Senza riforme non ci sarà nessun Egitto 2.0

Non è stata la rivoluzione egiziana ad aver danneggiato l’economia nazionale, che versava in un pessimo stato fin da prima che le cose iniziassero a muoversi.

Senza riforme non ci sarà nessun Egitto 2.0
Preroll AMP

redazione Modifica articolo

17 Luglio 2011 - 14.51


ATF AMP

di Eman el-Shenawi
In realtà, la mancanza di opportunità economiche è stata proprio una delle ragioni che ha portato alle sollevazioni popolari responsabili della destituzione dell’ex presidente Hosni Mubarak.

Top Right AMP

Ma per migliorare le condizioni di un Paese, una rivoluzione deve prima sconvolgerle. Fin dall’inizio, le banche di tutto il mondo hanno espresso preoccupazione per l’assetto economico dell’Egitto, prevedendo una fuga di capitali. Tre fattori in particolare (sterlina egiziana debole – con la conseguente spinta a un’inflazione già galoppante -, mercato azionario sofferente e investimenti stranieri drammaticamente scarsi) hanno ulteriormente indebolito l’economia nazionale.

Secondo il Dipartimento di Stato americano, all’epoca di Mubarak l’ostacolo principale alla crescita era l’intervento statale, fatto di sussidi per il cibo, la casa, l’energia e il gonfiarsi del settore pubblico dei libri paga. Ora, invece, i fatti sono questi: il debito pubblico egiziano, in continua crescita, ha superato l’80% del PIL. Bisognerà inoltre aspettare settembre, quando il governo permanente entrerà in carica, per poter assistere a riforme economiche efficienti e su larga scala. Nel frattempo, a causa dell’impiego delle azioni in valuta straniera per contenere l’inflazione, le riserve estere del Paese sono scese dai 36 miliardi di dollari di febbraio ai 28 miliardi attuali.

Dynamic 1 AMP

Recentemente, un alto membro del Consiglio Supremo delle Forze Armate ha inoltre avvertito che le riserve potrebbero esaurirsi nei prossimi sei mesi. Questo, oltre a rappresentare un duro colpo, potrebbe scoraggiare gli investitori stranieri – una notizia davvero pessima per un’economia vacillante e in cerca di investimenti. Durante le proteste, il mercato azionario egiziano è calato del 22%. “In questo momento c’è reticenza tra gli investitori nell’accostarsi all’Egitto – non sappiamo quale sarà il prossimo stadio della rivoluzione, né cosa sarà del mercato”, spiega Justin Dargin, esperto di geopolitica ed energia del Medio Oriente presso l’Università di Harvard. “Negli investimenti serve prevedibilità, e la sua mancanza è un ostacolo per molti in Egitto”.

Finora il Paese non ha intrapreso una ricostruzione economica interna, preferendo fare affidamento sui miliardi di dollari giunti dalla comunità internazionale e prendendo provvedimenti per individuare gli uomini d’affari che hanno portato i propri capitali all’estero. “Non importa se sono colpevoli o meno”, puntualizza Dargin, “hanno lasciato il Paese e trasferito i propri capitali” incidendo negativamente sull’economia.

Nel frattempo, l’euforia per la destituzione di Mubarak è diminuita e la dura realtà della vita post-rivoluzionaria si fa strada. Questo, secondo Dargin “potrebbe potenzialmente aumentare il dissenso tra la popolazione. Vogliono un cambiamento economico rapido, ma […] la situazione è piuttosto caotica, ed è improbabile che si assista a miglioramenti nel corso del prossimo anno”. Dargin si aspetta misure più concrete da parte del nuovo governo, in particolare per quanto riguarda la trasparenza a livello istituzionale ed economico. E finché tutto questo non accadrà, il mondo non vedrà nessun Egitto 2.0.

Dynamic 1 AMP
Traduzione di Alice Rossi
FloorAD AMP
Exit mobile version