse.

Ma stiamo parlando della punta di un iceberg perché i campi profughi sono il fenomeno più evidente di una situazione grave e complessa che colpisce 11milioni di persone. Sicuramente, quello che abbiamo visto nei centri di sviluppo dove facciamo le nostre verifiche è un aumento della malnutrizione e in particolare della malnutrizione infantile, che in molte aree va ben oltre il 15%, arrivando anche al 30%. E’ inoltre aumentata la mortalità, da tre a sei volte rispetto la mortalità media in queste aree, creando un grosso stress, in particolare nelle famiglie più vulnerabili.

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La situazione attuale è questa. Ma, come sappiamo, questa area è molto ampia e si allarga al Meru, al Kenia, dove noi stiamo intervenendo con le popolazioni in cerca di acqua e dei pochi pasti ancora disponibili.


Witc. Parliamo della speculazione sui prezzi del cibo. E’ legata a questa crisi? Fino a che punto?

I.R.La speculazione finanziaria non è specificamente legata a questo periodo, è una speculazione di medio termine legata ai prezzi dei beni alimentari come settore privilegiato di speculazione. Questo crea difficoltà alle popolazioni più povere, tanto più in una situazione come quella determinata dalla carestia per popolazioni che hanno gli animali come bene di scambio, un bene che diminuisce di valore essendo danneggiato dalla carestia. Di per sé la siccità non è un evento raro, il problema è che le risorse che le popolazioni hanno a disposizione valgono poco quando queste emergenze comportano delle variazioni di prezzi a cui non possono far fronte.

In questo momento, c’è la necessità di attenuare la grave emergenza, e c’è un discorso sulla battaglia per i diritti che va fatta nel medio e lungo termine. Un discorso che deve andare oltre la contingenza, altrimenti diventa una trappola.

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Witc. I grandi eventi naturali come la siccità non sono nuovi in Africa. E’ la commistione tra vecchi e nuovi elementi che rende la situazione di milioni di persone così tragica?

I.R. Certo. Al fallimento della stagione delle pioggie particolarmente grave si sommano l’aumento dei prezzi alimentari, che ha diverse cause, nonché la situazione poltica che limita i movimenti delle persone.Tutto questo rende la crisi ancor più tragica.


Witc. I territori, in special modo quelli centro orientali della Somalia, oggi epicentro della carestia, sono attaversati da un decennale confitto armato. Sembrerebbe che le formazioni degli al-shaabab che controllano questi territori abbiano espresso perplessità rispetto all’intervento delle organizzazioni umanitarie. Cosa raccontano i volontari, sono informazioni corrette o c’è qualche cosa di diverso?

I.R. Sicuramente ci sono delle difficoltà ad intervenire in queste zone e in queste situazioni. In realtà, in risposta a questa crisi, i movimenti fondamentalisti hanno espresso un’apertura rispetto alla distribuzione delle risorse, benché alle loro condizioni, quindi con la complessità di intervenire in queste situazioni delicate.


Witc. Come agisce la vostra ong in questo teatro di crisi generale?

I.R. Innanzitutto rafforziamo ciò che già facciamo, come ad esempio in Etiopia, con i programmi di supporto alle famiglie più vulnerabili vittime della crisi alimentare. Anche in ambito idrico, la nostra preoccupazione riguarda la fornitura dell’acqua attraverso un progetto che prevede il prolungamento degli acquedotti che vengono dal Meru; e poi la fornitura di acqua attraverso il trasporto alle popolazioni che hanno difficoltà a reperirla. Altri interventi che stiamo pianificando con le comunità locali, come il trasporto di vari beni, li faremo grazie alle nostre risorse e a quelle che stiamo raccogliendo grazie alla sensibilità degli italiani.

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Witc. Come raggiungete l’opinione pubblica? Ci pare che questa grande carestia africana non sia al centro dell’informazione dei media…

I.R. Un’informazione corretta, dando il giusto quadro delle cause, è ovviamente fondamentale per la sensibilizzazione dell’opinione pubblica. Ad un’emergenza come questa si risponde comunque con un progetto di sviluppo a lungo termine; le donazioni ci permettono di rispondere in modo immediato ad una situazione particolarmente grave. Con tante altre organizzazioni, e insieme al governo, abbiamo dato la nostra disponibilità a raccogliere queste risorse, sul nostro sito www.lvia.it si possono individuare le azioni a cui contribuire.


Witc. C’è stato un taglio notevole dei fondi alla cooperazione da parte del Governo, questo non si può ignorare. In che misura pesa sulla situazione di cui stiamo parlando?

I.R. La cooperazione italiana ha visto diminuire in modo importante i fondi che si sono concentrati solo in alcune aree; questo è ovviamente limitante e le risorse sono effettivamente inferiori alle necessità. Credo che si debba fare un discorso, sia nell’immediato che nel medio termine, di ripresa del valore della cooperazione, che è importante ed urgente in queste situazioni ma che vale anche in prospettiva.


Witc. C’è una specificità della condizione femminile in questo teatro tragico che riguarda grandi e piccini, uomini e donne?

I.R. In generale, le donne, insieme ai bambini, sono sempre protagoniste e allo stesso tempo parte estremamente esposta; in questi contesti lo sono in special modo. Sono le donne che cercano l’acqua, il cibo, per attenuare la crisi. Vanno quindi tutelate con interventi diretti, non solo nell’emergenza ma anche nell’ambito dello sviluppo in senso più ampio, tenendo conto delle capacità e del peso che hanno nella predisposizione dei piani di sviluppo. Quindi è fondamentale sviluppare azioni a favore della condizione femminile, tenendo conto delle capacità e del peso politico che le donne hanno.

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Witc. Qual è oggi la situazione dei rifugiati nei campi?

I.R. E’ una situazione che sta peggiorando, ma è un’informazione che desumo da quel che si legge sui giornali e non direttamente: come LVIA in questo momento non siamo presenti all’interno dei campi. Quindi, non posso dare ulteriori informazioni dettagliate. Ci tengo a dire che lo sforzo che si sta facendo non è di una singola ong, sono tante le organizzazioni italiane e non che si stanno impegnando contro questa tragedia. LVIA legata a FOCSIV che mette insieme diverse ong; la società civile italiana si sta certamente sforzando insieme alle istituzioni per dare una risposta a questi problemi.

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